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La solita sparata dell’art.18

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(…)Le riforme da sole non creano occupazione, devono essere collegate a politiche macroeconomiche.” E poi “(…)se non c’è domanda di lavoro, l’unico modo per crearla è ridurre in maniera significativa le tasse sul lavoro. Ma su questa, che è la vera cosa importante, non abbiamo ancora capito come farà il governo”. (Te lo dico io che farà, niente.) Queste brevi, facili, ovvie e scontate verità che ben conosce chi per studio, lavoro o altro ha ‘frequentato’ manuali di Diritto del lavoro e simili, sono state pronunciate addirittura dall’ex ministro del governo Monti Elsa Fornero.

Tutti sanno che il vero problema sia il ‘costo’ di un nuovo assunto, non il fatto che esso possa essere licenziato o meno. Chi oggi assume può utilizzare decine di contratti che non prevedono la tutela dell’art. 18, fortemente ridimensionato tra l’altro dalla riforma della stessa Fornero. Per questo motivo c’è di fatto una “Partitaivazione” del lavoro dipendente: ti chiedono cioè di fare il dipendente facendoti aprire la Partita Iva. E badiamo bene, non lo fanno perché sono sadici, cattivi, peracottari e schiavisti, (si ok qualcuno lo è), ma perché è l’unico modo che si ha a disposizione per evitare dei costi che in tempi come questi fanno la differenza. Mica a quelli con la partita iva che fanno i dipendenti gli possono applicare l’art 18? Nemmeno a quelli che lavorano a progetto. Nemmeno a quelli che lavorano in unità aziendali (ormai la maggioranza nel sistema produttivo italiano) che stanno al di sotto della soglia necessaria per l’applicazione della famigerata norma antilicenziamento.

Crei lavoro con la crescita economica ed appunto con politiche macroeconomiche, non con norme sui licenzamenti. A meno che il tuo obbiettivo non sia licenziare con facilità anche quelli ‘garantiti’, tanto per vivere nell’ebbrezza di licenziare chi vuoi. Allora se la mettete così, va benissimo. Non vediamo l’ora. Riforme macroeconomiche per favorire la crescita e quindi l’occupazione nemmeno lontanamente la puzza. assolutamente no, non se ne parla nemmeno. Per i licenziamenti invece ci sbronziamo alla grande. It’s great, baby.

A questo punto arriva lo scienziato che ti dice: “Appunto per questo dobbiamo togliere l’art 18, perché dobbiamo abbattere questa diseguaglianza tra lavoratori garantiti e quelli non garantiti.” Ed infatti risolvi la faccenda non con l’estensione delle garanzie e di schemi di protezione sociale, no quelli non sia mai. Scegli di non garantire nessuno. Ok. Salvo poi andare in Tv e fare la retorica sull’impossibilità delle persone ad avere delle certezze, di crearsi famiglie-fare figli – avere futuro – affrontare pagamenti mutui etc etc. Metti in tv una Madia, una Boschi o una Picierno e gli fai dire: “ non ci possiamo lamentare della precarietà e dall’altra liberalizziamo sempre più i contratti, che quando va bene si tramuta in flessibilità senza certezze, quando va male in libertà per i datori di lavoro di fare quello che vogliono”. Ed i polli applaudono. I polli ci credono. Giustamente di polli stiamo parlando.

Gli annunci per i polli vanno benissimo. Posso comprendere e comprendo chi difende il governo Renzi ed il Pd perché ci sta dentro e quindi gli conviene, in attesa di ricevere un appalto, una consulenza o qualche aiutino per fare carriera e sistemarsi. Quella parte di popolazione socialmente ed economicamente inclusa composta da segmenti di lavoro subordinato ed apparato parassitario foraggiato dalle clientele, corporazioni e categorie professionali interne e compatibili con l’attuale ciclo produttivo ancora non devastato dalla crisi. Ci mancherebbe che non lo facessero. Loro fanno bene. Per adesso.

Stiamo messi male in questo frangente? Tiriamo fuori la discussione sull’ articolo 18. Che farsene invece dei decreti attuativi mai attuati (ad oggi circa 700), con migliaia di provvedimenti legislativi privi di norme di secondo livello che rallentano l’entrata in vigore delle leggi o le rendono del tutto inapplicabili? Oltre tweet, annunci, e cazzate varie, qualcuno ha fatto qualcosa? Cazzate su cazzate con la riforma del senato, che sarebbe l’unico modo per accelerare i tempi di applicazione delle leggi. Altra cazzata, appunto. Ma è davvero così lento il Parlamento?

