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La rottamazione a derivata negativa

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Questo è un coccodrillo al lemma della rottamazione. Si può dare per attuale o preventivo, ognuno scelga per sé, ma qui si dà per attuale se non addirittura in ritardo.
La rottamazione è arrivata d’improvviso nei titoli dei giornali: parola di lunghezza rognosetta, che gira male e indispone il deskista, e che nel caso renziano non ha maturato sinonimi accettati. Ma come d’improvviso è arrivata, così s’è presto svuotata. Persiste ancora perché il deskista medio è pigro, ma in realtà è morta e sepolta. Si può dire che per Renzi è trapassata la sera della sconfitta alle primarie del 2012, quelle che il sindaco di Firenze ha perso contro Bersani. Da allora il giovanotto, che per tutti è rimasto “il rottamatore”, l’ha pronunciata pochissime volte e sempre più di rado. Fino a bandirla di netto dal repertorio delle arringhe. Crozza, avrete notato, quella parola non la pronuncia mai quando imita quello che oggi è il premier incaricato: semplicemente perché quando ha studiato il personaggio per riprodurlo in scena non gliel’ha mai sentita dire.
La rottamazione dunque è valsa come straordinario artificio retorico, ed è stata usata finché ha saputo produrre consenso e altri frutti: la rassegna stampa fondata sulle reazioni di chi ci cascava, innanzitutto. Ma dalla sconfitta delle primarie del 2012 a Renzi non è servita più “la bomba fine di mondo” per farsi conoscere. Anzi, ha dovuto far dimenticare che tutto è nato con una rivendicazione giovanilistica posta in termini a tratti anche un po’ infantili.
Così la rottamazione, fatte le debite eccezioni di chi si attarda nella esegesi delle cronache, ogni tanto riaffiora, quasi come un delicato orpello vintage.
Se nelle parole è passata, nei fatti è addirittura è trapassata. Si guardi ad esempio alla collezione dei retroscena in cui si indicano i potenziali ministri del Governo Renzi: in questi affiorano nomi incompatibili con qualsiasi declinazione possibile della rottamazione. Ho letto quello di Arturo Parisi, di Tabacci e addirittura quello di Romano Prodi. Lasciamo stare quanto è vero che Renzi abbia avuto (o abbia ancora) intenzione di coinvolgerli nella compagine di Governo, e lasciamo andare anche quanto questi ci possano risultare graditi o meno. Basta il fatto che a un nutrito numero di addetti ai lavori questi ipotetici ministri siano risultati verosimili. Basta questo a chiedersi che fine abbia fatto la pressa del rottamatore.
Per non dire dei nomi che circolano fin da ora per il successore di Napolitano, atteso secondo le varie fonti abbastanza presto: Giuliano Amato, Romano Prodi e qualcuno ha addirittura scritto quello di Pierluigi Bersani. Tutti nomi sui quali si deve aver dato per scontato – a patto di non essere dei dissociati – il potenziale appoggio del più potente dei grandi elettori, ovvero proprio Renzi. Ebbene, che la rottamazione – ormai suppostamente compiuta e quindi esaurita in sé – possa reggere le ipotesi di ministri come Tabacci, Prodi o Parisi e che la corsa al Quirinale possa vedere protagonisti gli stessi candidati che erano in lizza prima che il rottamatore prendesse il potere è a dir poco strano. Così strano che sembra tanto un nuovo, e ancora più immaginario, miracolo italiano.

7 Comments

  1. Tutti bravi a criticare con tante belle parole ed infiorettamenti molto retrò che quasi non si capisce cosa sta scrivendo, egregio signore articolista.
    Ma le faccio presente, cosa strana perchè mi pare lei un cultore delle parole che erano importanti, che l’arte di dare nomi nuovi alle cose vecchie è sì gran cosa, come l’arte di abbindolare le masse,
    l’arte di convogliare l’opinione pubblica, l’arte di ingannare gli stolti,
    e non è mica cosa facile!
    L’arte di mostrare una sostanza che non si ha, nella vendita e nei commerciali è dote ben apprezzata
    Ma lei non pensa che l’ipocrisia civilizzatrice che ci fa nascondere la merda sotto i tappeti non sia in realtà la summa massima dell’ispirazione aspirata e sbiriguda?

    • Difatti, egregio Nardi, da subito mi resi conto che lei è Maestro di Supercazzole, nemmeno ho l’ardire di arrivare a siffatta maestria

      • Via Gutto, la prenda con leggerezza. E’ un post su un blog. Mi faccia dire quello che penso anche divertendomi. Se poi si diverte anche lei nel replicare, è tanto di guadagnato per entrambi.

  2. pare che, fortunatamente, Matteo Renzi non sia stato nominato ‘dictator’, nemmeno per i sei mesi previsti dalla Roma repubblicana. Ergo, non avendo poteri assoluti, dovrà fare in modo che il parlamento, che contiene una maggioranza di ‘rottamati’, voti quello che il suo governo proporrà. A meno che non gli vogliamo concedere il potere di rottamare pure il parlamento, nominando le due camere mettendoci i nomi che desidera. In quel caso sì, Tabacci e Prodi sarebbero decisamente di troppo.

  3. Stefano, non vorrei sembrare esagerato, ma l’Italicum contiene in sé esattamente il germe della rottamazione del Parlamento.

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