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© Tardito Federico / Lapresse
19/05/2013 Torino (Torino)
XXVI Salone Internazionale del Libro Torino 2013
Nella foto: Beppe Severgnini

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19/05/2013 Turin Italy
XXVI International Book Fair Torino 2013
In the pic: Beppe Severgnini

La privacy secondo Severgnini

in economia/giornalismo/politica by

Esce oggi, a firma dell’intellettuale scomodo Beppe Severgnini, un puntuto editoriale in difesa delle libertà civili, dalla parte dei cittadini e del loro diritto ad un limite delle intrusioni governative nelle loro vite private.

Ovviamente stavo scherzando: si tratta del solito pensierino semplificato, con una prosa giovanilista che serve a farlo sembrare cool. Dice, Severgnini:

“Apple rifiuta di sbloccare l’iPhone5 del terrorista autore della strage di San Bernardino (14 morti), come richiesto da un giudice federale negli Usa. Non è solo una sottovalutazione: è una provocazione che l’azienda di Cupertino rischia di pagare cara. Gli Stati Uniti non sono mai stati particolarmente sensibili alle questioni di privacy, come dimostrano i continui litigi tra Google e l’Unione europea sulla raccolta dei dati e il «diritto all’oblio».”

E fin qui tutto bene.

“(…) Da dove viene, dunque, quest’improvvisa sensibilità? La sensazione è che Apple abbia fatto i suoi conti: meglio irritare il proprio governo che spaventare il proprio mercato. Ha scritto Tim Cook: «Il governo ci ha chiesto qualcosa che semplicemente non abbiamo, e consideriamo troppo pericoloso creare. Ci hanno chiesto una versione di iOS (il sistema operativo, ndr) che renda possibile aggirare la sicurezza del telefono creando di fatto un accesso secondario all’iPhone». (…) Risposta: e allora? La protezione dei dati personali è importantissima — come l’Europa tenta da anni di spiegare all’America — ma non è un valore assoluto.”

Iniziano i problemi. Certo che non è un valore assoluto, ma se uno dice “e allora?” senza mostrare di capire il problema, forse per lui non è nemmeno un valore di qualche importanza…

“Prima viene la vita umana. Banale? Forse. Ma la questione è tutta qui.Per fermare l’infezione del terrorismo islamista dobbiamo ricorrere a medicine sgradevoli: lo stiamo scoprendo in tanti, dovunque. Intercettazioni, telecamere, controlli ossessivi negli aeroporti. (…) “

Appunto, non gliene frega nulla. Senza contare il Patriot Act, e il blocco di Schengen, eccetra. Tutta roba, tra quella citata e quella omessa, per la quale il fighetto di Como sembra pensare “e allora?”

“Tim Cook sbaglia quando dice: «Nelle mani sbagliate, questo software avrebbe il potenziale di sbloccare qualsiasi iPhone fisicamente in possesso di qualcuno». Le mani dell’autorità giudiziaria non sono sbagliate. Sono le mani autorizzate dal patto sociale.”

Le mani dell’autoritá giudiziaria non sono sbagliate. Cosí, con la leggerezza di una pattinatrice sul ghiaccio, Severgnini risolve secoli di tensioni tra il diritto ad essere lasciati in pace dal potere giudiziario e il diritto ad ottenerne protezione – o, se vogliamo, tra l’obbligo contrattuale dello Stato a proteggere i cittadini, e l’obbligo pattizio dello Stato a prevenire intrusioni indebite dei suoi apparati nelle vite degli stessi.

