FILE - In this Oct. 8, 2010, file photo, Supreme Court Associate Justice Antonin Scalia is seen during the group portrait of the Supreme Court at the Supreme Court Building in Washington. U.S. Park Police ticketed Scalia after a four-car fender-bender Tuesday, March 29, 2011, along the George Washington Parkway. No one was injured in the accident, police said. (AP Photo/Pablo Martinez Monsivais, File)

La morte di Antonin Scalia: settarismi e disinformazione

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È morto nella notte il giudice della Corte Suprema degli USA Antonin Scalia. Si leggeranno, nelle prossime ore e non per molto ancora, bellissimi coccodrilli anche in giornali che in vita gli hanno riservato attacchi al vetriolo. Prendiamo, ad esempio, questo del New York Times. In particolare, il passaggio:

“This intellectual importance was compounded by the way he strained to be consistent, to rule based on principle rather than on his partisan biases — which made him stand out in an age when justices often seem as purely partisan as any other office holder. Of course there were plenty of cases (“Bush v. Gore!” a liberal might interject here) in which those biases probably did shape the way he ruled. But from flag burning to the rights of the accused to wartime detention, Scalia had a long record of putting originalist principle above a partisan conservatism. And this, too, set an example for his fellow conservatives: The fact that today the court’s right-leaning bloc has far more interesting internal disagreements than the often lock-step-voting liberal wing is itself a testament to the premium its leading intellectual light placed on philosophical rigor and integrity.”

Si tratta di un riconoscimento importante, di autorità morale e intellettuale. Ma, come detto, non durerà. A cadavere ancora caldo è partita immediatamente la battaglia per sostituirne la posizione: la Corte Suprema è composta da nove giudici, e se lo storico delle nomine vede un 5 a 4 per i Repubblicani, lo storico delle decisioni restituisce un profilo bilanciato e legittimo agli occhi del pubblico americano. È vero, la Corte ha preso posizioni conservatrici in casi eclatanti (sui finanziamenti alla politica, sulle politiche ambientali, per fare due esempi); ma ha anche superato i Democratici in progressismo (ad esempio, sui matrimoni gay). In tutti i casi, lo swing vote è arrivato dal Giudice Anthony Kennedy, non a caso nominato da Reagan negli ultimi mesi del suo mandato.

Ed è su questo, per l’appunto, che si concentrerà il dibattito: i Repubblicani, in maggioranza al Senato che deve ratificarne la nomina, si rifiuteranno di accettare il nome di Obama. Obama, che appartiene alla tradizione politica per cui i checks and balances contano meno delle (proprie) convinzioni di parte, vorrebbe cogliere l’occasione per proporre una nomina di suo gradimento. La nomina di Kennedy, appunto, sembrerebbe dargli torto e ragione insieme: è stato nominato in un anno elettorale, ma ha un profilo di maggiore indipendenza.

Cosa è passato di questo, nel dibattito italiano? Al solito, i giornalisti italiani sugli USA mostrano una rara combinazione di ignoranza e partigianeria. Ne è rappresentazione quintessenziale il solito Federico Rampini, che quando non è impegnato a tradurre gli articoli della stampa di sinistra americana per riportarli su Repubblica, fa peggio e scrive di suo pugno. Oggi, ad esempio, in un articolo che significativamente riporta solo le opinioni dei Democratici, si legge la dichiarazione della Clinton:

“I repubblicani al Senato e in campagna elettorale che chiedono di lasciare vacante il posto ricoperto del giudice Scalia disonorano la nostra Costituzione. Il Senato ha una responsabilità costituzionale cui non può abdicare per ragioni partigiane”

Come da costume della stampa italiana, Rampini riporta opinioni senza accompagnarle da alcuna verifica dei fatti. Eppure sarebbe facile. Nelle parole della Clinton si intuisce che una nomina in questa fase della Presidenza sarebbe naturale, e che invece l’opposizione dei Repubblicani sia pretestuosa, priva di precedenti.

