La tillandsia e il cipresso

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La tillandsia è un genere di piante con foglie dure sottili, a volte spinose ai margini, e lunghe appartenente alla stessa famiglia dell’ananas, originarie del Centro America. Senza radici sotterranee, assorbe il nutrimento dall’umidità dell’aria.

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In basso, una tillandsia.

I cipressi sono alberi sempreverdi con foglie ridotte a squame, strettamente addossate le une alle altre o divaricate all’apice. È l’albero tipico dei cimiteri perché le sue radici, scendendo a fuso nella terra in profondità invece che svilupparsi in orizzontale, non danno luogo a interferenze con le sepolture circostanti.

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Un cipresso.

La tillandsia, in quanto pianta senza radici, non ha goduto di grande fortuna letteraria. Eppure è un simbolo abbastanza potente del vero, profondo motivo per cui, dal 1945 in poi, gli europei hanno smesso di ammazzarsi l’un l’altro. Lasciamo perdere l’unione europea, la moneta unica e anche, in fondo, il mercato unico (che pure un ruolo lo ha avuto): il fattore fondamentale è stata la cosciente, razionale, eroica rimozione della memoria dei torti subiti. Dopo secoli di guerre, ogni popolo poteva elencare un numero infinito di atrocità, massacri, offensive, aggressioni e ritorsioni messe in atto da popoli vicini e lontani. Ex militari italiani e austriaci, reduci della Prima Guerra Mondiale, si sono incontrati sulle Alpi per ricordare i terribili vecchi tempi e porre lapidi per comune memoria, fino agli anni ’70.  Come ricordava oggi un amico, nessuna organizzazione politica dei più di dieci milioni di profughi tedeschi ha, in qualsiasi momento successivo alla Seconda Guerra Mondiale, manifestato il desiderio di riguadagnare il controllo dei territori perduti. Né, durante lo stesso periodo, hanno avuto successo o seguito tentativi “irredentisti” di qualsivoglia genere.

Oggi nessuna organizzazione politica europea di qualche rilievo ritiene “i tedeschi” responsabili delle Fosse Ardeatine, o “gli italiani” responsabili di aggressioni vigliacche alla Grecia, né incolpa “gli americani” per i bombardamenti delle città dell’Asse. Una grande vittoria della tillandsia, mi pare, che non potendo scavare nella terra riesce comunque a conservare la vita.

Ora pensiamo al culto del passato, delle responsabilità collettive, del torto da vendicare. Entriamo un secondo in questa prigione mentale, perché è quella in cui vivono la quasi totalità dei palestinesi e una parte politicamente decisiva degli israeliani, insieme alla schiacciante maggioranza dei commentatori esterni. Dopo esserci chiesti se la memoria è sempre una cosa buona e uno strumento per prevenire le violenze future, chiediamoci anche perché ci tornano in mente i cipressi. E i cimiteri.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

23 Comments

  1. Era da molto tempo che non leggevo un post così bello. Senza ironie o facili battute ma con un ragionamento originale e condivisibile che offre interessanti spunti di riflessione.
    Complimenti all’autore.

  2. A me sembra che per i Palestinesi, più che un problema di memoria, ci sia un problema di atrocità e mortificazione quotidiana.
    Non solo a Gaza che, paradossalmente, è usata come pretesto.

    Atrocità e mortificazione quotidiana che da sempre viene consentita dalla criminale indifferenza-connivenza della comunità internazionale.

    • E’ un po’ più complesso. Ci sono i palestinesi del ‘dateci una terra per vivere dignitosamente’, che hanno tutto il mio appoggio e la mia solidarietà. E ci sono anche quelli, però, del ‘Israele non deve esistere è stato creato artificiosamente nel dopoguerra sulla nostra terra’.
      A questo punto, me ne vado a riconquistare l’Istria.

      PS
      la parte peggiore dei palestinesi fa perfettamente coppia con i fenomeni del ‘questa è la nostra terra, Dio l’ha donata a Mosè, guarda c’è scritto qui e levati dal cazzo’.

  3. Se di rimozione pura e semplice si tratta, temo che dalle cantine dove giace “il rimosso” torneranno ad affacciarsi i venti di guerra e di vendetta.
    Se invece la pacificazione è stata almeno un minimo elaborata nell’animo dei popoli di volta in volta massacrati e nell’animo dei massacratori, confido in una vera tendenza verso il superamento delle illogiche vendette.
    In Palestina, è mia impressione, gran parte delle parti belligeranti hanno ben poco elaborato alcunchè, ciascuno nascosto dietro il loro vero dio.