Ma che importa, una bella chiosa giovanilistica e passa tutto, anche la voglia di pensare: Severgnini chiude suggerendo che Apple stia facendo il passo piú lungo della gamba (a meno che) Tim Cook pensi di essere il nuovo Thomas Jefferson e voglia cambiare la natura della democrazia in America, e non solo. In questo caso gradiremmo essere informati: basta un messaggio sull’iPhone.
Insomma, Severgnini dice nel suo linguaggio ovattato ciò che vari falchi dell’intrusione statale nella privacy dichiarano in modo piú esplicito: ad esempio il Senatore Repubblicano Tim Cotton, che accusa Apple di privilegiare un terrorista morto rispetto ai cittadini americani. Cercando di prendere sul serio l’argomento di Cotton, Severgnini e tutti gli altri paladini della sicurezza, mi vengono in mente due cose:
La prima la dice lo stesso Tim Cook, nella sua lettera: “the “key” to an encrypted system is a piece of information that unlocks the data, and it is only as secure as the protections around it. Once the information is known, or a way to bypass the code is revealed, the encryption can be defeated by anyone with that knowledge.” C’è bisogno di spiegare a Severgnini che questo non significa solo e soltanto “il giudice” ? Ovviamente un indebolimento della crittografia, come spiega lo stesso Cook, andrebbe a vantaggio di ogni genere di individuo, da quello in un certo senso legittimato ad agire su mandato di un giudice, ai criminali informatici.
Ma c’è di più. Una volta che Apple dovesse provvedere alla soluzione tecnica di un problema che evidentemente le autorità federali non sono in grado di risolvere da sole, cosa potrebbe garantire che queste non cerchino di replicare quella stessa soluzione all’infinito, senza limiti e garanzie? Se qualcuno pensa che questa sia paranoia: è esattamente quello che Snowden ha rivelato con lo scandalo NSA.
Infine, ci tengo a ripetere:  l’FBI e le autorità giudiziarie, quando hanno accesso ad informazioni private senza limiti, sono le mani sbagliate. Come qualsiasi mano. Concentrare troppo potere non è solo una minaccia potenziale molto grave – e in ogni caso irreversibile – alla democrazia. È anche l’esposizione dei privati cittadini a comportamenti umani, troppo umani dei difensori della legge: trovare qualche esempio di sesso, bugie e videotape non è difficile, basta cercare un po’ per scoprire come le debolezze umane possano mettere a rischio i database che l’FBI sta accumulando solo per qualche storia di figa.
Per Severgnini, ovviamente, tutto ciò è secondario. Se chiedete a lui, probabilmente vi dirà che non capisce le vostre preoccupazioni, che lui non ha niente da nascondere. Ok.
Beppe, posso avere le tue password?
P.S. se avete voglia, una discussione estesa e tutto sommato ben fatta anche se non definitiva sul problema della privacy e dell’argomento per cui chi non ha niente da nascondere non ha nulla da temere, è qui.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

11 Comments

  1. Severgnini è credo di Crema (o Cremona), non offendiamo ulteriormente i comaschi che già stan messi male. A parte questo sottoscrivo tutto.

    A Mazzò, scrivi qualcosa sulla Lady di Ferro così ti insulto un po’.

  2. posso fare l’italiano medio pigro e chiedere di tradurre l’ultimo link o suggerire un’alternativa? Sembra molto interessante ma in inglese ci metterei credo il triplo del tempo a leggerlo
    shame on me

  3. Eddai, e la solita diatriba sociologica:
    per gli Americani il Male è il governo federale, per gli Europei le aziende.

    Gli Europei accettano abbastanza facilmente leggi che permettano ai governi di accedere ai loro dati, e fanno causa a Google perché colleziona dati. Gli USA stanno dalla parte di Apple contro FBI, ma appena il loro gestore promette un sconto di 20 dollari sulla bolletta succesiva, sono disposti a dare tutti i dati che vuole, inclusi quelli della nonna zoppa.

    Chi ha ragione?

    A me fa ancora impressione che all’indomani dell’attentato alla maratona di Boston, il Boston Globe pubblicare un editoriale richiedendo, per l’anno successivo, più controlli e magari metal detector. Furono sommersi di lettere di protesta la più gentile delle quali diceva “fatevi i fatti vostri, nessuno mette le mani nel mio zaino e io vado dove mi pare”.

      • Non capisco. Di sicuro è un atteggiamento antipatico per il consumatore, che è forzato a spendere più di quanto vorrebbe, se acquista un prodotto Apple, per una serie di servizi accessori. Tuttavia, poichè non mi pare che Apple sia monopolista o si appresti a diventarlo, non vedo il problema “alla concorrenza”. Qualcuno forse vorrebbe interventi dell’Antitrust o simili follie: a costui va, generosamente, il mio dito medio.

        • Infatti, penso anch’io che se uno compra un telefono con la protezione dati da impronta digitale, poi sia stupido che in qualunque sottoscala di caracas ti possano cambiare il tastino.

          Ora sarei curioso di sottoporre la stessa domanda a Servegnini, ma non saprei dove raggiungerlo.

          ora, dato che sto a Boston da un po’, e’ solo un’impressione mia che lo scandalo NSA e intercettazioni abbia, a livello di opinione pubblica, smosso un polverone in USA e quasi nulla in Europa? Per curiosita’, per vedere se la mia tesi sociologica regge.

  4. Anche se non a cuor leggero, sono dalla parte di Apple. Un precedente del genere è molto pericoloso, tenendo presente che i device mobili sono e saranno sempre di più “scatole nere” delle persone, e soprattutto mezzi atti allo scambio/acquisto di beni e servizi.
    insomma, una bella patata bollente.

  5. Stavolta d’accordo con Mazzone.
    Concentrare troppo potere non è solo una minaccia potenziale molto grave – e in ogni caso irreversibile – alla democrazia. È anche l’esposizione dei privati cittadini a comportamenti umani, troppo umani dei difensori della legge
    Già!

  6. A me dà fastidio che non si riesca a trovare un equilibrio ragionevole vista la delicatezza della faccenda, che ne so: io Apple ti dò il contenuto del telefono e tu FBI non ti impicci su come faccio. Dice: “Eeeeh, ma è un precedente pericoloso”. Vero, ma perché, il fatto che la polizia non possa fare indagini su un crimine violento invece vi piace di più?

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