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La lista dei razzisti: una barbarie

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Cos’hanno in comune Stefano Dolce, Domenico Gabbana, Carlo Tavecchio, Angelino Alfano, Rosi Bindi, le sentinelle in piedi, Povia e Salvini? Sono iscritti a un club, stavolta per davvero a loro insaputa.

Capisco: i personaggi citati non sono simpatici, e poca simpatia riscuoterebbe ogni tentativo di difenderli, specialmente perchè vengono chiamati in causa per affermazioni stupide, sbagliate, odiose. Eppure. La crescita di un sito del genere presenta aspetti inquietanti: potrebbe bastare avere un minimo di notorietà, fare una battuta che irrita i gestori della lista, per trovarsi l’appartenenza a questi elenchi: e mancherebbe solo la lettera scarlatta marchiata a fuoco sulla schiena, a quel punto. L’idea che sta alla base è la seguente: invece di criticare una idea, c’è bisogno di canalizzare odio verso chi è accusato di sposarla. Per intimorire chi sta nel mezzo, chi in fondo non lo pensa tanto ma a questo punto ha paura ad esprimersi per paura di irritare questi nuovi Torquemada. Perchè, alla fine, una dichiarazione estemporanea può essere equiparata ad una iscrizione al “partito dei cattivi”, esattamente come una reiterata abitudine a riversare odio contro determinate categorie.

La paura di essere associati alle Binetti, ai Tavecchio, ai Povia, è probabilmente sufficiente per prestare piú attenzione possibile ad esprimersi secondo i canoni del politicamente corretto. Ma questo, se all’inizio priva del gusto per il becero, nel lungo periodo finisce per rendere certi argomenti simili a un campo minato, perchè ogni affermazione (in un senso o nell’altro) può alla fine irritare qualcuno. Siamo, sempre e comunque, in un intorno della pretesa di un diritto a non sentirsi offesi, una pretesa assurda che ha conseguenze grottesche. Non auspico che sia un giudice a chiudere il RIRO: la libertà di espressione è appunto più importante anche delle preoccupazioni circa le sue conseguenze, e tanto mi basta. Ma spero che gli attivisti dei movimenti gay, i piú organizzati e visibili, dicano chiaramente che non è rispondendo all’odio di alcuni con odio cieco e indiscriminato che intendono vincere le loro battaglie.

Sarebbe molto facile stare dalla loro parte, a quel punto.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

12 Comments

  1. Faccio l’avvocato del diavolo: quello che viene riportato sul sito è già di dominio pubblico. Se googolassi “Tavecchio ebrei” o “Povia contro i gay” otterrei gli stessi risultati perché si tratta, appunto, di dichiarazioni pubbliche effettuate da personaggi “famosi”, non di conversazioni private riportate violandone la privacy.
    Se io facessi un sito in cui raccolgo tutte le dichiarazioni di “VIP” che dicono “l’amatriciana mi fa schifo” non sarebbe la stessa cosa?

    • Forse non hai capito cosa voglio dire nell’articolo, Jabba. Il fatto che una dichiarazione sia pubblica non toglie la natura dell’iniziativa, che ricorda le liste di proscrizione, quella dei “nemici di classe”: sembra un elenco di bersagli per esaltati, senza togliere il fatto che una volta che ci sei finito ti auguro buona fortuna a distinguerti dai Tavecchio e dalle Binetti.

    • Considera che ci possono finire anche gente che ha postato su FB robe razziste e/o omofobe, magari limitando la privacy di quei post ai suoi soli contatti.

