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La differenza tra noi e loro

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E vuoi che passi un giorno senza che i nostri aspiranti salvatori della patria non diano il loro contributo per sviare il dibattito pubblico? Oggi si vendicano di Daria Bignardi, colpevole di aver chiesto conto ad Alessandro Di Battista del padre fascista. Anzi, ex fascista, perché oggi vota M5S (no, non e’ una battuta, è davvero l’argomento usato da Rocco Casalino per convincerci che a Di Battista Sr. è passata). E come si vendicano? Chiedendole com’è aver sposato il figlio di un assassino. Daria Bignardi e’ infatti sposata con Luca Sofri, figlio di Adriano. Il capocomico Grillo fornisce pure un link alla puntata di La Storia Siamo Noi per sull’omicidio Calabresi, visto che molti elettori grillini si interessano di poltica da poco e potrebbero non sapere di che si parla.
Ora, a parte che giusto tra gli elettori M5S ci poteva stare qualcuno che non sa che la Bignardi è sposata con Sofri (si vede che non sono radical chic come noi), che probabilmente alla Bignardi dei trascorsi del suocero frega poco e che comunque Sofri ha scontato la sua pena. A parte tutto questo, a nessuno del M5S sfiora l’idea che Daria Bignardi non è stata eletta in Parlamento, non rappresenta nessuno e non vota nessuna legge?
Perché c’è una differenza fondamentale tra chi è eletto e chi no: chi è eletto ad una carica rappresenta molto più di sé stesso e deve rispettare il fatto che i cittadini possano anche essere interessati a cose che lui reputa non interessanti. Per esempio come si trovi con un padre “orgoglioso fascista”.  Il giornalista che fa le domande si rende interprete di questo interessamento e nel caso lo faccia male ci mette in gioco la sua reputazione. Per la cronaca, Di Battista aveva anche risposto bene, dissociandosi dalle idee del genitore camerata.
Il giorno in cui Daria Bignardi deciderà di fare politica, le domande su Adriano Sofri, Lotta Continua e simili saranno più che legittime. Fino a quel giorno, cari portavoce pentastellati, come in tutti i paesi seri, i giornalisti fanno le domande e voi rispondete.
P.S. Io ho un bisnonno mangiapreti, socialista e aizzatore di folle. So che non interesserà a nessuno, ma io ne vado tanto fiera.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

11 Comments

  1. Certo che se i giornalisti facessero davvero giornalisti sarebbe davvero una bella cosa.
    Una giornalista chiede delle idee del padre dell’interlocutore “non è una cosa che la mette in imbarazzo?”. Risposta “Mio padre è mio padre, io sono io”
    Qual è la notizia? Le colpe dei padri devono ricadere sui figli?
    E poi via, articoli su articoli a difendere l’indifendibile. Cioè una giornalista che ha fatto una domanda stupida, per provocare una risposta ancor più stupida di Casalino, ma qui dovremmo guardare al fiocco di neve più che alla valanga.

  2. Io sarei imbarazzata se mio padre dicesse pubblicamente le cose che dice il padre di Di Battista. Magari tra gli elettori pentastellati ce n’e’ qualcuno che vuole assicurarsi che il suo rappresentante si dissoci dalle idee di suo padre prima di ridargli il voto e farlo diventare presidente del consiglio.

    • Ah, dev’esserci il bollino “mi dissocio da tutte le altre idee di parenti di primo e secondo grado in linea ascendente e discendente”, capisco.
      Fargli delle domande dirette sul programma del M5S per esempio (tipo i 7 punti delle proposte delle europee che sono altamente discutibili se non improponibili) non basta, bisogna proprio farli dissociare. Il famoso programma per dissociazione.

  3. Non è una domanda stupida, cara Francesca. E’ una domanda e basta. Ficcatevi nella testa che se siete in Parlamento a rappresentarmi, io vi posso porre tutte le domande che voglio, anche quelle scomode, anche quelle che vi danno fastidio.

    Sono d’accordo: le colpe dei padri non devono ricadere sui figli. Infatti nessuno ha inteso condannare Di Battista per il sol fatto di essere figlio di suo padre. La domanda (perchè di ciò si trattava, non di un’accusa!) era volta a capire quale fosse l’opinione del figlio a proposito delle idee del padre, e personalmente trovo interessante conoscere l’opinione del giovane Di Battista sul punto.

    Lo sport preferito dai grillini è indagare sulle vite dei “figli di”, per poi sputtanarli e metterli alla berlina. E, del tutto legittimamente, lo fanno al contrario, nel senso che chiedono conto ai figli (perfetti sconosciuti che nemmeno ricoprono cariche elettive) delle loro fortune – quasi come fosse ovvio che tali fortune derivino dal rapporto di parentela col potente genitore – neanche li sfiora l’idea che anche il “figlio di” possa essere uno bravo e meritevole.

    Ebbene, gli stessi grillini che amano gettare merda, ad esempio, sulla libera cittadina figlia della Fornero, fanno poi gli schizzinosi se si chiede conto ad un PARLAMENTARE (non ad un cittadino qualunque) delle eventuali contiguità di pensiero con il padre orgogliosamente fascista. Reagiscono stizziti, infastiditi. Sputano veleno.

