un blog canaglia

La politica dello gnè gnè

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Non so voi, ma a me ‘sto fatto che la Taverna si sia sentita in dovere di scusarsi per aver stretto la mano a Verdini fa un curioso effetto a metà strada tra lo spaventoso e il ridicolo.
Voglio dire: ritenere che la convinzione e l’autenticità con cui si fa politica contro (nel senso “sano” del termine) qualcuno possa essere misurata dal fatto di salutarlo o non salutarlo è roba da terza elementare, e mi sto allargando.
Voi li avete presenti, i bambini che litigano e poi non si parlano più e uno si porta via il pallone e quell’altro gli fa le corna e poi, magari dopo un mese, uno dei due si avvicina per chiedere una cosa e quello gli risponde “gnè gnè“? Immagino di sì. Ebbene, voi ritenete che una reazione del genere, in ragione della sua infantile drasticità, debba essere considerata particolarmente credibile?
Io, personalmente, sono sicuro di no. Anzi, per la verità sono piuttosto convinto del contrario: che questa fregnaccia di non salutare le persone (ricordate la vicenda di Rosy Bindi?), oppure di salutarle e poi chiedere scusa come se si fosse commessa chissà quale nefandezza, invece di comportarsi in modo consapevole e determinato ma serenamente educato, siano segni di debolezza, di inconsistenza, di poca “ciccia” e tanta, tantissima fuffa.
A me, insomma, un po’ spaventa e un po’ fa ridere, che nel parlamento della Repubblica si sia arrivati allo gnè gnè.
Sinceramente, preferirei essere rappresentato da persone adulte.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

17 Comments

  1. “Personalmente non vorrei essere rappresentato da persone che, a forza di fare i Robespierre a tutto tondo , finiscono a fare i coglioni a tutto tondo”

  2. Non vorrei che la cosa (che si ripete, vedi vicenda Rosy Bindi) passasse come una questione di educazione, perché l’etichetta sta all’etica come il kitch sta all’estetica. Chiarisco: qualcuno può pensare “si, va be’, però a uno che considero un delinquente devo pure far capire che a me non mi ricatta con la scusa dell’educazione: io me ne frego dell’educazione quando c’è di mezzo l’etica”.
    Errore. Privare chicchessia, sia pure il “mostro” del momento (il boia dell’IS?), della sua essenza umana al punto di non volere stringere la sua mano disarmata in un luogo o occasione di confronto democratico è un insulto all’etica umanistica, e un gesto foriero di ulteriori barbarie. Un gesto contro la democrazia, che ci fa somigliare al mostro.

  3. Io spero tanto che sia solo una questione di “gnè gnè” e infantilismo, ma ho paura che non sia così.
    Per me non bisogna ridere di queste sparate.
    Bisogna averne quasi paura, o comunque prepararci ad averla. Perché è la stessa mentalità con cui si mozzavano le teste.
    Il manicheismo giacobino, per quanto embrionale, non è meno pericoloso del gattopardismo “garantista” (mi riferisco ai garantisti abusivi).
    Questi sono la rappresentazione post-moderna e digitale della folla, delle isterie e dei riti di quelle masse che in passato applaudivano sotto i patiboli, mostrando l’orrore ai propri figli e lanciando mele marce contro il disgraziato di turno.
    Tanti piccoli Robespierre senza ghigliottina.
    Per ora.

  4. Si sta parlando dello stesso posto dove tiravano fuori fette di prosciutto e le mangiavano a bocche spalancate facendosele calare dall’alto.
    Beh, se è così siamo notevolmente migliorati. Ora gli eletti si comportano da asilo infantile.
    Del resto sono stati eletti da un popolo ancora più infantile di loro.
    Gné Gné ora vado a ciucciarmi il pollice.

  5. Denis Verdini, rinviato a giudizio per associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta:
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-07-15/denis-verdini-rinviato-giudizio-la-bancarotta-ex-banca-credito-cooperativo-firenze-200331.shtml?uuid=ABulKzaB

    Personcina perbene, moderata e responsabile: un Padre Costituente irrinunciabile proprio come l’altro, il condannato in via definitiva per truffa ai danni dello Stato: perfetti compari seriamente impegnati, insieme allo sgorbietto della Provvidenza, in un edificante lavoro di devastazione istituzionale.

    Questi fanno sul serio, altro che gnè gnè.
    Perciò meritano il rispetto e la considerazione, nonchè il rigoroso, pervicace, ostinato, eloquentissimo silenzio-assenso del Nostro Capriccioli.