  4. Bel pezzo. James Hillman, nel suo “Un terribile amore per la guerra”, avvisava che la terra si intride di sangue, per esempio quello dei seicentomila morti nella guerra di secessione che, probabilmente, ancora agitano da sotto i piedi l’animo yankee, e parecchio di più le decine di milioni dell’Europa, una terra intrisa del sangue di millenni fino alla seconda guerra mondiale.
    Ecco quindi che una pianta come la Tillandsia è quanto di più adatto per simboleggiare l’emanciparsi da quella terra, cioè dalla memoria quanto a identità piantata a terra come l’asta di una bandiera.

  5. Nel mio piccolo sto con Stefano senza se e senza ma e, in parte, con l’estensore dell’articolo. Mi limito solo a notare che un paio delle condizioni che hanno consentito la pacificazione dell’europa non si danno in medioriente.

  6. Un articolo molto bello.. Ma che non condivido in tutto.
    Per prima cosa la cultura del perdono benchè profondamente condivisibile non può essere imposta o pretesa a priori, altrimenti viene usata come scusa per compiere le peggiori atrocità.
    Infine, cosa che troppo spesso capita nel merito del conflitto palestinese (chissà perchè sempre e solo da una parte) è che si confonde la vendetta con la giustizia.
    Non ci può essere pace senza giustizia o quella che ne esce fuori è solo temporanea e debole.

  7. Va bene, Lucio, allora visto che la lunghezza delle radici dell’albero della vendetta sono piuttosto lunghe, chi decide da quale parte prenderle?
    Io eviterei, ma se proprio devo decido da qui:

    (19) Allora non si trovava un fabbro in tutto il paese d’Israele: “Perché – dicevano i Filistei – gli Ebrei non fabbrichino spade o lance”.
    (20) Così gli Israeliti dovevano sempre scendere dai Filistei per affilare chi il vomere, chi la zappa, chi la scure o la falce.

  8. D’accordissimo Marco basta attribuire il giusto peso alle azioni compiute e soprattutto riconoscerne i veri responsabili. Non sono uno storico e potrei sbagliarmi ma mon mi pare che gli Israeliani stiano lanciando bombe sui civili Filistei (fermo restando che atti come questi sono tutto fuorchè atti di giustizia).

  9. Niente filistei, vero? E allora, dimmi, l’atto di giustizia da quando lo fai partire? Quando è cominciata la colpa che devono pagare?

  10. Quindi uccidiamo tutti i civili così i suddetti combattenti non sapranno più dove nascondersi e poi potremo dimenticarci del conflitto e vivere tutti felici e in pace.
    Ecco è proprio questo che non mi torna.

  11. Basta arrendersi. Non ho citato io la convenzione di Ginevra, e se la si cita, vuol dire che si considera quello che sta accadendo una guerra, appunto. Non conviene farlo, perché in guerra entri, spari, ammazzi, prendi, pieghi la popolazione nemica, se i suoi soldati stanno in mezzo a loro vuol dire che sono d’accordo. Credo che le cinque nazioni arabe alleate avessero quella intenzione, per dire, entrare, sparare, spianare, espugnare, capita in guerra. E se avessero vinto VOI oggi stareste a chiamare loro nazisti.
    Ma sai che c’è? Molto meglio tornare al tema iniziale, perché a seguire il vostro filo logico, torni lì, in guerra. Fa schifo? Ah be’.

  12. Ah quindi è questa la soluzione. Il concetto è semplice. La guerra fa schifo. E per fermarla è semplice. Dimentica e arrenditi.
    Quindi se uno va a casa di un altro, gli uccide tutti familiari, lo deruba , gli distrugge casa, poi gli va vicino e fa. “Si lo so, la guerra fa schifo, mettiamoci una pietra sopra e facciamo pace” la colpa è dell’altro che non dimentica e non si arrende?
    Io non mi sono allontanato dal tema iniziale (che ripeto è un articolo molto bello, interessante e condivisibile in parte) quindi non ho bisogno di ritornarci su. E’ proprio questo che non accetto. Ognuno è responsabile delle proprie azioni e deve pagare se commette degli errori soprattutto se questi errori sono reiterati , voluti e più che errori sono atrocità come in questo caso. E’ difficile capire chi ha commesso cosa, e chi per primo? Certo, ci mancherebbe. Ma questo non può essere la scusante per reiterare atrocità di questo genere. Perchè bombardare volutamente zone con dentro intere famiglie e bambini sono ATROCITA’ poi possiamo metterci tutte le scusanti morali dietro, ma restano tali (e non nascondiamoci dietro la falsa del roof-knocking per piacere)
    E’ un concetto basilare che vale in ogni situazione . Dal vivere in una società ai rapporti tra nazioni.
    Non mi sembra che gli ebrei abbiano dimenticato quanto accaduto nella seconda guerra mondiale. Oltre ai processi successivi alla guerra, e a riperlo in ogni occasione hanno accettato e finanziato la caccia ai nazisti sfuggiti anche 20-30 anni dopo la fine della guerra. Per portarli di fronte a quanto compiuto e fargli assumere le proprie responsabilità. E aggiungo io il tutto GIUSTAMENTE.
    Io sono per la pace, SEMPRE, ma prima di ogni cosa ci deve essere Giustizia. Perchè una pace senza giustizia non potrà mai durare.

