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La mazzetta etica

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Salvini è tornato a parlare di servizio militare.
Lo aveva già fatto a luglio e a ottobre, proponendo di reintrodurre la leva obbligatoria. Ci è ricascato qualche giorno fa, vantandosi di averlo sperimentato lui stesso, il servizio militare, nel ‘95 e di sentirsi dunque pronto a partire in caso di guerra al Califfo (Tu vai avanti, io faccio una telefonata veloce e ti raggiungo).
Naturalmente, in tutti e tre i casi, Salvini ha detto una cazzata. E fin qui siamo nell’ambito della non-notizia, del più puro cane-morde-uomo.
Poi però ho pensato che non si sa mai e che, visto che la mamma dei cretini è proverbialmente sempre incinta (di elettori), forse non è del tutto peregrino cominciare a preoccuparsi concretamente dell’eventualità che una proposta del genere venga discussa, e magari approvata per davvero.

Che cosa farei, io, se ci fosse la leva militare obbligatoria in Italia?

Flashback. Durante le scuole elementari vivevo nel terrore di compiere diciotto anni per via della leva obbligatoria. Sarà che sono meridionale, e a noi terroni questa cosa della coscrizione obbligatoria – da Garibaldi in giù – ci è sempre andata di traverso. “Chi coltiverà la nostra terra quando i miei genitori saranno anziani e io dovrò partire soldato?” mi domandavo. E dire che la mia famiglia non aveva una terra da coltivare, tuttavia il mio immaginario di bambino era quello.
Sarà poi che già da piccolo soffrivo di vescica iperattiva e mi immaginavo davanti a un generale tipo Full Metal Jacket a chiedere ogni quaranta secondi “scusi, ho problemi urinari, posso andare in bagno”. Funzionava già a malapena con le maestre, sapevo che non avrebbe funzionato con lui.
Diciamo pure che pensavo (e penso) genuinamente che una cosa come il servizio militare mi avrebbe matematicamente condotto a morte certa, presumibilmente per esplosione della vescica, come il buon Tycho Brahe. E pensavo (e penso) che nessuno dovrebbe essere mai obbligato a fare, con il proprio corpo e il proprio tempo, cose che non vuole fare. In breve: sono convinto che qualunque forma di servizio obbligatorio che i cittadini devono allo stato rappresenti una pratica illiberale (dal punto di vista dello stato) e trovo immorale (dal punto di vista del cittadino) prendervi parte.
Queste decennali convinzioni ur(o)-filosofiche mi pongono tuttavia di fronte all’urgente problema del cosa farei, in concreto, se mi trovassi a vivere in un paese dove il servizio militare obbligatorio c’è (e badate che non bisogna andare troppo lontano per trovare un paese del genere, tipo Svizzera, Grecia, Cipro o SalvinItaly!). Fine del flashback.

Ecco cosa farei. Assumendo che in questo ipotetico paese la mia condizione economica fosse tutto sommato comparabile a quella attuale, credo che pagherei un ufficiale per farmi dichiarare inidoneo al servizio militare o comunque metterei in atto qualunque forma di corruzione che mi consenta di evitare di partire. Perché farei questo?

Vediamo quali potrebbero essere le alternative.

  1. Per cominciare, ho già detto che rispondere alla chiamata non sarebbe un’ipotesi praticabile dal momento che questa scelta confligge con le mie convinzioni morali profonde.
  2. Potrei optare per l’obiezione di coscienza e dirottarmi sul servizio civile, ma il mio problema morale riguarda solo parzialmente l’uso delle armi e della violenza (semmai si tratta di un disincentivo ulteriore), e più sostanzialmente l’idea che prestare un servizio non volontario è – in qualunque caso – una violazione dei diritti individuali.
  3. Potrei pensare di disertare e/o fuggire in un altro paese, ma verrei probabilmente arrestato, estradato o comunque sanzionato severamente, e presumibilmente limitato nella mia libertà di mettere piede, in futuro, sul suolo nazionale. Tutte cose che, a occhio, preferirei evitare se esistesse una soluzione che mi assicuri i medesimi vantaggi a fronte di un costo più contenuto.

C’è una ovvia obiezione, e cioè che anche la mia soluzione prevede un costo intrinseco piuttosto alto: “corromperai un ufficiale!” non fa esattamente parte del mio personale decalogo morale, né intendo sostenere che si tratti di un tipo di condotta che andrebbe tollerata in un sistema penale giusto.
E tuttavia, in un caso come quello della leva obbligatoria, quando la legge viola direttamente un bene più grande – i miei diritti individuali – è ragionevole pensare che violare la norma che mi impone di non corrompere ufficiali pubblici per ottenere utilità private (quando le alternative legali, tipo fare obiezione di coscienza o scappare, sono impraticabili per ragioni indipendenti) sarebbe da ritenere permissibile. O così mi piacerebbe argomentare.

PS. Oh, se poi Salvini non è d’accordo e vuole partire comunque per andare a combattere il Califfo, io sono pronto ad accompagnarlo fino alla scaletta dell’aereoplano, sventolando commosso il fazzoletto verde.

