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La dea laurea

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Sulla vicenda delle false lauree e del master di Oscar Giannino si è detto tanto. Forse anche troppo, considerando la reale entità del problema (mi è infatti oscuro il modo in cui questo possa inficiare la credibilità programmatica di Fare per Fermare il Declino). Tuttavia, credo che, nonostante questo fiume di pixel spesi per infierire, gli innumerevoli sagaci analisti abbiano mancato – come spesso accade – il punto fondamentale, il nocciolo della questione. E’ successo che un grande (io lo considero tale) giornalista economico e ora candidato alle elezioni politiche abbia cavalcato e forse provocato l’onda di una biografia inesatta. In questa biografia si segnalava che il suddetto giornalista ha conseguito due lauree (economia e giurisprudenza), nonché un master presso una prestigiosa università americana. La prima cosa che mi è venuta in mente è stato chiedermi perché. Perché un intellettuale stimato e di successo come Giannino ha dovuto inventarsi credenziali accademiche per poi smentirle soltanto una volta scoperto? Di primo acchito, la risposta è stata: per quella faciloneria e grandeur all’italiana che conosciamo bene; per quel volersi mostrare come più di ciò che si è realmente (show off, direbbero gli inglesi). Del resto, sono qualità e metodi abbastanza diffusi e la maggior parte delle volte – quando non si finisce nella falsificazione e quindi nell’illegalità – non fanno male a nessuno.

In un secondo momento, riflettendo meglio sull’oggetto (cioè i titoli accademici) e lasciando da parte per un attimo il soggetto (Oscar Giannino), ho capito che la questione è decisamente più ampia e riguarda noi tutti. Ovvero, riguarda quella mentalità diffusa che glorifica il pezzo di carta e lo rende elemento di legittimazione intellettuale. Lo schema è questo: se hai la laurea, sei autorizzato ad esprimere concetti elaborati, a parlare di temi spinosi, a sviscerare sapere e dunque per questo sei credibile; d’altra parte, se esprimi concetti elaborati, parli di temi spinosi e svisceri sapere (e magari hai pure un eloquio forbito), allora non c’è alcun dubbio: hai una laurea. Tutto ciò, pur essendo abbastanza verosimile e spesso anche riscontrabile, è naturalmente falso in senso assoluto. E allora capita che questa mentalità idiota travolga persino un personaggio intellettualmente notevole, che, nonostante sostenga di “non aver mai fatto uso di credenziali accademiche per accedere a posti di lavoro”, si adegua per essere accettato come pensatore, per legittimare le sue parole, i suoi contenuti. Insomma, per farsi autore autorevole.

Ora, gli errori di Giannino sono evidenti. Ma fare finta di non capire le ragioni profonde di questi errori significa non guardarsi allo specchio. Significa perpetuare la logica del valore legale del titolo di studio e dargli valore intellettuale, proprio come se percorso accademico e percorso intellettuale coincidessero. Non è così, e lo dice uno che è laureato, sta prendendo la seconda e forse farà pure un dottorato. Ma me ne frego dei titoli di studio quando si tratta di prestare ascolto e di chiederlo agli altri; mi occorrono soltanto per perseguire l’obiettivo di fare ricerca nel mio campo.

Caro Oscar, avresti dovuto fare altrettanto, visto che il tuo obiettivo professionale lo hai raggiunto anche senza. E dovremmo fare altrettanto noi tutti. Perché, prima di abolire il valore legale del titolo di studio, occorre abolire questa mentalità che lo deifica: non è un’autorizzazione a parlare, è soltanto l’attestazione di uno dei tanti percorsi della vita.

 

10 Comments

  1. sono d’accordo sul concetto ma non sul caso specifico. Giannino NON sa di economia e NON è un grande giornalista economico. Una persona che abbia competenze elementari di economia non va in giro a conferenziare sulla “creazione giornaliera di debito pubblico” come giannino ha fatto per mesi lo scors anno, tra l’altro utilizzando in modo molto dubbio le serie storiche di bankitalia. Sono cose talmente grossolane da equivalere ad un vero e proprio “salto dello squalo”. Ciò detto, concordo che alle sue ingenue bugie sul curriculum è stata data forse una impotanza eccessiva, e magari per i motivi sbagliati. Ma le bugie restano, e non fanno onore a chi le ha dette. Così come le castronerie profferite in precedenza rimangono tali, e non basterebbero 3 master a chicago per redimerle

  2. In quanto simpatizzante di FID, quello che mi preoccupa della vicenda é altro: che un partito neonato inizi a sfilacciarsi prima ancora della prova elettorale, abbandonato da uno dei fondatori. Generalmente sono ostile al dietrismo, ma la decisione di Zingales mi sa tanto di pretesto. Dice di continuare a condividere le idee di quanti hanno dato vita a FID, eppure fa una mossa del genere a pochi giorni dalle legislative: davvero non poteva carcare una soluzione con Giannino, diretto interessato? Davvero era necessario delegittimare il leader di uno schieramento -leader che in ogni caso non avrebbe la minima possibilità di occupare una carica ministeriale- una manciata di giorni prima delle elezioni?