  13. Perdonami, ma davvero insisti con tutte le banalità morali più trite, ha davvero ragione Mazzoni sul pezzo dell’antisemitismo.
    Potrei qui e ora ripercorrere io il filo delle responsabilità, andando indietro nel tempo tanto da dimostrarti quanto sia assurdo oggi intentare processi a Israele, e abbastanza per capire che la terribile banalità che hai scritto su di uno che entra in casa di un altro e uccide, paragonandola a quel conflitto è appunto un’assurdità.
    Ci possono essere due livelli del discorso, uno è quello che tira in ballo la convenzione di Ginevra, e che fa capire all’istante – faccia schifo o no – che stiamo parlando di una guerra che si trascina per quanto mi riguarda minimo dai tempi della strage di Hebron, e che non la fermi coi proclami pacifisti e di diritto, perché la guerra è un mostro che va avanti di testa sua e mangia i bambini. Puoi dire “fermate quella guerra” e basta, sperare che Nato e Russia e Cina e Sauditi e Iran e Ue e Turchia e Corea ecc intervengano per mettere pace. Non fosse che sono tutti impelagati in Siria a appoggiare questo e quello. Perché tu non ti rendi forse conto di come tutto sia trasversale, lì, se tocchi un punto ne sposti un altro, la Palestina non è un elemento scisso.
    L’altro livello è quello sollevato dal tema iniziale, il fatto che appunto non sei di fronte a uno psicopatico che ieri mattina si è alzato per sparare, e che è urgente affrontare il discorso delle radici per vedere se sia possibile tagliarne la logica su cui si basano quello e altri conflitti.

    Se invece insisti a parlare di responsabilità, ti assicuro che israeliani, e palestinesi, sono molto più bravi di te nel disegnarle e buttarle sul campo, così come lì, in Siria, lì al confine, dove nel frattempo ne sono morti 170.000 e nessuno se li caga, perché ci si rende conto che è troppo difficile emettere un giudizio quando le parti in gioco sono così tante e c’è bisogno di più profondità e comprensione.
    No, molti preferiscono sbandierarsi per la Palestina, perché pare più facile, i buoni e i cattivi, finalmente, era ora, è quasi confortante.

  14. Perdonami tu ma le banalità morali trite e ritrite le percepisco sempre più spesso nella tua linea difensiva (perchè di questo si tratta). Riferimenti ad altre guerre, la situazione è complessa, è difficile dare la colpa, citazioni della bibbia… (L’ho capita questa cosa non occorre che la ripeti. Compare in almeno 3-4 articoli al giorno da settimane e anche prima. In poche parole se si pone la questione su quello che sta facendo Israele il tutto è complesso e bisogna capire le ragioni storiche, se lo si emette sulla Palestina, la condanna è senza se e senza ma. ).

    Quello che sto cercando di dire in almeno ogni commento dall’inizio, ma che viene tacciato come fazioso è che l’approccio “dimentichiamo tutto e facciamo la pace” per me non può funzionare a priori . Non può funzionare perchè contraddice un principio di responsabilità di base in cui se compi un azione te ne devi assumere le responsabilità. In poche parole Giustizia. E deve valere per i palestinesi, per gli israeliani per i siriani, per gli statunitensi, italiani, ecc. così come per ogni singola persona su questo pianeta.
    E’ questo deve valere sempre.
    Se poi vuoi discutere di chi deve giudicare, quali sono le colpe da attribuire e quali le pene occorrono c’è un altro filone di discussione, di certo a giudicare non devo essere ne io ne tu, ma se non si concorda tutti che ci deve essere giustizia (non vendetta) la cosa diventa un tantino complessa.

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