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La malintesa laicità dei laici a senso unico

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Ho la sensazione che un considerevole numero di persone, complici alcuni avvenimenti cruciali degli ultimi anni, abbia sviluppato un concetto piuttosto distorto della parola “laicità”.
Per costoro, a quanto pare, essere “laici” consiste essenzialmente nel propugnare la cosiddetta “laicità dello Stato”, con ciò dovendosi intendere la necessità che le decisioni di quest’ultimo siano svincolate dai precetti religiosi e dalle posizioni delle gerarchie ecclesiastiche.
Senonché, a me pare che questo punto di vista, che pure riguarda latu sensu il tema della laicità in termini generali, nasconda un’equazione insidiosa e fondamentalmente errata sul piano concettuale: quella in ragione di cui si finisce per attribuire a se stessi la laicità che invece appartiene a un altro soggetto, nel caso di specie lo Stato, come se le due cose coincidessero.
Mentre, di fatto, non coincidono.
Ad esempio può accadere, come in effetti accade spesso, che la stessa persona da un lato sostenga (a ragione) che le leggi su determinati temi quali l’aborto, l’eutanasia, la fecondazione assistita e via discorrendo debbano essere elaborate senza tenere conto dei dogmi religiosi, e poi dall’altro guardi con sospetto la Chiesa Cattolica, o addirittura si rifiuti di collaborare politicamente coi suoi esponenti, anche nel caso in cui essa assuma su temi diversi (per dirne uno l’immigrazione) posizioni analoghe alla sua.
Ebbene, io ritengo che persone del genere possano definirsi come individui non laici che si battono per vivere in uno Stato laico: e che si illudano che la laicità dello Stato, in quanto tale, possa trasmettersi per induzione anche a loro stessi, nella misura in cui a quello Stato appartengono.
Mentre, con ogni evidenza, così non è.
Dice Wikipedia, con una definizione che si avvicina molto alla mia: “La  parola laicità, in senso politico e sociale, denota la rivendicazione, da parte di un individuo o di una entità collettiva, dell’autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui”. La Treccani, dopo aver declinato i significati letterali e spingendosi quindi nell’accezione più complessa che è propria del campo politico, definisce laici “quelli che dichiarano la propria libertà da ogni forma di dogmatismo ideologico, non soltanto religioso”.
Mi pare evidente, quindi, che per dichiararsi “laici” sia necessario essere liberi da qualsiasi condizionamento e dogmatismo, non soltanto da quelli che ci si sono scelti; che l’idea secondo cui con la Chiesa non si parla e non ci si allea, mai e per nessuna ragione, sia essa stessa un condizionamento ideologico e un dogmatismo gigantesco; e che chi soggiace a quel condizionamento e a quel dogmatismo, illudendosi che ciò configuri un atteggiamento “laico” per il semplice fatto di avversare un’istituzione religiosa, si dimostri proprio per questo “non laico”, vale a dire l’esatto contrario di quello che crede o dice di essere.
Ne ho conosciuti parecchi, di questi paladini della “laicità” a senso unico: e debbo confessare che io stesso, fino a qualche anno fa, ho fatto parte a pieno titolo della loro schiera.
Poi uno cresce, e a un certo punto i condizionamenti e i dogmatismi iniziano a diventargli tutti ugualmente pesanti, tutti ugualmente odiosi.
Finché non capisce che per dichiararsi “laici” non è affatto sufficiente scagliarsi contro la Chiesa “senza se e senza ma”, a prescindere dal contesto e dall’argomento di cui si parla: anzi, è indispensabile l’esatto contrario.
Anche se, e forse proprio perché, fa molto meno figo.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

16 Comments

  1. Non ho capito. Essere laici significherebbe collaborare con la chiesa quando ha posizioni simili alle proprie?
    Quindi se vedo con favore l’intervento delle organizzazioni religiose in politica sia per l’accoglienza dei migranti sia per l’opposizioni al matrimonio gay sono laico?
    Sta a vedere chi i veri laici sono i conservatori religiosi.

    • Ti copioincollo un commento ricevuto su Facebook, che mi pare perfetto.

      Dopo aver letto il tuo post, a me sembra che più che un tema di “laicità”, ci sia un tema di “onestà intellettuale” e sano pragmatismo. Sono d’accordo con te: laicità NON è scagliarsi A PRIORI contro l’istituzione la cui ingerenza si tenta di combattere. Laicità è difesa, non attacco, se vogliamo (l’attacco, che pure esiste e ha le sue buone ragioni, è l’anticlericalismo).
      Da ateo, laicista e moderatamente anticlericale, sono convinto comunque che la Chiesa sia un’istituzione politica, di enorme influenza e con cui occorra fare i conti, adottando una visione strategica e pratica sui temi in cui l’alleanza può essere conveniente. Come si fa, del resto, con qualsiasi partner politico e non ideologico.
      Peraltro, per venire dalla tua, ciò che mi sorprende di molti laici è quanto essi si intromettano (ben poco laicamente) in questioni che riguardano esclusivamente la Chiesa e chi vi si riconosce, come il “problema” della comunione ai risposati.

      • Grazie per la risposta, ma non sono d’accordo. La laicità credo sia un metodo, un metodo che vuole il dibattito influenzato dalla ragione e non dalla superstizione.

