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La fantasmagorica puttanata dei “migranti economici”

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La domanda è una domanda semplice, ed è più o meno questa: date le premesse che spingono (o dovrebbero spingere) i paesi economicamente “sviluppati” all’accoglienza dei migranti, esiste un motivo ragionevole per cui riteniamo che chi scappa dalla guerra, da una calamità naturale o da un regime illiberale debba essere accolto, e invece chi fugge dalla fame, dalla miseria e dalla disperazione no?
Voglio dire: la disgrazia di dover condurre un’esistenza segnata dalla povertà è oggettivamente meno drammatica, e quindi meno meritevole di tutela, rispetto a quella consistente nella persecuzione politica o nei bombardamenti?
Onestamente, a me non sembra.
Eppure, come tutti ben sappiamo, attualmente la distinzione esiste, ed è una distinzione tutt’altro che marginale: se è vero, come purtroppo è vero, che da essa discende la cospicua differenza di trattamento che passa tra l’accoglienza da un lato e i cosiddetti “respingimenti” dall’altro.
Sul piano lessicale abbiamo risolto questa ingiustificata disparità inventando la locuzione “migranti economici”: una formula, ne converrete, alquanto blanda, che sembra essere stata concepita apposta per neutralizzare e normalizzare i contorni di un fenomeno che nella realtà non è affatto meno grave e meno penoso degli altri.
Così gli affamati, i denutriti, i disperati che arrivano dalle nostre parti per non crepare di stenti, di miseria e di malattie, sono diventati semplicemente “migranti economici”, pronti per essere metabolizzati dal cosiddetto immaginario collettivo come una massa di rompicoglioni che si possono rispedire al mittente senza troppe manfrine, con buona pace delle coscienze di tutti.
La realtà, quella vera, è che si tratta di una distinzione giuridicamente fondata, in nome delle convenzioni internazionali che proteggono i rifugiati, ma nella sostanza assai povera di nesso logico, che declinata come la stiamo declinando finisce per assumere le spaventose sembianze dell’arbitrarietà: un po’ come se un giorno o l’altro decidessimo di accogliere solo gli immigrati che superano un certo peso e di rispedire a casa tutti gli altri, dopo averli graziosamente battezzati “migranti leggeri”.
Dietro quella  distinzione si nasconde un concetto di accoglienza ipocrita e peloso, che si barrica dietro il paravento degli accordi tra stati in modo meschino, dimostrando nei fatti di aver completamente smarrito le ragioni per cui le società avanzate ne hanno concepito l’esistenza e teorizzato la necessità; un concetto distorto e monco, il cui unico spirito autentico consiste ormai nella frenesia difensiva di demoltiplicare, ridurre i numeri, escludere.
Di questo passo, prima o poi, finiremo inevitabilmente per pulirci il culo anche con la convenzione di Ginevra.
È solo questione di tempo, e di inventare qualche parola nuova di zecca per poterci dimenticare pure quella. 

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

6 Comments

  1. nessuno nota che letteramlente i migranti economici sono anche i rifugiati siriani in Turchia che si imbarcano per la Grecia, infatti questi scappano non dalla guerra ma dai campi profughi in Turchia, cioè cercano migliori condizioni di vita ( in Nord Europa) e non maggiore sicurezza fisica. Riguardo quelli che scappano dalla fame alcuni più che 3 pasti al giorno cercano una tv a schermo piatto, vedasi http://www.wsj.com/articles/young-men-in-senegal-join-migrant-wave-despite-growing-prosperity-at-home-1434127244

  2. Ma una persona non dovrebbe essere libera – assoggettandosi alle leggi locali – di andare a vivere dove gli pare senza dover fornire motivazioni? Oppure questo diritto spetta solo ai ricchi?

    • Attenzione, qui si parla del diritto di asilo. Esiste l’immigrazione legale. Per entrare senza uno sponsor in uno stato devi dimostrare di essere un rifugiato (cioè essere discriminati per idee politiche, razza, etnia, orientamento sessuale). Purtroppo il mondo è organizzato in stati che esercitano l’esclusività del potere all’interno dei loro confini. Per cui, gli stati possono decidere di far entrare chi vogliono respingendo gli altri.

  3. Considerazioni abbastanza superficiali in questo post. Un po’ come discutere se e’ meglio la tachipirina o l’aspirina per guarire un tumore. Siccome si discute di minchia, qualsiasi argomento e’ valido, basta cambiare prospettiva.
    La soluzione la sappiamo tutti, ma e’ infattibile, perche’ il vero potere se ne sbatte di noi e dei migranti e continua a macinarci triliardi sfruttando sia noi che loro.

    Premettendo ancora che parliamo di cazzate e non di soluzioni, che cosa stai proponendo Capriccioli? Riassumo:
    1. Sono tutti poveri cristi e hanno il diritto di vivere e lavorare dove vogliono
    2. Ce ne sono circa 600 milioni in Africa
    3. Li portiamo tutti in EU
    4. Poi gli diamo il lavoro, la casa, l’assistenza sanitaria e il reddito di cittadinanza.
    5. che non riusciamo a dare neemno ai nostri concittadini
    6. Alla fine li molliamo in mezzo a una strada e li costringiamo a delinquere per non morire di fame e di stenti (come a casa loro)

    E questa sarebbe una soluzione?. A me mi pare un cagata pazzesca (citazione colta).

    Capriccioli, perche’ non ti esibisci in un nuovo post e spieghi chiaramente cosa proponi per circa 600 milioni di disperati che potrebbero arrivare in Europa (anche di piu’ se si sparge la voce che qui e’ un eldorado).
    Magari hai anche delle idee interessanti.
    Potrebbe anche venirmi voglia di supportarle.
    Cosi’ mi sembra solo un gran mucchio di cazzate.

  4. Sono rimasto molto colpito dall’inizio dell’articolo…”la disgrazia di dover condurre un’esistenza segnata dalla povertà è oggettivamente meno drammatica, e quindi meno meritevole di tutela, rispetto a quella consistente nella persecuzione politica o nei bombardamenti? Onestamente, a me non sembra.” Mi pare un ragionamento sensato dal punto di vista umanitario ma non sostenibile da quello economico. Quanti sono i poveri in Africa? La stragrande maggioranza, rispetto ai benestanti non c’è nemmeno paragone. Se venissero tutti qui come li aiutiamo? Ma anche non tutti, per carità la Grecia ne ha circa quanti noi. Coloro che arrivano in povertà una volta in Italia restano in quella condizione. Non si ha liquido per garantire una vita DIGNITOSA a queste persone, considerato che non ci sono stati i soldi per le pensioni qualche mese fa. E chi è in povertà, per non morire, si arrangia come può e quindi deliquendo; esattamente come sta capitando sempre a più italiani. Tra l’altro accogliere e aiutare chiunque arrivi da situazioni drammatiche e lasciare italiani nelle stesse condizioni soli a sè stessi, o comunque con meno aiuti, non può che alimentare scontri sociali implicanti le gategorie più povere.
    Quindi per quanto possa essere nobile il sentimento non lo è altrettanto l’atto. Non perchè brutto o irrispettoso ma in quanto impraticabile.

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