    C’è poco da fare gli schizzionosi, ragazzi. Questa si chiama politica, questa si chiama democrazia. Get over it.

    • Se fare giornalismo passa per “siccome l’hai fatto tu allora lo faccio anch’io” stiamo messi bene. I post di Grillo sviliscono il linguaggio, lo abbassano in modo spaventoso. E la soluzione è inseguirli sulla stessa scia?

      Fra l’altro la figlia della Fornero è professore associato all’Università di Torino, di soldi pubblici si trattava e quindi era lecito parlarne:
      http://www.corriere.it/politica/12_febbraio_07/La-titolare-del-welfare_1369e9e4-5167-11e1-bb26-b734ef1e73a5.shtml
      Come è lecito parlare di tutti i vari figli sparsi negli atenei presidiati dai genitori (c’era una puntata interessante di Report su Parentopoli).
      Del padre di Di Battista è fascista e se ne vanta. A meno che Di Battista non includa dei soldi per far curare il padre tra le spese di rappresentanza di deputato davvero non so a che serva chiedergli di imbarazzarsi per il padre che si ritrova, se non per far felici quelli che “ah vedi che bella personcina, si è dissociato”.

      • Sì, mi interessa sapere se Di Battista si dissocia, e allora? Per me questo è importante, se per te non lo è puoi non curarti della risposta di Di Battista. Non capisco, però, perché prendertela per il fatto che qualcuno gli ponga una semplice domanda. Io sono ben felice che si sia parlato della figlia della Fornero. Per lo stesso principio secondo cui tu dovresti tollerare le domande della Bignardi. Per me il principio vale sempre, le domande sono sempre lecite e benvenute. Punto. Per te, invece, sono lecite solo quando mettono in difficoltà gli altri (ad esempio la figlia della Fornero – l’ho citata per rilevare la vostra incoerenza, non per biasimare chi intervista i “figli di” nè tantomeno per difenderla). Quando invece le domande mettono in difficoltà i 5 stelle allora partono i distinguo, i benaltrismi e tutto il resto. Qualcuno qui è un filino incoerente.

      • -difendiamo la costituzione senza se e senza ma
        (a parte il 67 che andrebbe cambiato, e facciamo un bel referendum sull’euro anche se è contro la stessa costituzione)
        -nel ’93 i cittadini dissero no al finanziamento pubblico ai partiti, ci stanno rubando i soldi!
        (dissero nella stessa occasione anche no al proporzionale e sì al maggioritario, eppure quello ce lo siamo talmente dimenticati che abbiamo scelto il contrario online, almeno i 30k aventi diritto)

        or ora

        -un giornalista ha diritto di porre domande scomode al politico di turno
        (tranne quando il politico di turno è dei nostri, in quel caso sono questioni irrilevanti, i veri problemi sono altri)

        niente di nuovo sotto il cielo pentastellato, insomma.

  4. Sciocchezze. La Bignardi ha fatto la disinvolta con uno come Di Battista. Chiederebbe mai a Napolitano dei suoi trascorsi universitari nel Guf? Farebbe mai una domanda del genere a qualcuno più potente? Io credo di no. Nei paesi normali i giornalisti fanno domande scomode a tutti, non si schierano a soggetto.

  5. Sciocchezze? Ti stai dando torto da solo. Quando un giorno la Bignardi intervisterà Napolitano evitando di porgli domande scomode potrai dire di avere ragione. Nell’attesa vale la regola che tu stesso hai sottolineato “nei paesi normali i giornalisti fanno domande scomode a tutti”. Appunto, anche al giovane Di Battista.

  6. Ah ma quindi le colpe dei padri ricadono sui figli. Vi siete riscoperti più che ortodossi.
    In realtà qui c’è una totale mancanza di argomenti, e il modo in cui ha ribattuto Casalino del mv5s è assolutamente opportuno. La risposta di Di Battista “mio padre è mio padre, io sono io” è quanto di più naturale e onesto che poteva esserci.
    La Bignardi, e Fazio che corre ad invitare la Boldrini, fa parte di quella sinistra partecipativa al caviale che si dà man forte perché mangia tutta nella stessa ciotola (lo dico da elettore di sinistra).
    L’ex presentatrice del Grande Fratello ha fatto una domanda tendenziosa e disonesta (tornandoci sopra più volte) ed è stata ripagata esattamente con la stessa moneta.
    C’è il padre di Di Battista in parlamento? No.
    Aveva senso insistere sulle idee politiche del padre? No.
    Si è mai Di Battista affiliato a certi proclami? No.
    Non pretendo che la Bignardi abbia correttezza giornalistica e fervore deontologico, ma pure qui che gioco si fa? Si cavalca l’onda per aumentare le indicizzazioni su google?
    Potete fare di meglio. Il minimo sindacale, almeno.

  7. Che mammolette! Fate tanto i paladini della libertà, della democrazia, del giornalismo libero e vi irritate per una normale domanda che avrebbero posto ovunque nel mondo ad un politico.

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