        La mia obiezione rimane: Se sono contrario all’aborto, è laico vedere con favore le pressioni delle organizzazioni religiose sulla politica?

        • Qua non si parla di “pressioni” sulla politica basate su precetti, peccati e superstizioni. Ripeto, quella è una precondizione che riguarda lo stato, per la quale dovrebbero battersi tutti, cattolici e non cattolici. Dopodiché, trovare dei punti di contatto su iniziative politiche con organizzazioni di cattolici, ebbene sì, lo trovo laico.

          • Ripropongo in parte il commento fatto sotto:

            Credo che qui stia il malinteso, questa mi sembra una alleanza su temi progressisti che rinuncia al principio di laicità.
            Non vedo la differenza fra allearsi ad una organizzazione religiosa sulla battaglia contro la fecondazione assistita e un’alleanza a favore dei migranti.
            Siamo dunque tutti laici?

    • Per come la vedo io, mi ‘alleo’ con chi ha posizioni simili alla mia in un determinato argomento.
      Se lei è a favore dei matrimoni gay, non mi importa perché, banalmente non posso essere nella sua testa.
      Lo fa in quanto gay che vuole sposarsi e quindi per tornaconto personale, perché è contro le discriminazioni assurde in uno Stato che proclama l’uguaglianza o perché il suo amico invisibile tutte le notti le appare in sogno e le dice di essere a favore? Non mi interessa, andiamo avanti insieme, però che se l’amico invisibile di cui sopra le dicesse anche di bruciare i barboni le manderei i carabinieri a casa.

      • Credo che qui stia il malinteso, questa mi sembra una alleanza su temi progressisti che rinuncia al principio di laicità.

        • La laicità per come la vedo io è azione, non pensiero.
          È come il relativismo. Io posso essere convinto che Dio siano le zanzare. Il mio è assolutismo personale.
          Però se lei schiaccia una zanzara non le dico nulla, non posso razionalmente provarle la mia intima convinzione.
          Un laico per me è anche un cattolico antiabortista convinto, che però vota no ad un referendum per abolire l’aborto.
          Un fanatico è uno che si incazza quando lei schiaccia la zanzara.

    • Mah, Lui’, se tu trovi che lavorare insieme ai cattolici sull’immigrazione sia zoppicare, allora sì. Posto che, come forse sai, io con lo zoppo non ci sono mai andato.

  2. più banalmente la chiamerei “pratica dell’obbiettivo”.
    a me personalmente la insegnarono i comunisti, ma si può pensare anche alla evoluzione possibilista di peppino garibaldi (detto sia di passaggio: e guarda che bel cazzo di capolavoro, tutti).

    poi certo se uno si vuole autogalvanizzare o autoconsolare o autoassolvere gratificandosi anche della pecetta “laico”, amen; ma è una bella capriola. se verbale o concettuale, boh.

  3. La chiesa che ostacola una legge contro la discriminazione degli omosessuali fa tre cose che per me sono errate: 1) nega diritti che andrebbero riconosciuti; 2) lo fa sulla base di convinzioni religiose ritenendo che debbano essere imposte a tutti e 3) lo fa utilizzando privilegi (finanziari, di esposizione mediatica, di presenza privilegiata in istituzioni come la scuola statale e non solo). Quindi un’alleanza, sia pure pragmatica, con la chiesa (più ancora che, genericamente, con i “cattolici”) è per me, laico, possibile solo se non si verificano casi analoghi a 1) (ovviamente!) e a 3). Su 2) è da discutere: bisogna vedere se il guadagno di conseguire l’obiettivo sia maggiore della perdita di rafforzare il fanatismo. Se l’obiettivo è urgente e di fondamentale importanza (abbattere Hitler, ma anche cose non così pressanti), allora il laico si allea anche con i dogmatici, sarebbe a sua volta un fanatico se non lo facesse. Insomma, un atteggiamento laico non si affida a formule, ma consiste nell’esame caso per caso della situazione. Laico non è “andare contro la chiesa”, né “allearsi con la chiesa se vuole le stesse cose che voglio io”. Trattasi di formule deresponsabilizzanti e meccaniche in entrambi i casi. Quanto a me, è molto difficile superare il punto 3).

  4. Niente puerili atteggiamenti da bastian contrario: siamo d’accordo. Resta il fatto che, quando si è laici e si nota una convergenza con le posizioni della Chiesa (o di qualsiasi altra religione organizzata), sarebbe opportuno chiedersi quali sono le ragioni della posizione della controparte. Nel caso dell’immigrazione clandestina, di origine perlopiù musulmana e quindi tutt’altro che laica, è chiara l’aspirazione della Chiesa: realizzare un’inedita Sacra Alleanza anti-laica.
    Dopodiché, chi sostiene la laicità (come me) e desidera contemporaneamente politiche immigratorie di ampia accoglienza (non è certo il mio caso), valuterà tutti i fattori in campo, con l’obiettività che tu giustamente raccomandi; per stilare infine l’elenco delle proprie priorità.

  5. Non sono d’accordo sull’allearmi con qualcuno solo perché il fine su alcuni punti è lo stesso, perché le motivazioni sono diverse e questo farà sorgere problemi in futuro. Inoltre se uno ha un pensiero un minimo organico con dei principi fondanti alla base non può essere d’accordo su alcuni punti con la chiesa e su altri con dei marxisti.

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