un blog canaglia

diritto_aborto_Irlanda

L’aborto negato, una questione di mala amministrazione

in politica by

Succede fin troppo spesso, nel nostro povero paese, che una certa condotta sia prevista obbligatoriamente dalla legge, ma siccome nessuno si perita di adottarla si invochi la necessità di un’altra legge che la preveda di nuovo, magari in modo più puntuale, più dettagliato, più stringente.
Prendete l’obiezione di coscienza sull’aborto, ad esempio. Come tutti sanno, essa è disciplinata dai primi 3 commi dell’art. 9 della Legge 194/1978, che recitano quanto segue:

Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell’obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dello ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall’entrata in vigore della presente legge o dal conseguimento della abilitazione o dall’assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l’esecuzione di tali prestazioni.
L’obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al precedente comma, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale.
L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento.

Sin qui nulla di nuovo.
Senonché, il successivo comma 4 del medesimo articolo stabilisce un principio molto importante:

Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale.

Quindi: la legge 194 prevede il diritto all’obiezione di coscienza da parte dei ginecologi, ma al contempo precisa che esso non può pregiudicare la concreta possibilità che le donne accedano senza intoppi all’interruzione di gravidanza, e stabilisce chiaramente che ad assicurare questa condizione debbano essere le Regioni.
Ebbene, la domanda è: le Regioni sono adempienti rispetto a tale obbligo?
Mi pare chiaro ed evidente, se è vero che in certe zone del paese non è letteralmente possibile abortire al punto che per poterlo fare occorre sistematicamente “emigrare” in zone diverse, che molte Regioni non lo sono affatto. In barba a quanto prevede la legge.
Il che, in effetti, dovrebbe spostare sensibilmente il punto di vista che siamo abituati ad adottare sul fenomeno; perché qua, più che a un’epocale offensiva fondamentalista capitanata dal papa e dalle gerarchie ecclesiastiche sulla scorta di un grande dibattito sulla vita e sulla morte, siamo di fronte a una situazione di spessore assai più modesto: il solito, consueto, endemico malfunzionamento della pubblica amministrazione che affligge il nostro povero paese.
Si tratta di un problema che tutti conoscono fin troppo bene: giacché a tutti è capitato, prima o poi, di imbattersi nella situazione in cui lo Stato, le Regioni o i Comuni dovrebbero obbligatoriamente fare qualcosa, in base alle norme che essi stessi si sono dati, ma se ne strafottono alla grande e non la fanno, oppure la fanno in modo diverso; senza che ai cittadini sia possibile fare alcunché -salvo intraprendere epiche odissee giudiziarie riservate a una manciata di veri e propri eroi civili- per costringerli ad adempiere il proprio dovere.
In simili circostanze, che sarebbe inutile (e soprattutto troppo lungo) elencare puntualmente, gli enti pubblici si vengono a trovare nella condizione di veri e propri “fuorilegge”: e il guaio è che nel nostro paese ciò accade in modo pressoché sistematico, al punto che ormai tutti ci abbiamo fatto il callo e quasi nessuno se ne meraviglia più.
Ecco, a me pare che il problema dell’aborto negato a causa della cosiddetta “obiezione di coscienza selvaggia” stia quasi tutto qua: nella clamorosa e pervasiva inefficienza della nostra pubblica amministrazione, alla stessa stregua dei tempi geologici della giustizia, del malfunzionamento dei mezzi pubblici, delle città invase dalla mondezza e via discorrendo; e che il tentativo di “nobilitarlo” spostandolo su un piano più elevato, quello del grande dibattito ideale, sia un modo come un altro per ciurlare nel manico.
Come dicevo all’inizio, nel nostro povero paese succede fin troppo spesso che una certa condotta sia prevista obbligatoriamente dalla legge, ma siccome nessuno si degna di adottarla si invochi la necessità di un’altra legge che la preveda di nuovo.
Ebbene, ogni volta che succede io sono un tantino diffidente, perché so che molto probabilmente finché non si rimuovono le condizioni che hanno determinato il primo inadempimento anche la nuova legge verrà disattesa: ancorché più puntuale, più dettagliata, più stringente.
Quindi, tanto per tornare al merito della questione: facciamola pure, la norma che preveda con esattezza le quote di medici obiettori e di medici non obiettori per ciascun ospedale; ma cerchiamo di non illuderci, perché finché qualcuno non si deciderà a mettere le mani nella merda del nostro apparato pubblico, e a mettercele fin sopra i gomiti, probabilmente se ne strafotteranno allegramente anche di quella.
Poi non dite che non vi avevo avvisato, eh.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

13 Comments

  1. Alessandro magari sei più informato e ti chiedo: per i casi in cui tramite l’obiezione il medico indirizza di fatto la coppia o donna alla struttura privata in cui magari egli stesso opera, non sarebbe sufficiente una legge (si è vero, una legge nuova) per la quale dal momento in cui un medico dichiara di essere obiettore gli vengono preclusi tutta una serie di attività , tra cui ad esempio l’attuazione delle IVG in altri lidi.
    Un pò come avveniva per l’obiettore della leva militare ( senza rivangare il parallelo errato per cui un servizio è obbligatorio e l’altro no, è solo un esempio)

    • “…per i casi in cui tramite l’obiezione il medico indirizza di fatto la coppia o donna alla struttura privata in cui magari egli stesso opera,…”.