    • No, anche se non ha ancora condanne definitive, è proprio uno di quei delinquenti che hanno ridotto l’Italia com’è.
      Ma c’è una condizione per cui un democratico ha il dovere di dare una mano a lui e a chiunque altro, compreso Beppe Grillo (a cui io mi rifiuto di appioppare aggettivi per quella condanna definitiva ricevuta) : se quell’incontro si svolge in Parlamento, il cui fine istituzionale disconosciuto dagli antidemocratici che lo popolano, è appunto quello di fare il bene degli italiani; e se si pensa che questa è un’amenità da scemo del villaggio si abbia almeno la decenza di NON sedere in Parlamento.

    • Che poi ‘pare’ che anche il paparino dello sgorbietto della Provvidenza abbia una qualche dimestichezza con le bancarotte fraudolente, e questo dato giudiziario non può che rafforzare e nobilitare l’intesa ‘costituente’ con il Verdini.
      Decisamente “questi” non perdono tempo con lo gnè gnè, e per tale motivo riscuotono il sempre più convinto e rispettoso silenzio-assenso del nostro blogmaster.

  6. @Giuseppe: guarda che quelli che tu citi con disprezzo, a furia di mozzare teste e di tirare mele marce e pure di peggio, hanno però ottenuto un miglioramento delle condizioni del popolo come non se ne vedevano da secoli, ed infatti è stata anche l’ultima volta, da allora è stato un peggioramento costante; piaccia o no hanno anche inventato la democrazia, con la ghigliottina. Magari stesse succedendo anche adesso.
    Io trovo che il fatto che sia stata usata contro i suoi stessi inventori dimostra che la ghigliottina era davvero democratica, mentre gli strumenti del potere costituito attuale sono tutti a senso unico, funzionano solo quando sono usati dall’alto verso il basso.

    • Caro Johnny, la democrazia (liberale) non nasce né con la ghigliottina né con la rivoluzione francese. Anzi portarono al direttorio e al Terrore. Che di democratico, in senso moderno, avevano ben poco. Diciamo nulla.
      Inoltre bisogna capirci su cosa si intende per “miglioramento delle condizioni del popolo”. Se riguarda le condizioni economiche la rivoluzione francese anche qui ha contato ben poco, se non nulla. Se guardiamo alle garanzie giuridiche del popolo quei principi, ripresi anche durante la rivoluzione francese e in alcune delle costituzioni dell’epoca, nascono in realtà almeno (almeno) un secolo prima e si sono evoluti sia sul continente europeo, sia in Gran Bretagna, sia negli Stati Uniti.
      Quindi evitiamo di dire cose inesatte.
      Poi se si preferisce la ghigliottina alle elezioni, al confronto e allo Stato di diritto, per quanto (ripeto) perfettibili e migliorabili, liberissimo di pensarla così.
      Io non condivido.

    • Per l’esattezza la democrazia l’hanno inventata gli (odiati?) inglesi, a cui guardarono con occhio fotografico gli Illuministi francesi; da questi scaturì una rivoluzione (impensabile, per gli inglesi) con intenzioni o pretesti liberali inevitabilmente sopraffatta dalla violenza giacobina. La quale non portò affatto alla democrazia e al benessere, ma alla tirannide imperiale e alla morte de “la meglio gioventù” in 25 anni di guerra con l’arruolamento obbligatorio.
      Più che alla nostra presunta “democrazia” mi fa pensare a quella egiziana dell’illiberale Morsi, finita com’è finita.

      • E già, e già.
        D’altronde la rivoluzione inglese e quella americana furono le due rivoluzioni più “proficue” per ciò che concerne la democrazia, intesa liberal-democrazia.
        Ma il risultato fu tale proprio perché non furono delle rivoluzioni, quanto piuttosto una, quella inglese, uno scontro tra l’aristocrazia inglese e il sovrano (che portò a una limitazione del potere di quest’ultimo) e l’altra, quella americana, una guerra d’indipendenza dalla madrepatria. E furono due rivoluzioni che ponderarono da una parte il rischio del potere assoluto del sovrano, ma anche, dall’altra, i rischi del potere della folla e della cosiddetta “dittatura della maggioranza”. Cosa che portò nel tempo, nei secoli, con errori, ripiegamenti, ma anche passi in avanti e correzioni, a quel sistema di garanzie, poteri e contro-poteri, che sono le fondamenta della democrazia correttamente intesa.

        • @ Giuseppe: SMACK!!!
          Finalmente qualcuno che (ri)comincia a chiamare la democrazia occidentale con il suo vero nome: LIBERALDEMOCRAZIA, un equilibrio dinamico tra principi liberali e voto popolare.
          Quanti equivoci si eviterebbero, da Berlusconi a Grillo nessuno escluso, se si capisse la differenza tra questa e la democrazia letterale, che già Platone identificava come la via più sicura per la tirannide (vedi rivoluzione francese e rivoluzioni arabe).

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