  3. per millantare, il mazzo in biblioteca per 5 anni con 3 € in tasca te lo devi fare. se non ne hai bisogno perchè si capisce il tuo spessore senza mostrare titoli, allora chapeau. se millanti, evidentemente non ti fidi di quello che sei. a parte il parcheggiatore abusivo che ti chiama “dottò” solo perchè hai una camicia pulita, buona parte delle persone mediamente istruite sanno che il titolo c’entra poco con le capacità professionali di una persona. a maggior ragione dopo la diffusione aggressiva delle varie cepu. stop.

  4. Vorrei solo sottolineare che gli inglesi con show off intendono l’esibire quello che si ha o si è realmente mentre volersi mostrare come più di ciò che si è o si ha realmente viene tradotto con (to) pretend!

  5. Ha ragione Enrico, le inesattezze del Giannino giornalista economico (e non economista, non facciamo confusione) sono palesi a chiunque mastichi un po’ di economia, che l’abbia fatta all’università, alle scuole serali o in proprio.
    L’unica ragione per cui passano nel dibattito italiano è perché non esiste un dibattito italiano, non c’è un giornalista – uno – che faccia il suo mestiere e controlli fonti e dati o si appelli a esperti, invece di pontificare o spacciarsi per intelletuale.
    Niente contro Giannino, che mi ispira simpatia e mi ispira empatia in questa triste vicenda, ma non si tratta di quanto questo palso falso invalidi il programma economico di FID, perché la politica non si fa (solo) con i programmi, le idee o le parole ma (anche) con la credibilità, cioè l’essere considerati degni al di là di ogni sospetto di occupare le istituzioni al solo scopo di attuarlo, quel programma.
    E’ ovvio che il problema non è la piccolezza di un master che c’è o non c’è, ma la menzogna in sé.

  6. “Perché, prima di abolire il valore legale del titolo di studio…” Eliminare il valore legale delle lauree?
    Roberto, ti invito a guardare la commeddiola “Nine months- imprevisti d’amore”, in cui un fantastico Robin Williams interpreta un veterinario dell’Europa dell’Est che si ricicla come ostretico (minuto 3:43): http://www.youtube.com/watch?v=NrLhrLPUw-w

  7. Rob, ho molta stima di te e anche se la pensiamo diversamente, sia su alcuni aspetti delle scienze sociali sia su quelle politiche, ti rispetto molto. E ti leggo sempre con piacere. Però questa volta secondo me stai guardando la cosa da un’angolazione errata. Non si tratta di una biografia sbagliata: ci sono fior di video in cui si sente Giannino fare riferimento a questo ormai fantomatico master. Perdona la fonte: ma direi che si comprende cosa intendo: http://video.repubblica.it/dossier/elezioni-politiche-2013/giannino-un-addio-da-oscar/120146/118630?ref=HREC1-9

    L’associazione della vicenda Giannino con la battaglia sul valore legale del titolo di studio rende debole la battaglia stessa. Avrebbe avuto forza e senso proprio se Giannino avesse avuto il coraggio di ammettere il suo percorso accademico con candore e onestà. In questo modo diventa un indebolimento.

  8. Guarda secondo me il modo in cui la questione Giannino possa inficiare la credibilità programmatica di Fermare il declino sta proprio nel fatto che gli stessi fondatori fanno dei loro titoli la prova provata dell’esattezza e non della condivisibilità delle loro tesi.
    Penso che questo video riguardante il loro coordinatore regionale del Lazio sia eloquente a tal punto.

    http://www.youtube.com/watch?v=hQuBdyDKbrg

    Pertanto,la questione Giannino, ridicola e paradossale, distrugge la credibilità programmatica di fare, visto che la stessa era certificata da dottorati e cattedre prestigiose, sbandierate ogni secondo.
    Ovvero, hanno predicato l’abolizione del valore legale/certificazione della conoscenza per mezzo di titoli di studio, ma ne fanno cardine dell’indiscitubilità delle loro idee. Sono un pò confusi, o solo gran chiacchieroni.
    Saluti.

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