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La pagliuzza della panda rossa e le travi del pd romano

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Se qualcuno di voi avesse una vaga idea (e magari qualcuno ce l’ha) di che razza di roba sia il PD romano, di fronte alla storia delle multe di Marino e all’indignazione che avrebbero suscitato nei suoi compagni di partito avrebbe la mia stessa, identica reazione: si scompiscerebbe, e di brutto, dalle risate.
Perché sarà pure vero che il buon Ignazio, sin qui, è stato abbondantemente deficitario rispetto a quanto sarebbe stato lecito aspettarsi: ma è vero anche (e direi soprattutto) che i vertici del suo partito nella capitale sono stati e continuano a essere protagonisti di situazioni che al confronto la Panda rossa è la scureggina di una zanzara in un campo di calcio.
Non so, vogliamo parlare della vicenda della Metro C, i cui costi sono lievitati negli anni da 3 a 6 miliardi senza che l’opera sia stata completata e senza che se ne conosca ancora il percorso definitivo? O magari, tanto per dirne un’altra, dell’amena consuetudine rispondente al nome di “manovrina d’aula”, grazie alla quale venivano distribuiti milioni di euro ad associazioni scelte direttamente dai consiglieri? Oppure dello scellerato sperpero di denaro pubblico perpetrato anno dopo anno con l’unico risultato di segregare i rom nei campi e nei lager dei centri d’accoglienza? O magari dell’ostruzionismo contro l’anagrafe pubblica dei rifiuti, dell’indifferenza nei confronti del muro” di Ostia e delle dinamiche letteralmente criminali che ne sono il presupposto, dell’arroganza con cui sono state sistematicamente ignorate e mai calendarizzate le delibere di iniziativa popolare, dei patetici equilibrismi per non dover affrontare temi come il testamento biologico o le unioni civili, degli affidamenti di appalti a fornitori esterni effettuati senza gara e senza bando, in barba a ogni normativa nazionale ed europea, dello spaventoso dissesto delle aziende municipalizzate come l’ATAC e l’AMA, ormai ridotte a vere e proprie riserve di caccia elettorale alla faccia dei cittadini e dei servizi cui avrebbero diritto?
Vogliamo parlare di questo, dico, o della Panda Rossa?
No, perché un fatto è sicuro: Ignazio Marino, sia pure in modo “timido”, il becco in queste schifezze ha cercato di mettercelo; e più di una volta, sia pure con la necessità di qualche “stimolo”, ce l’ha messo in modo efficace.
E allora, abbiate pazienza, quando ci si indigna per la Panda rossa, si chiede il “rimpasto” e si chiama il sindaco a riferire in aula non si può proprio fare a meno di rilevare che a volte, nella vita, si verificano delle strane, stranissime coincidenze.
Perché io un’idea -neppure tanto vaga- di che razza di roba sia il PD romano ce l’ho, e siccome ce l’ho non posso fare a meno a scompisciarmi dalle risate.
Per non piangere.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

12 Comments

  1. ….ai tempi ricordo che anche Alemanno per la nota vicenda ATAC e AMA sia stato chiamato in causa e non pochi furono i titoli dei giornali che gli dedicarono contro. E ricordo sempre Alemanno che in campagna elettorale ai tempi del rivale Veltroni indignò il pubblico con le note accuse allo stesso colpevole a suo dire delle recenti note di cronaca nera.

    Poi peggio per lui se per queste stupidate si fa cogliere con le mani nella marmellata.
    Ma Alessandro tu le multe le paghi?

    • Faccio notare che il sindaco, dal giorno della sua elezione alla fine del suo mandato, ha diritto a 4 passi Ztl. Marino ha una sola auto, quindi ne ha preso uno solo. Il passi è valido per 5 anni, ma per stupida burocrazia, l’ufficio del sindaco deve aggiornarlo ogni anno solare. Nella settimana in cui il permesso del sindaco era figurativamente scaduto, e quindi la macchina fotografica del varco lo ha colto in infrazione, Marino era sempre sindaco e dunque la sua auto aveva comunque diritto a entrare in Ztl. Ecco perché le multe sono state annullate: perché non dovevano essere comminate. Marino ha pagato lo stesso per dare un esempio a quelli che pensano che il sindaco sia un cittadino come gli altri, anziché essere il primo cittadino, con permesso di entrare in Ztl per 5 anni, così come la legge stabilisce.

    • Io le pago. Quando sono dovute, peraltro, ma questo è un altro discorso. Invece, visto che siamo sul piano delle domande retoriche: tu sperperi i soldi dei cittadini per finanziare iniziative di matrice clientelare a tutto beneficio del tuo bacino elettorale?

      • Alessandro non voleva essere retorica. Se pensi lo sia stata me ne dispiaccio e chiedo scusa. .
        Voleva solo essere una precisazione sul confine tra cittadino privato e cittadino avente funzione pubblica.
        Il Sindaco ha accumulato un debito che qualche suo “nemico” ha reso pubblico. Credo che la trasparenza sia tutto.

        Ma anche quando Alemanno faceva il Sindaco le negligenze fossero all’ordine del giorno compresa una ignobile campagna elettorale ai danni di Veltroni.

  2. Sottoscrivo il post dalla prima all’ultima parola.
    Con una piccola chiosa: ho la sensazione che TUTTO il PD sia come il PD romano.
    Da quel dì partito di anime morte, ora morto del tutto.
    Il già PD ora è il Partito Unico Della Nazione.
    Versione riveduta e molto scorretta dei Fasci italiani di combattimento.
    Tutti dentro, c’è posto per tutti (tranne che per gufi, rosiconi, cani sciolti alla Marino e 5Stelle).

  3. Questo, però, mi sa di benaltrismo. Hai ragione su tutto, Alessandro, per carità: i permessi scaduti sono ben poca cosa rispetto all’enorme sperpero di denaro pubblico a scopo più che generalmente clientelare. Però se, a Roma come altrove, continuiamo a pensare che il più pulito c’ha la rogna e allora la panda rossa è un problema marginale rispetto a tutto il resto, non usciamo tanto facilmente da questo pantano di illegalità più o meno evidenti. Non credi? Insomma, chi sbaglia deve pagare. Sempre. E poco importa se, come fa notare Sciltian Gastaldi, si tratta di un problema di burocrazia: per me, che non sono sindaco, il percorso delle procedure burocratiche è segnato e per quanto io lo possa trovare assurdo lo seguo, e se non lo seguo prendo la multa (e la pago); detto questo non mi è chiaro per quale motivo il sindaco possa appellarsi a degli alibi onde non seguire lo stesso percorso burocratico. Una via d’uscita elegante e intelligente sarebbe pagare la multa e fare ammenda (anche nei confronti dei cittadini) impegnandosi per semplificare le procedure.

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