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La più bella del mondo (quando fa comodo)

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Con la recente decisione da parte della Giunta per le autorizzazioni del Senato di non far processare Calderoli per le sue frasi sul ministro Kyenge, si è riaperto lo stesso vaso di Pandora che oltre all’insindacabilità parlamentare contiene anche il fumus persecutionis. Antefatto: la nostra Costituzione (la più bella del mondo, avete presente?) contiene alcune norme che regolamentano la perseguibilità dei parlamentari. Ad esempio, prima di rinviare un parlamentare a giudizio, la camera di cui fa parte deve valutare se questo atto costituisca una persecuzione del parlamentare in quanto parlamentare. Si valuta insomma se il potere giudiziario stia utilizzando il rinvio a giudizio come arma contro quello legislativo. In passato, il Parlamento ha praticamente sempre negato l’autorizzazione a procedere, il che per i pignoli come me corrisponde a dichiarare che il potere giudiziario in Italia sostanzialmente ha assediato per decenni quello legislativo per fargli le scarpe. Roba da golpe, da guerra civile. Per fortuna in Italia i pignoli sono merce rara e le mancate autorizzazioni non hanno mai dato vita a barricate nelle strade oltre che a qualche mal di pancia tra i costituzionalisti. Il resto del Paese rimane beatamente convinto che quando la Giunta vota sul rinvio a giudizio, questa entri nel merito delle accuse invece di limitarsi a valutare la fondatezza della richiesta di giudizio.

Di segno opposto, ma altrettanto grave, è l’equivoco sull’insindacabilità parlamentare. La nostra Costituzione infatti (sempre la più bella del mondo) prevede che “i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. Per un’esaustiva spiegazione vi rimando a questo post del mio costituzionalista di fiducia che invito tutti a stampare ad attaccare sulla porta del frigo (il post, non il costituzionalista). In sostanza, i padri costituenti hanno deciso che a differenza di me e di voi, i parlamentari possono esprimere qualsiasi opinione purché nell’ambito della loro attività di parlamentare. Giusto? Sbagliato? Io non lo so (anzi lo so, ma questa e’ un’altra storia). Sta di fatto che Calderoli ha detto che il Ministro Kyenge gli ricorda un orango durante un comizio. Il Senato e’ chiamato a decidere se un comizio fa parte dell’esercizio delle funzioni di un Senatore. Se ne fa parte, l’autorizzazione va negata. Come nel caso del fumus persecutionis, la Giunta non è chiamata ad entrare nel merito delle accuse e dunque non ha alcun compito di valutare se le frasi siano o meno razziste. E per fortuna, visto che se lo fosse ci troveremmo nella sgradevole situazione di avere il potere legislativo che giudica se stesso.

Inviterei dunque chi si è recentemente strappato le vesti per la decisione della Giunta sul caso Calderoli (vedi alcuni circoli europei, tra cui il mio, da cui mi dissocio) a fare una lettura più attenta e critica della nostra Costituzione e a comprenderne non solo i primi articoli roboanti sui principi fondamentali quanto inapplicabili ma anche quelli successivi. Se poi la ritenessero inadeguata, ci sono delle procedure per cambiarla. Nel frattempo va rispettata anche quando quello che prescrive non ci piace. Mica puo’ essere la più bella del mondo a giorni alterni, no?

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

5 Comments

  1. Un comizio di partito fa parte delle “funzioni” politiche di un senatore derivanti dal mandato elettorale tanto quanto andare a fare il tifo per la propria squadra di calcio fa parte delle “funzioni” di un arbitro quando non dirige una partita di calcio. Cioè: manco per sogno!
    Il secondo, quando non arbitra, è libero di fare il tifo per chi vuole, ci mancherebbe. Ma è soggetto alle regole di convivenza civile ne più e ne meno di quanto lo siamo tutti. Se tira un petardo addosso all’arbitro il quale fischia una fallo che lui ritiene ingiusto contro la sua squadra, non è giustificato per il fatto che anche lui è arbitro. Un senatore in parlamento o nelle occasioni ISTITUZIONALI è “protetto” dalla costituzione. Fuori dall’Aula e nelle piazze dovrebbe essere soggetto alle regole di convivenza civile a cui siamo soggetti tutti. A questo punto un parlamentare può, mentre è in ferie alle Seichelles, dire che i negri sono delle scimmie ed invocare poi il fatto che in quel momento stava tenendo un comizio per i connazionali presenti nel resort… Un po’ come far passare Ruby per la nipote di Mubarak. Insomma: se pote fare!
    Per essere bella è bella. Sono invece tanti nostri politici purtroppo ad avere la sacroileite esostosica faciale (in onore di un ex chirurgo maxillo-faciale – fatevene una ragione, si scrive correttamente faciale e non facciale – veronese, di scarsa fama).
    Sempre nella mia modestissima ed ininfluente opinione, ci mancherebbe.

    • Invece la norma sull’insindacabilità non fu tanto pensata per il parlamento, ma proprio per il comizio. Il contesto era anche, come dire, ‘caldo’, e lo fu per molti anni. Un parlamentare comunista negli anni ’70 in un comizio poteva inneggiare ai picchetti e alle occupazioni, se l’avesse fatto un comune cittadino sarebbe stato istigazione a delinquere o alla meglio apologia di reato.

  2. Esatto, Calderoli può esprimersi in nome di un popolo imbavagliato, che non può esprimersi liberamente, a cui hanno pure imposto dei cambiamenti nel vocabolario. Ma il nero in italiano rimarrà sempre un colore, mentre la razza a cui si riferisce ha tanti altri tratti caratteristici, nonchè specificità mentali/spirituali, nonchè lo sgradevole olezzo, per cui il togliere la G è solo un’offesa all’intelligenza e all’umanità in genere, umanità alla quale gli Italiani hanno dato un lodevole contributo al contrario delle genti a cui appartierne quell’innominabile e pessimo individuo.

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