      Non mi risulta accada. Se così fosse la persona non dovrebbe fare altro che fare un esposto.
      Diverso il discorso se il ginecologo lo va a fare all’estero.

      Ribadisco: se “imponi” qualcosa per legge, avrai sempre problemi e ci sarà sempre chi troverà un cavillo per non farlo.
      Il tema è sempre e solo ed esclusivamente culturale. Il legislatore dovrebbe dare “strumenti” non imporre comportamenti. Quindi:
      prima visita ginecologica e contraccezione gratuita alle donne dal 14° anno in poi; sostegno economico reale (800 – 1000 euro al mese per ogni figlio fino al 18esimo anno d’età) alle madri; facilitare il percorso delle adozioni; potenziare i consultori; introdurre l’educazione sessuale nelle scuole medie e superiori. Tempo ce ne sarebbe stato dall’introduzione della 194 ed oggi forse ci troveremmo in una situazione diversa.
      Tutto il resto è fuffa.
      Quello che ha scritto Capriccioli è tristemente vero. Una nuova legge rischierebbe comunque di non impattare. Vuoi perchè vi sarebbero di sicuro dei cortocircuiti normativi, vuoi perchè qualcuno troverebbe il modo di non applicarla.
      Poi se si vuole andare avanti con “l’obbligare” la gente a fare ciò che non vuole beh, allora basta. Mi chiamo fuori.
      Un po’ avete rotto il cazzo eh!. Si potrebbe cambiare argomento? Chè comunque la cosa non mi sembra tra le priorità di questa legislatura.

      • Giusto per farti presente che a noi (mi perdoneranno gli altri se parlo per loro) di “questa legislatura” non ce ne fotte un cazzo.
        O meglio: ce ne fotte o non ce ne fotte a seconda del cazzo che ci gira.
        Se vogliamo scrivere di legislatura ne scriviamo, se vogliamo scrivere di aborto ne scriviamo, se vogliamo scrivere del cazzo che t’incula scriviamo di quello, se non vogliamo scrivere invece, pensa un po’, non scriviamo, visto che non abbiamo abbonati né datori di lavoro a cui rispondere e nemmeno pubblicità.

        Quindi se ti sei rotto il cazzo non c’è neanche bisogno di indicarti l’uscita, ti levi dai coglioni e leggi qualcosa che ti piace da qualche altra parte.
        Baci.

          • 😀 😀 😀
            Massì lo so che hai ragione…
            …tanto l’onda di marea sulla 194 ad un certo punto esaurirà da sola la sua foga e si perderà nei mille rivoletti della battigia dei commenti. Basta avere pazienza. Poi colpa mia che non avevo messo il “tongue in cheek” dopo l’ “avete rotto il cazzo”. Vabbè. E’ noto che su internet mancano tutti i canali comunicativi non verbali.

            Però anche tu ti sei dimostrato un po’ coglione perchè un commento alle proposte che avevo fatto potevi anche scriverlo invece che focalizzarti solo sul mio auspicio che si cambiasse argomento, no?!
            Ricambio i baci.

          • Il “pollice retto” si usa ancora… e te lo puoi infilare lì ove troverà la sua omonima parte intestinale. 😛

          • Ci puoi scommettere 😉
            Scrivo col portatile in salotto o anche al “lavoro” (notare il virgolettato) perchè sono un fortunato statale fancazzista col posto, ancora per adesso, fisso 😛
            Porca miseria, peccato che mi abbiano bloccato faccialibro però…
            Ma chissene, tanto non ho il profilo LOL, ROTFLMAO, OMG11!!11oneone!!111!!

            Sono abbastanza “giofane” 53 5(r1\/0 (05ì?
            Vale!

  2. Caro Alessandro, finalmente hai messo in chiaro il vero problema, ma non hai individuato dov’è l’elemento mancante: la sanzione. Non per gli obbiettori, che io difenderò sempre finché non sarà istituita la figura professionale separata e di rango superiore del “ginecologo abortista”, ma per i responsabili del servizio. Non esiste reato senza sanzione, perciò oggi il comportamento della burocrazia del SSN, e forse di tutta la burocrazia, non costituisce reato o meglio non è sanzionabile. Norme ordinatorie vs norme perentorie.
    In conclusione, se vuoi altri comportamenti una modifica è necessaria, fermo restando che devi anche trovare un giudice a Roma come quello di Berlino.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from politica

Go to Top