  2. Alcune considerazioni:
    1 – Luca, tu dici: “invece di criticare una idea, c’è bisogno di canalizzare odio verso chi è accusato di sposarla” – Siamo sicuri di voler elevare razzismo, omofobia e xenofobia a delle “idee”? A ben vedere, sono pregiudizi.
    2 – Dici anche: “sembra un elenco di bersagli per esaltati, senza togliere il fatto che una volta che ci sei finito ti auguro buona fortuna a distinguerti dai Tavecchio e dalle Binetti” – Vorrei ridimensionare il problema. Al di là degli sfoghi e degli insulti dietro a un pc, faccio fatica a trovare esempi di persone che, per il fatto di essere omofobe, abbiano ricevuto minacce personali, aggressioni, insulti faccia a faccia. Normalmente si verifica il contrario, e piuttosto frequentemente. Le dichiarazioni omofobe non causano direttamente, ma supportano ideologicamente la violenza fisica. Violenza che avviene già. Per quanto riguarda il razzismo, ammetto di essere meno informato. Seriamente (non è una domanda retorica a favore dei miei argomenti): esiste una casistica di persone xenofobe, omofobe o razziste che hanno realmente passato dei guai a causa delle loro dichiarazioni? In che misura?
    3 – Ma di che “liste di proscrizione” stiamo parlando? Più delle parole, fortunatamente, contano sempre i fatti. Guido Barilla ha fatto delle dichiarazioni poco inclusive ai tempi, ne ha pagato le conseguenze in termini di danno all’immagine, e ora Barilla ha fatto enormi e positivi cambiamenti in merito. Immagine ristorata e miglioramento dell’inclusività aziendale, grazie al potere del mercato.

    Io ho sempre l’impressione, quando sento argomenti come i tuoi, Luca, che dietro una apparente e pretestuosa difesa della libertà di parola/opinione si nasconda un ben poco nobile paraculismo. Si vuole essere liberi di offendere ed esprimere opinioni “violente” senza passarne le conseguenze. E invece no: se sai che potresti offendere qualcuno, ma lo fai lo stesso, accetta il fatto che poi vieni visto come uno stronzo. Punto. Pensi di avere l’immagine pubblica rovinata, e vuoi smettere di esser considerato stronzo? Cambia e non piangerti addosso (tipo il patetico Tavecchio che evoca complotti di chissà quale sorta).

  3. Fatemi capire. In Italia c’è la caccia alle streghe contro il gender e i gay, leggi che impediscono di parlare di omosessualità nelle scuole, insegnati indagati per aver portato in classe un libro con scene d’amore omosessuale, manifestazioni omofobe nelle scuole e in tutte le piazze, omofobia e propaganda antigay 24/7 in tv, film censurati, mostre d’arte censurate solo per fare alcuni esempi. E il problema sarebbe un sito sconosciuto?

    • In Italia c’è gente che sta tutte le sere davanti a un pc a farsi le seghe e a descrivere una realtà che non esiste, tipo caccia alle streghe, e che ha la stessa idea della libertà d’uno Stalin in giornata no.

  4. Sostanzialmente, quando, per sostenere una propria affermazione, si arriva ad invocare la libertà d’espressione, vuol dire che non c’è nessuna motivazione razionale valida a sostegno dell’affermazione stessa. Perché altrimenti avresti portato avanti la discussione usando quella motivazione invece di dire: gne gne posso esprimere ciò che voglio.
    Concordo con enrico, non mi sembra che nei confronti di un Borghezio o di un Povia ci siano ma state minacce fisiche, semmai grosse prese per il culo rispetto alle loro dichiarazioni (che secondo il tuo punto di vista rientrano nella libertà di espressione).
    Ricordo che la libertà di espressione NON include la libertà di non essere criticati per ciò che si dice, né la libertà di non essere responsabili di quel che si dice.

  5. “Sai che ti dico Donowitz? Questo potrebe essere il mio capolavoro”
    La storia di questa lista mi ha fatto tornare in mente il tenente Aldo Raine di “Bastardi senza gloria”, lui si che sapeva lasciare il segno!

  6. Mi sembra un pensiero fine a sè stesso.. nel senso che sta cazzata di RIRO non è in alcun modo ufficializzata da chichessia e non mi sembra altro che, come scrivono loro stessi, un aggregatore di notizie pubbliche (fatto importante).
    Quindi posso trovare corretto magari il ragionamento in sè ma parte da una base inconsistente e di nessun rilievo.

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