Alcuni esempi: La legge Fornero ottenne il sì definitivo in appena sedici giorni. Rinnovo delle missioni all’estero: Decreto legge del 28 dicembre 2012, approvato definitivamente il 22 gennaio 2013. Il Lodo Alfano divenne legge in appena venti giorni, uscendo dal consiglio dei ministri il 28 giugno 2008, approvato dalle camere in seconda lettura il 22 luglio 2008. La proposta Cicchitto ci mise solo sei giorni per far slittare il referendum sulla legge elettorale Porcellum, nel 2009, perché non si svolgesse in contemporanea alle elezioni europee, facendolo fallire miseramente.

Ma la magia sta nel Def. Si fanno Tweet, interviste ed annunci video per dire che si taglia la spesa pubblica, che in realtà invece negli anni 2014-2018 lieviterà di altri 43 miliardi e 498 milioni di euro. Per non parlare delle tasse, che sempre secondo Tweet, interviste ed annunci video dovrebbero diminuire e che invece seguiranno tale sentiero: aumento dai quasi 752 miliardi del 2013 a oltre 763 miliardi nel 2014, a quasi 785 miliardi nel 2015, a oltre 803 miliardi nel 2016, a oltre 823 miliardi nel 2017, a quasi 846 miliardi nel 2018. Ci aggiungiamo, per vezzo non per altro, l’aumento di tassazione sulle plusvalenze bancarie, che ovviamente verrà scaricato sui clienti, e l’aumento dell’aliquota base della Tasi, new entry da assaporare bella fresca nelle prossime settimane.

Soundtrack1:’Angst two’, The Toxic Avenger

5 Comments

  1. io non capisco una cosa. Onestamente, abolire o meno l’articolo 18 sarebbe quasi inutile, per tutte le ragioni elencate sopra. Sarebbe solo utile a certe grandi aziende, mi viene in mente Marchionne, per eliminare i rompicoglioni sindacalisti, al prezzo però di una bella liquidazione, ma per il 99% dei lavoratori non cambierebbe un emerito cazzo.
    Da quando si parla di questo Jobs Act sento parlare SOLO di ‘sto cazzo di articolo 18. Ora, capisco che per incantare il popolino si usino delle argomentazioni a minchia che picchiano sul cuore e sulla pancia, mai sul cervello, ma come può un Renzi pensare di incantare i mercati con un cambiamento che, se analizzato, non produrrà sicuramente risultati?
    E soprattutto: ha senso cercare lo scontro politico mettendosi contro, a torto o a ragione, tutti i sindacati e molti lavoratori per una parte della riforma che non serve a un cazzo?

  2. Ciao Stefano, siamo ancora uno dei primi paesi industriali del mondo, e i dati dicono che ad oggi su circa 22 milioni di lavoratori dipendenti, la metà beneficia dell’art.18. E’ un gran bell’osso da spolpare.

  3. Bell’articolo. Anche se trovo che la discussione sull’art. 18 sia propaganda dei polli che appartiene più alla minoranza interna del PD, alla sinistra a sinistra della sinistra e ai sindacati che al governo. Renzi sono tre anni almeno che batte con l’idea di un Jobs Act (l’inglese ficcato ovunque…) che riscriva l’intero codice del lavoro per semplificarlo e renderlo comprensibile agli investitori stranieri, senza parlare dell’articolo 18.
    Quando ha iniziato a dover mostrare un po’ le carte ha parlato di contratti a tutele crescenti, ma non dell’articolo 18.
    Quando gli hanno chiesto direttamente che intende fare dell’articolo 18 ha risposto che è stupido imbastire il dibattito attorno a un singolo articolo di uno statuto che verrà riscritto tutto e che comunque delle protezioni per i lavoratori ci saranno.

    A questo punto buon senso vorrebbe che si attendesse l’approdo in Parlamento del Jobs Act e se ne discuta, invece no: tutti a parlare, gridare, arrabbiarsi e stracciarsi le vesti sull’articolo 18.

    Questo Governo è criticabile sotto molti punti e uno è proprio quello dell’uso della propaganda ma ho la sensazione che a riguardo sia solo un propagandista in un agone di propagandisti.

    • tra l’altro, ho dato solo una lettura un po’ superficiale alla riforma, e non mi pare malaccio. Il fatto di abolire l’indeterminato blindato per tutti dal giorno 1 mi sembra, se non altro, aderente alla realtà.

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