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La Costituzione meno letta del mondo

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Quando non si riesce a montare un mobile di Ikea, si dà molto spesso – ovviamente a torto – la colpa alle istruzioni. «Sono sbagliate» sbotta il neofita del bricolage. Proprio come il sedicente pignolo, ma che in realtà non ha capito molto, che addebita guasti alla Costituzione perché non funziona o comunque non sarebbe la “migliore del mondo”.

Il caso si pone a proposito del caso Calderoli-Kyenge. Il primo ha detto che l’ex ministro gli ricorda un orango e un giudice si è attivato per contestare, molto opportunamente, il reato di istigazione all’odio razziale.
Entra però in gioco la tanto vituperata Costituzione che, altrettanto opportunamente, al primo comma dell’articolo 68 prevede l’insindacabilità delle opinioni che i parlamentari esprimono nell’esercizio delle loro funzioni.
Dunque il Senato ha riunito la giunta per le autorizzazioni a procedere perché si valutasse se il procedimento nei confronti del senatore Calderoli dovesse aver seguito oppure no. E con sorpresa di molti la giunta ha deciso che no, il procedimento non s’aveva da fare, e tale indicazione ha trasmesso all’Assemblea.

Seppur coperto dal bullismo di Siani a Sanremo, quello di Calderoli ha comunque alimentato un dibattito. Animato e molto impreciso, d’accordo, ma comunque interessante. C’è chi ha espresso qualche opinione bislacca, ma in quanto tale legittima come ogni altra, e chi – come qui in flameboard – si è invece incartato facendo grossa confusione.

Tutto il mappazzone sul fumus persecutionis e sui principi in base ai quali la giunta ha emesso – a mio parere sbagliando – il suo parere è in sé corretto: nella misura che esiste e non è inventato. Peccato però che del guasto si voglia fare addebito all’incolpevole Costituzione che, oltre a sancire l’insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari nell’esercizio delle loro funzioni, nulla aggiunge.
E’ la giunta che ha deciso, nell’ambito della sua ampissima discrezionalità istruttoria, che l’infelice uscita di Calderoli fosse un’opinione connessa al suo mandato e non la Costituzione. Di conseguenza, se non dovrà rispondere della bestialità che ha detto di fronte aun giudice è solo colpa dei parlamentari: la Costituzione non c’entra un fico secco.

Semmai si potrtebbero additare i regolamenti parlamentari e altre norme che nel tempo si sono succedute nel novellare la disciplina sulla materia. Ma anche per far questo – uffa! –
bisognerebbe prima studiare.

Ma è molto più comodo semplificare e dire che è colpa della Costituzione, apostrofandola ironicamente come la “più bella del mondo”. Una critica che per molti motivi potrebbe essere anche condivisibile, ma che in questo caso definirei almeno poco affidabile, giacché se non si conosce la nostra di Costituzione, figuriamoci come si può esprimere un giudizio comparato.

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