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La curva di Laffer è una boiata pazzesca

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Il siparietto tra Bibi Nethanyahu e la delegazione italiana in Israele, in cui il premier israeliano ha illustrato ai visitatori la famosa curva, ha avuto una certa eco. Buona occasione per dire due cose semplici, che a molti (spero) risulteranno banali.

La leggenda vuole che Arthur Laffer, professore all’università più hollywoodiana (e quindi piú reaganiana) del mondo, abbia convinto il candidato Reagan a proporre una riduzione delle aliquote sulle imposte dirette con il grafico che vedete sopra. Il ragionamento è il seguente: l’erario puó incassare 0 in due modi, cioè tassando nulla e tassando tutto. Nel secondo caso, l’incasso è nullo perchè nessuno vorrebbe lavorare per non aver nulla in tasca. Ne segue che:

  • versione giornalistica, nonchè quella del grafico: poichè il gettito per aliquote comprese tra 0 e 100% è diverso da zero, la funzione che mappa le aliquote in gettito ammette un massimo. Aliquote superiori a quel massimo riducono il gettito, quindi per alcuni livelli di aliquote è possibile aumentare il gettito riducendo il carico fiscale;
  • conclusione che segue dalle premesse, data la conoscenza della matematica del quinto liceo: se la funzione che mappa le aliquote in gettiti è continua, allora essa assume almeno un massimo. Per ottenere i punti di massimo bisognerebbe conoscere la funzione che mappa le aliquote in gettiti, che non è detto abbia la forma dell’immagine di sopra, ma potrebbe essere anche, per esempio, simile a questa funzione di verosimiglianza presa a caso da Internet:

multimodal-likelihood

 

Ora, al netto delle obiezioni pedanti, c’è del buon senso mischiato a delle gravi approssimazioni in questo modo di presentare le cose.

Sicuramente, le scelte di lavoro e investimento sono influenzate dalle tasse; gli economisti parlano di due effetti: l’effetto sostituzione, che è il cambiamento delle scelte dovuto al cambiare dei prezzi relativi, e l’effetto-reddito, cioè il cambiamento delle scelte dovuto al cambiare del reddito del decisore. Una tassa, paradossalmente, può aumentare l’offerta di lavoro se l’effetto-reddito è superiore all’effetto di sostituzione. Un esempio potrebbe essere la tassa sugli immobili: non modifica il reddito da lavoro, ma sottrae risorse destinate al consumo. Per mantenere lo stesso consumo e risparmio, si vuole lavorare di più. Allo stesso modo, le tasse sul lavoro, rendendo la compensazione del lavoro meno ricca, esercitano un disincentivo sull’offerta di lavoro. Un esempio: i lavoretti estivi che molti sostengono che i giovani italiani non facciano perchè fanfaroni. Spiegate a un ragazzo che lavorerebbe per mettere da parte due lire per le vacanze che dei 1500 euro che gli spettano deve darne 750 al socio occulto: ovviamente, o lavora in nero o lascia perdere.

Tornando al caso generale, è chiaro che un sistema fiscale è disegnato tenendo conto degli obiettivi più disparati: nel caso italiano, direi, predare risorse a chiunque ne abbia è il criterio dominante. Ok, si capisce perchè tutti siano molti eccitati all’idea di pagarne meno.

Peró pensare che ridurre le tasse (senza fare niente altro) basti a generare sufficiente crescita aggiuntiva da avere un gettito addizionale che finanzi il taglio delle tasse stesso è un’idea del cazzo. Praticamente, significa aver creato la macchina del moto perpetuo senza essersene resi conto, o aver dimenticato una (l’unica?) lezione fondamentale dell’economia: non esistono pasti gratis. L’idea, insomma, è molto pericolosa perchè sostiene la convinzione errata che si possano ottenere guadagni facendo cose che non costano nulla. Come cercavo di dire parlando di austerity, meglio convincersi che in politica,  come nella vita, si sceglie tra cose che fanno un po’ più di male oggi per farne meno domani, e viceversa.

Per teorie alternative, in cui si puó ottenere il paradiso senza sforzo, citofonare Fabiuccio Maggiore.

 

 

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

21 Comments

  1. il punto non è quante punte abbia la curva, ma se andando a destra (o a sinistra) sale o scende e per quanto … Gli unici punti certi sono lo 0 e il 100! Quindi il ragionamento tiene!

