La versione di Genny

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Va bene, lasciamo da parte per un attimo gli aspiranti Michele Serra, costretti dal misero personaggio in cui si sono ficcati a fare paragoni improbabili tra Genny la Carogna e piu’ note personalita’ del circo politico/mediatico italiano.

Concentriamoci su un fatto: al signor Gennaro di Tommaso, certamente non uno specchiato e onesto cittadino, ma ciononostante in pieno possesso di tutti i diritti civili e politici, e’ stato applicato un provvedimento restrittivo della liberta’ personale. La ragione? Aver indossato in pubblico una maglietta che proclama l’innocenza di un altro individuo, anch’egli non esattamente ispirato da ideali ghandiani, ma coinvolto in un processo controverso nel quale gli ultimi sviluppi sembrano andare nella direzione di provare la sua estraneita’ ai fatti. In base a elementi noti da anni, peraltro. Anche qui, volendo, si potrebbero fare paralleli. E’ vero, ad esempio, che la manica di cialtroni che fa riferimento a Berlusconi ha nel tempo, piu’ volte, messo in atto manifestazioni francamente imbarazzanti in cui urlare l’innocenza del capo di fronte ai magistrati.

Voltaire-Baquoy

Il problema, miei cari, e’ che in entrambi i casi queste sono libere manifestazioni del pensiero. Non minacciano la liberta’, l’incolumita’ e la proprieta’ di alcuno. Qualcuno obietterebbe che le curve sono gestite da mafiosi, e questo e’ probabilmente vero. Ciononostante, mi pare che nessuno abbia proibito l’accesso a qualsivoglia luogo pubblico a un tamarro a causa delle magliette inneggianti a Pablo Escobar – e una decina d’anni fa ne giravano parecchie. Come per anni in tanti hanno aggirato il reato idiota di apologia di fascismo vestendo capi della Lonsdale. Minacciano la dignita’ di chi le mette addosso, forse, e attirano il nostro biasimo, come sarebbe da biasimare chi non punisce con il voto le pagliacciate dei parlamentari davanti ai tribunali.  Ma invocare vendette simboliche, punizioni sommarie, scegliere Gennaro la Carogna come comodo capro espiatorio, questo si che minaccia la liberta’. E non soltanto quella di Genny.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

10 Comments

  1. La maglietta diceva “Speziale libero” e non “Speziale Innocente”.

    Ciò mi suggerisce che il senso fosse: colpevole o innocente, non potete metterlo in galera.

    La difesa è di ufficio in quanto ultras, a mio avviso (come tutti gli striscioni “Ultras liberi” che si vedono negli stadi).

    • Inutile stare a spaccare il capello in quattro su cosa intendeva dire con quella maglietta. Non penso che sia andato allo stadio vestito così per protestare contro l’ingiusto processo Raciti. Questo è quello che avresti fatto tu, forse. “Speziale libero” per lui capo ultrà e assiduo frequentatore di commissariati e tribunali nel tempo libero (rapina, droga e non so che altro) vuol dire semplicemente “Polizia vaffanculo”, non stiamo a girarci intorno.
      Detto ciò, resta assurdo che gli si vieti di andare allo stadio per aver espresso un’opinione, qualunque essa sia.

  2. Hai detto che il signor Gennaro Di Tommaso non è “uno specchiato e onesto cittadino”. Viene il sospetto che il provvedimento daspo applicato per la maglietta sia stato un pretesto per evitare al signor Di Tommaso di commettere azioni particolarmente disoneste all’interno dello stadio per 5 anni. Un po’ come quando presero Al Capone per evasione fiscale. Con la pericolosa differenza che l’evasione fiscale è reato, mentre indossare quella maglietta no. Credo che nella fattispecie l’autorità abbia applicato la massima machiavelliana sintetizzata nella popolare espressione “Il fine giustifica i mezzi”.

  3. Leggo solo ora la scritta di Dracula Frizzi che mi fa pensare che la differenza tra libero e innocente sta nel fatto che la difesa a priori di tutti gli ultras può essere interpretata come un’esortazione alla violenza: fate ciò che volete perché, colpevoli o innocenti, da noi sarete sempre giustificati.

  4. Forse non ho capito io ma mentre per Escobar mi è chiaro a cosa ci si riferisce con apologia di reato, per la Lonsdale mi sembra fuori luogo.
    E’ semplicemente una marca di vestiti che non ha nulla a che fare con ideologie politiche.

  5. due cose.
    1-il reato di opinione andrebbe abolito, e concordo con l’articolista. Al momento c’è, ad esempio, l’apologia di reato. La maglietta era interpretabile come ‘Speziale innocente’, ‘ACAB’, ‘Speziale colpevole ma libero perchè siete sbirri di merda’ eccetera. Applicare una pena sulla base di un’interpretazione mi pare una fesseria. Allora limitiamo la liberta a tutti quelli che pensano che Adriano Sofri sia innocente.
    2-i vari Serra della situazione non si sbagliano. Uno dei principi cardine della giustizia è l’essere uguale per tutti. Considerato che siamo 60 milioni di PM, ci sono innocentisti e colpevolisti in mille sfaccettature per ogni santo reato commesso sulla penisola, dall’iscrizione sul registro degli indagati fino alla carcerazione, non ho capito perchè prendersela con Genny.

  6. Lo so sono in ritardo a commentare questo post, ma l’ho letto solo oggi, spero che nel mondo ineffabile di internet, dove ciò che è più vecchio di 5 minuti è già obsoleto, almeno Luca legga ancora i commenti.
    Sono d’accordo con quanto detto da Luca ma ho da aggiungere alcuni spunti di riflessione:
    1 – non ho notato un articolo simile in questo blog che commentasse i 5 minuti di applausi dei poliziotti del SAP agli assassini di Aldrovrandi. Anche i poliziotti hanno diritto a esprimere un’opinione o no?
    2 – non mi sembra che quei poliziotti che inneggiavano ad assassini siano stati soggetti ad alcun tipo di daspo, eppure il loro comportamento è uguale in tutto e per tutto a quello di Genny a’carogna. Perché?

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