In questo ottimo articolo di Vox.com , si cita proprio il caso del giudice Anthony Kennedy, ma perchè è stato l’unico dal dopoguerra ad oggi. Peraltro Kennedy è stato nominato in circostanze particolari: il processo di nomina era stato iniziato a 18 mesi dalle elezioni, in tutt’altro clima; se la nomina è effettivamente arrivata durante l’anno della campagna, tutto il processo decisionale che ha portato ad essa (la maggioranza del Senato era Dem, il Presidente era Reagan) si è svolto ad una distanza temporale sufficiente da non spaccare il paese e turbare la legittimità della Corte. Circostanze comunque considerabili eccezionali hanno portato alla nomina di una personalità piú indipendente della media, cosa che non sembra essere nelle corde degli attori politici di oggi, in una campagna spaccata da opposti populismi.

Le esperienze di molti esponenti delle nostre istituzioni, pronti a piegare il ruolo ricoperto anche a interessi personali prima ancora che di parte, ci sembravano una nostra prerogativa. Ed ecco che la morte di un italo-americano avvicina gli americani ad uno dei difetti piú deteriori degli italiani. Si puó leggere cosí, o prenderla come occasione per un ennesimo spottone ai democratici, come farà la stampa italiana. Smettete di leggerla, fate come lui (almeno rispetto ai giornali italiani):

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

8 Comments

  1. Non è vero che l’articolo di Rampini riporti solo le opinioni dei democratici: seguendo il link, leggo che vi sono riportate anche le virgolette di Mitch McConnell ed è esposta anche l’opinione di Trump, sebbene senza virgolettato.

  2. “…un profilo di maggiore indipendenza”

    ma maggiore rispetto A CHE? obama ha già dichiarato che intende nominare il suo cane e io me lo sono perso?

    (con tutta la mia adamantina antipatia per obama, sia chiaro)

  3. Obama, che appartiene alla tradizione politica per cui i checks and balances contano meno delle (proprie) convinzioni di parte, vorrebbe cogliere l’occasione per proporre una nomina di suo gradimento Invece i repubblicani chiedono il rinvio della nomina perché per loro i check and balances sono importanti, mica perché puntano a nominare uno che con i diritti civili non abbia nulla a che spartire eh.

    • Ancora con questa retorica dei diritti civili… ancora con questo parlare di y quando si parla di x.

      Io ho detto che Obama non ha grande considerazione dell’apparato istituzionale. Contestami questo, se parti da questa premessa. Io non ho detto nulla circa le motivazioni per cui i repubblicani possono opporsi alle sue mosse. Non ci sono santi, in generale, ma non tutti sono uguali.

      • Ammetto lo sviare il discorso sui diritti civili. Ma riconoscerai che se non è zuppa e pan bagnato. L ‘alternativa è aspettare il 20 gennaio 2017 per avviare il processo di nomina. In quale regola dell'”apparato istituzionale” sta scritto che nell’ultimo anno di presidenza non si può nominare un giudice della corte suprema? I repubblicani vogliono rinviare la nomina per mero calcolo elettorale, mica per rispetto delle istituzioni e della loro imparzialità. La nomina di Anthony Kennedy, fra l’altro, fu una nomina di ripiego dopo che il Senato allora a maggioranza democratica rigettò la nomina di Robert Bork, nomina che il Paese lo spaccò eccome. Il problema di fondo è la nomina politica della Corte Suprema, secondo me, che non risolvi certo affidandoti alla buona fede del presidente di turno o spostando temporalmente il processo di nomina; tutti hanno sempre cercato di nominare giudici di orintamento politico affine, sempre. L’ha fatto Obama come lo farà il successore. Quando non è stato così, vedi le due nomine di Eisenhower, il generale confesso di “avere solo due rimpianti, entrambi seduti alla Corte Suprema”.

        • Non tutte le regole del decoro istituzionale sono scritte. Molte non lo sono, anzi sono questioni di opportunità. Per me che la procedura di nomina di un giudice costituzionale nel sistema US non debba avvenire durante la campagna elettorale è comprensibile. Poi un conto è nominare un giudice di orientamento affine, un altro conto è nominare un giudice che sembra messo lì per aggirare limiti che la stessa Corte ti aveva imposto. Il problema, comunque, sembra solo rimandato – nel senso che i successori di Obama mi sembrano ancora più populisti e demagoghi di lui.

          • A destra o a sinistra? Perchè se vince Cruz alla Corte Suprema ci finisce Adinolfi, se vince Trump direttamente il suo cavallo.

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