  2. Orrore. Come fai a farmi l’esempio dell’effetto reddito vs. effetto sostituzione quando parli della Laffer (implicitamente allargando o quantomeno associando la Laffer ad ogni tipo di aliquota, non solo sul reddito), quando al 100% si trova a 0?

    Se la Laffer includesse anche altri tipi di aliquote, come potrebbe essere inteso dal contenuto del pezzo, la curva del gettito in relazione alle aliquote non sarebbe a 0 quando l’aliquota è al 100%, dovendo includere tasse su immobili et similia.

    Tornando a noi, il concetto è talmente lapalissiano che attaccarsi alla matematica non regge. E’ vero, come dici, che la funzione potrebbe avere una forma diversa da quella di solito esemplificata dalla Laffer. E’ anche vero, cosa di cui non fai ahimé menzione, che non ci sia giustificazione per tracciarla diversamente dalla versione nota. L’approssimazione ci sta, sia logicamente che matematicamente. A maggior ragione che il massimo si possa trovare in corrispondenza di qualsiasi punto dell’asse x che va da 0% a 100% di aliquote.

    Poi la curva può scendere verso 0 in qualsiasi modo, basta che sia in costante diminuzione. Stesso vale per il modo in cui si avvicina al massimo.

    Forse, quello che volevi dire, è che non sta scritto da nessuna parte che il massimo della curva Laffer sia l’aliquota più efficiente, e quindi automaticamente quella da adottare.

    Io credo che in Italia invece siamo piuttosto vicini all’aliquota che rappresenta il massimo delle entrate. Basta pensare alla tua giusta affermazione, che in Italia il sistema di tassazione segue la logica del predare risorse a chiunque ne abbia.

    Ciò detto, leggo tutti i tuoi pezzi d’economia e li apprezzo molto. L’intenzione era di fare una critica costruttiva.

    • Guarda, forse io mi sono spiegato male. Ma vedrai che qualcuno farà un ragionamento “alla Laffer” per dire che è a favore dell’eliminazione delle tasse sulla casa

    • “non sta scritto da nessuna parte che il massimo della curva Laffer sia l’aliquota più efficiente”
      perché? l’obiettivo non sarebbe forse quello di ottenere il gettito maggiore?

      • Si, se sei lo stato e il tuo unico obbiettivo è incamerare più entrate possibili. Ma se vogliamo parlare di efficienza sistemica non ci siamo. O quantomeno, il nesso non è automatico.

        • Quello (e il grado con cui viene applicato) dipende molto dalla visione che oguno ha del mondo.
          Il mio discorso era strettamente economico, e si rifaceva unicamente alla Laffer. Che poi non ti dice nulla sulla redistribuzione della ricchezza.
          Se vogliamo parlare della tassazione (progressiva o non) come strumento primario per la redistribuzione della ricchezza, io sono convinto che ci siano metodi di gran lunga più efficienti ed equi rispetto alla tassa sul reddito (tasse patrimoniali e di successione).
          Se ti va di approfondire ti consiglio di dare un’occhiata a Rawls, il mio preferito nell’ambito.

          • Se vuoi possiamo anche parlarne qui o altrove, ma spero per te tu abbia di meglio da fare.

  3. Buona la trovata e le parole ad effetto per contestare una buona keyword SEO long tail. Attira gente interessata a vedere una qualche innovativa prova matematica o statistica che provi le affermazioni del titolo.

    Invece no, è un’invettiva ad personam contro uno studioso che come colpa ha quella d’aver parlato con Reagan.

    Mi spiace, ma le teorie universalmente adottate non si contestano così, ci vanno dimostrazioni, dati o almeno una simulazione col metodo di Monte Carlo.

    Nulla di tutto ciò.

    Io peraltro sono andato ad abitare e conoscere due Paesi dove hanno applicato questa teoria e ora stanno di GRAN lunga meglio dell’Italia, mentre fino a oltre il 2000 erano rispettivamente un po’ e veramente tanto più indietro dell’Italia.

    Però all’estero non si fanno influenzare dall’ideologia o dalle antipatie, ma badano al concreto, cosa che in Italia invece non si considera minimamente e si va sempre dietro le menate ideologiche più obsolete e più provate sbagliate dalla Storia.

    • Sì infatti, a me sembra più una critica allo schema tattico di un CT della nazionale che non di una delle teorie economiche più importanti del XX° secolo.