Uomo dalle convinzioni granitiche, nell'arco della stessa giornata oscilla tra la difesa dell'anarco-capitalismo e il vagheggiamento del socialismo reale, per lo più sulla base della propria convenienza. Nemico di tutte le religioni, ispira la sua condotta morale a due imperative categorici: “viva la merda” (R. Ferretti) e “l’amore vince sempre sul'’invidia e sull'odio” (S.B.). Viene da un posto caldo e malsano, ma ora vive in un posto freddo e salubre. Aspira a vivere in un posto caldo e salubre, ma teme che finirà in un posto freddo e malsano.

13 Comments

    • No, parlo del diritto di non rispettare la legge quando è ingiusta o di violarne un’altra per sottrarsi a un’ingiustizia. Ovviamente l’assunto è che ci posso essere leggi sbagliate ed è un dovere sottrarsi ad esse (pensa all’obbligo di delazione in molti regimi). Uno può scegliere di sottrarsi alla legge e pagarne le conseguenze, e farà così un’opera di testimonianza. Oppure, se non gli interessa dare un messaggio pubblico a scapito della propria tranquillità, può mettere in atto condotte borderline per evitare l’ingiustizia possibilmente insieme alla conseguenza negativa.

      • A questo punto chi decide se le leggi sono giuste o meno?
        Perche’ possiamo facilmente trovare categorie per cui la legge sulle tasse e iniqua ed e’ moralmente non solo accettabile ma addirittura auspicabile evadere, non fare scontrini, etc.
        Mi sembra un po rischioso, si passa facilmente al: lo stato non deve impadirci di armarci perche’ dobbiamo difenderci in caso di un governo iniquo. e pure li’ Salvini sarebe contento.

        • Ciao Federico. Naturalmente sono consapevole che ci sono innumerevoli controesempi e obiezioni al mio abbozzo di argomento. Però per risponderti sul punto: io ho dato un criterio piuttosto minimale per decidere quando una norma è ingiusta e violarla è lecito, la costrizione a impiegare il tuo corpo e il tuo tempo per cose che non vuoi fare. Anche messa così, vedo una serie di problemi (tipo: i vaccini sono obbligatori eppure è una costrizione imposta sul corpo degli individui, tuttavia mi pare ragionevole imporne l’obbligatorietà per ragioni che hanno a che fare con la salute pubblica), e volendo discuterne per davvero è complicato.

          • >la costrizione a impiegare il tuo corpo e il tuo tempo per cose che non vuoi fare

            Perche’ questa clausola non dovrebbe coprire l’evasione fiscale? Lo stato mi costringe a dare parte dei proventi del mio lavoro (quindi dell’uso del mio corpo/mente) per cui se non concordo sull’aliquota, secondo il tuo ragionamento, sarei autorizzato all’evasione (o almeno a parte di essa).

            Mettere una clausola all’obbedienza delle leggi ha la stessa pericolosita’ della proposta di alcuni di vietare il voto a parte dell’elettorato per supposta incapacita’ mentali (il famoso: “il loro voto conta quanto il tuo”). Il pericolo sorge quando la regola di esclusione e’ del tutto arbitraria.

            Allora meno pericoloso (bada non dico meglio o perfetto) implicare l’obedienza alle leggi, e un sistema da parte dei cittadini per farle abrogare (qualora siano considerate ingiuste da parte di una fetta della popolazione).

  1. Sarà che sono meridionale, e a noi terroni questa cosa della coscrizione obbligatoria – da Garibaldi in giù – ci è sempre andata di traverso
    Salvini si fa le seghe al pensiero che esisti.

  2. Luca ti leggo sempre volentieri apprezzando almeno lo stile, e la consequenzialità del tuo pensiero coi presupposti che ti sei scelto. Non sono quasi mai d’accordo, e non è perché come spesso dici ho scelto di vivere nel Medioevo, ma per il riconoscere in te proprio una disposizione profonda e contraria che mi fa pensare che ti vorrei prendere per le spalle e scuoterti e dirti tutte le mie obiezioni, e non per amore di polemica intellettuale (che tanto coi discorsi regolarmente non si arriva mai a niente), ma per desiderio che la tua libertà si persuada quantomeno ad abbandonare credenze peggiori di quelle che critichi. Ti preferisco scettico e perplesso che credente di queste credenze.
    Tipo, tempo fa di fronte al tuo post specista che su Facebook ingiungeva all’umanità presente di disgustarsi di se stessa di fronte al trattamento inferto agli animali, avrei voluto incazzarmi e replicare del mattatoio quotidiano dei feti praticato da una Planned Parenthood, che tu accetti come implicito nell’idea di libertà “riproduttiva”. Ma non mi piace “flammare” pubblicamente, come si dice. E non è questo il punto di oggi.
    Per il punto d’oggi, non discuto la giusta diffidenza che ognuno può avere di fronte alla pretesa dello Stato di rischiare la propria vita e di toglierla ad altri. L’obiezione di coscienza ha una rispettabile tradizione. Il più delle volte però non è solo una risposta concreta del singolo a un comando giuridico che egli fronteggia qui e ora, ma sottintende una filosofia che è semplicemente irreale. Ti invito a leggere i paragrafi 5 e 6 del “Concetto di Politico” di Schmitt (lì dove sei avranno sicuramente la traduzione inglese per la Chicago Press). Se ti va ne riparliamo.

  3. Il servizio civile è schiavitù e le tasse sono un furto. Solo una società volontaria basata sul principio di non aggressione portato fino in fondo è pienamente morale. Anche se questo vuol dire niente guerra, niente coscrizione, niente tasse, niente stato.

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