La Grande Proletaria e’ stata mossa

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Non e’ proprio uno scoop, ma sicuramente delinea con piu’ chiarezza le posizioni, e sgombra il campo da molte dietrologie oziose e patetiche. Parlo del resoconto di Peter Spiegel sul fine settimana di inizio Novembre 2011, esattamente dieci giorni prima che Silvio Berlusconi rassegnasse le dimissioni da Presidente del Consiglio. Un breve riassunto, per chi non avesse voglia, tempo, o avesse esaurito il numero di articoli grauiti al mese del Financial Times:

1. Il governo tecnico di Papademos, in Grecia, e’ conseguenza della totale perdita di credibilita’ del Pasok, al governo dall’inizio della crisi. In Grecia si e’ effettivamente verificato un cambio di governo determinato da pressanti richieste della comunita’ internazionale.

2. Tutti i leaders avevano in mente un piano per tenere a galla l’Italia, ma la Bundesbank aveva obbligato il governo tedesco a non accettare aiuti non condizionali – in sostanza, la Bundesbank suggeriva un piano di salvataggio del FMI in piena regola.

3. Obama ha scelto, per ragioni misteriose (non ideologiche, probabilmente) di supportare Berlusconi:

Merkel supported the plan politically, and if Italy agreed to the €80bn IMF programme she may be able to go to the Bundestag to increase the size of the rescue fund itself. But on SDRs, the answer was no.  Mr Obama had agreed with the Italians that the IMF programme was a bad idea. “I think Silvio is right,” Mr Obama said (…). Giulio Tremonti, Italy’s finance minister, held firm: Rome would accept IMF monitoring but no programme. Would the Italian monitoring plan, plus a commitment by Germany to contribute bilateral loans, be enough, Mr Sarkozy asked. “No. Germany has one-fourth of all [eurozone] SDR allocations,” Mr Obama objected. “If you have all the EU countries together but not Germany . . . it starts losing credibility.”

4: Berlusconi, questo appoggio non se l’e’ giocato proprio benissimo:

The leaders met again the next morning but the momentum was gone. “The storm was over,” said one person at both meetings. The SDR plan would never again see the light of day. Italy would get a monitoring programme but no funding. And to compound the failure, Mr Berlusconi at his closing news conference publicly acknowledged what everyone had assiduously attempted to keep secret: that the IMF had offered him a rescue programme. Italy would suffer the stigma of needing a rescue but without receiving any assistance. (…) When markets reopened, Italian borrowing costs soared. Within the week they would nearly touch 7.5 per cent

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Vengo alle mie considerazioni.

a. Berlusconi e’ un incapace, e lo ha dimostrato con la geniale leggerezza che l’ha portato fuori da Palazzo Chigi. Non e’ stato il complotto, non e’ stata la pressione internazionale. I leaders a Cannes volevano la rimozione di Papandreu, non la sua: ma lui e’ stato talmente bravo da sbattersi fuori da solo, rilasciando una dichiarazione che ha gettato benzina sul fuoco. E pretendeva pure di convincerci che, se nessuno si fidava piu’ di lui e della sua maggioranza tenuta insieme con lo sputo, Scilipoti e Razzi, la colpa fosse di qualche gomblotto. Beh, qualche fenomeno, a destra come a sinistra, Berlusconi l’ha effettivamente convinto.

b. Non sapremo mai cosa Obama avesse in mente, se avesse un piano, se ci fosse uno scambio, o se e’ semplicemente un altro che, per cosi’ dire, usa un grande potere con grande fantasia. Dopo aver gia’ sofferto la piu’ grave recessione degli ultimi decenni, l’Italia ha vissuto una crisi del debito, nel 2011, che si sarebbe potuta serenamente evitare. Un piano dell’IMF non sarebbe stato popolarissimo, non avrebbe forzato l’Italia a fare tutte le riforme, ma sarebbe stato molto piu’ efficace. Nonostante, ovviamente, nulla possa sostituire un buon governo politico: un esecutivo legato mani e piedi a un prestito ha molta meno legittimita’.

c. Weidmann ha evitato la creazione di numerosi, gravissimi, precedenti. Di questo dobbiamo ringraziare lui, e l’architettura istituzionale tedesca. Una lezione importante per un paese, come il nostro, frequentemente in preda a deliri sudamericani in cui si sfumano le distinzioni tra i poteri, e si mettono i principi di checks and balances costituzionali sotto i piedi. Pur non essendo un fan del rotolo cattocomunista, sono ancora meno appassionato all’arbitrio del potere che sembra essere la malcelata ambizione di ogni esecutivo degli ultimi vent’anni, culminata nella sfacciata occupazione partigiana di ogni organo di garanzia, dalle presidenze delle Camere alla Consob.

d. Lamentarsi della perdita di sovranita’, dei “poteri forti” internazionali che vogliono comprarsi le imprese italiane, e tutto il resto va benissimo. Siamo un paese democratico, e nessuno e’ un cavallo. Purche’ , per carita’, la si pianti con la retorica della Grande Proletaria, che tutti cercano di fregare per oscure ragioni. L’Italia non e’ la Moldavia o l’Uruguay, con tutto il rispetto per la Moldavia e l’Uruguay, ma la settima potenza mondiale. Gestita, purtroppo, da gente che probabilmente non ha un’idea di cosa sia l’interesse nazionale, e quando dovesse averla non e’ in grado di perseguire il minimo obiettivo per incapacita’ personale o vincoli auto-inflitti. C’entrano poco, oggi, i complotti, lo spionaggio, le cazzate. Non siamo negli anni ’70 e non ci sono misteriose scuole di lingue a Parigi cui attribuire, magari con ragione, la genesi dei fatti italiani.

Concludo: in questi anni non vorrei essere nei panni di chi, tra gli alti funzionari, i pochi dirigenti politici con un minimo di senno, e i vertici militari e istituzionali, ha cercato di tenere in piedi la baracca nonostante l’immensa quantita’ di idiozie prodotte, di pavidita’ mostrate, di inadeguatezze palesate di fronte a una situazione di emergenza. Perche’ sara’ vero che le guerre si fanno con gli eserciti che si hanno, ma se il tuo esercito inizia a spararsi sui piedi un po’ ti girano.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

1 Comment

  1. più che prendersela con la Grande Proletaria, a me rimane un dubbio. Non capisco come alcune menti ‘intelligenti’ di questo paese (e di altri) riescano a volere nello stesso tempo la completa autonomia della propria gestione interna (il governo, ad esempio) però si indebitino fino al midollo oppure cerchino capitali stranieri in terra natìa.
    Insomma, se io contraessi un debito con Gino, diciamo di 200k euro, fossi paurosamente in ritardo con i pagamenti piangendo miseria e Gino mi vedesse in centro con la mia nuova Maserati fresca di concessionario, probabilmente farebbe una bella telefonata al suo avvocato, tanto per cominciare.
    E fin qui ci sta, ma se all’arrivo dell’ufficiale giudiziario che mi vuole pignorare la Maserati io reagissi incazzato dicendo ‘ma come si permette, avrò il diritto di comprare ciò che voglio!’ ecco, a quel punto smetterei di capire.

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