      Poi é logico che la diminuzione di tasse va accompagnata ad una adeguata politica monetaria, ma buttare tutto in caciara così perché?

    • Ok, fammi sapere quanta voglia hai di lavorare nel settore x se il reddito da lavoro in quel settore è (per sempre) tassato al 100% e lavorarci non produce altro valore (tipo, come segnalazione verso altri lavori tassati a meno del 100%).

      • ma infatti basta collocare la retribuzione nel futuro: il regno dei cieli, o una collaborazione a repubblica.
        studenti coranici, suorine e laureati in scienze della comunicazione ci cascano sempre.

      • Per assurdo, in un Paese di pecore, quest’ultime non potrebbero forse accettare di essere tassati al 100% se lo Stato fornisse loro tutto ciò di cui abbisognano?
        Voglio dire, secondo me 0% e 100% non sono così uguali. Immagino che nell’Unione Sovietica ci fosse una tassazione vicina al secondo scenario.

  4. Hollywood=Reagan?
    Ma che puttanata tonante… Hollywood è uno dei concentrati più liberal e socialisteggianti d’America.
    Basterebbe già questo per far passare la voglia di leggere il resto del post

  5. Non sono un economista ma ho voluto leggere qualcosa in merito. Su Wikipedia ho trovato questi dati che voglio ritenere di sicura fonte.

    Una prima evidenza empirica avvenne durante la presidenza Reagan, quando il tetto massimo dell’aliquota fiscale scese dal 70% al 31%, mentre le entrate continuarono ad aumentare ogni anno dal 1980 (8858 miliardi di dollari) al 1990 (1.93 trilioni di dollari). Secondo i dati storici forniti dall’Ufficio di bilancio del Congresso (CBO, Congressional Budget Office) le entrate governative in percentuale sul PIL aumentarono dal 31.8% nel 1980 al 33.2% nel 1989.

    Se ci sono dati pluriennali certi perchè ostinarsi verbalmente?

    • Appunto perchè non sei un economista forse dovresti stare un poco più attento quando parli di “dati certi”. Tu citi due episodi avvenuti contestualmente, ma non provi alcun nesso causale, nè men che meno la validità del ragionamento che si attribuisce a Laffer.

  6. Io non sono un matematico e nemmeno un fisico nucleare però ti spiego una cosa, va al di là di qualsiasi formula empirica. Piu soldi in tasca e piu sere al ristorante. Magari mi muovo più in macchina, quindi piu benzina (quasi tutte accise). Magari mi viene voglia di andare a troie (fanno pil no?) e 50 euro da qualche parte della tasca saltano fuori. Tra quei 100 euro in piu al mese ed il terrore di non guadagnarne manco 1 (i consumi sono al palo, le aziende falliscono, lasciano a casa) vedo uno stato di politici parassiti aggrappati alle nostre buste paga per mantenere i loro privilegi, i clientelismi (come mai si parla sempre meno di evasione ?) le mafie legalizzate ecc ecc. Quale fiducia ha un consumatore? Come posso bastonare una casta che sta dietro l angolo pronta ad incularmi? Semplice. Non spendo. Non investo. Faccio freno motore. E credimi é la libidine di tanti llavoratori spendere meno per non ingrassare il culo a sta gente 😉 serve una svolta. Ma non economica, bensì politica. Solo con un fallimento dell italia oppure un colpo di stato ciò sarà fattibile altrimenti sara un lento morire

  7. Ciao a tutti. Sono docente di matematica “classica” A047 da qualche anno e ora di matematica sperimentale A048 in un istituto tecnico commerciale. Mi è stato proposto da un collega di introdurre la curva di Laffer in una delle mie future lezioni in classe, quinto anno. Premesso che non mi sono mai occupato granché di matematica applicata all’economia prima d’ora, pensavo di trovare una funzione certa, o al limite una famiglia di funzioni certe parametrizzate. Invece, da questo blog mi sto rendendo conto che il modello matematico o presunto tale sarebbe basato su un’unica esperienza, riferita al periodo reganiano in USA.
    In un ambito puramente scientifico e da ingegnere, una possibile obiezione al modello è quale sia il campo di validità e se sia mai stato verificato sperimentalmente in altre economie / Paesi.
    Ho comunque tratto interessanti spunti di riflessione. Grazie. Sean

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