un blog canaglia

La Costituzione che non esiste

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Saranno dettagli, eh. Però leggevo sull’Huffington Post la dichiarazione con cui (anche) Angelino Alfano prima ha “aperto” alle unioni gay, e poi si è subito affrettato a non esagerare con l’apertura:

Rispettiamo l’affettività di tutti. Se c’è da garantire maggior tutela ai problemi delle tante persone che convivono noi siamo pronti. La nostra, però, è un’apertura con un avvertimento: non si tocchi la famiglia naturale, composta da uomo e donna, come recita l’articolo 31 della Costituzione

Allora, siccome quando mi ci metto sono un tipetto pignolo, e visto che non ricordavo a memoria l’articolo 31 della Costituzione, sono andato a rileggermelo:

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo

Ora, come dicevo: saranno dettagli. Però, anche dopo averlo letto due o tre volte, non mi pare che l’articolo citato da Alfano specifichi espressamente che il matrimonio debba avvenire per forza tra “un uomo e una donna“; né tale previsione è esplicitamente contenuta nei precedenti articoli 29 e 30. Intendiamoci, non dubito affatto che il concetto possa essere considerato sottinteso: giacché nel 1947 l’idea di una famiglia composta da due persone dello stesso sesso non era ipotizzabile neppure per scherzo; tuttavia, ne converrete, citare una circostanza implicita a suffragio delle proprie posizioni non è esattamente il massimo, specie se si decide di utilizzare (a sproposito) il verbo “recitare“.

Così come non è il massimo, per dirne un’altra, il riferimento alla cosiddetta “famiglia naturale“: locuzione anch’essa del tutto assente nell’articolo 31, com’è agevole rilevare, nonostante quello che Alfano vorrebbe farci credere.
Ora qualcuno dirà: vabbe’, stai spaccando il capello in quattro. La nozione di “famiglia naturale” è contenuta nell’articolo 29, mica vorrai mettere in croce il buon Angelino per aver sbagliato articolo? Via, dove siamo, a Rischiatutto?
Ennò, amici miei. No. Perché l’articolo 29, a leggerlo perbene, dice una cosa un tantino diversa:

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio

Capirai, direte voi. Non c’è scritto “famiglia naturale”, c’è scritto “società naturale“, che differenza vuoi che faccia?
E invece la fa. Fa una differenza abissale. Perché dire che il matrimonio è riservato alla “famiglia naturale” (cosa che la Costituzione non fa) significa (anche qua ci sarebbe da discutere, ma lasciamo correre) che esso debba essere riservato agli eterosessuali; mentre dire che “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale” (cosa che la Costituzione fa) è tutto un altro paio di maniche, che c’entra col sesso quanto io c’entro coi concorsi di bellezza.
Riconoscere la famiglia come “società naturale” significa affermare che la sua legittimazione è precedente, anteriore alla Costituzione, e che la Repubblica non può che riconoscerne le leggi e i diritti come essi esistevano già ben prima di lei, senza pretendere di intervenire a modificarli o a limitarli in alcun modo: ad esempio riconoscendo come famiglie soltanto quelle in cui l’educazione sia ispirata ad alcuni principi piuttosto che ad altri.
Capito? Quella locuzione, “società naturale”, risponde allo spirito sostanzialmente antifascista della nostra Costituzione: e non c’entra niente, ma proprio niente, con il sesso degli sposi, al di là dell’aggettivo che è lo stesso ma è usato per finalità completamente diverse.
Anzi, a volerla leggere in modo (neppure esageratamente) estensivo, quella formulazione potrebbe addirittura condurre a considerare i matrimoni tra omosessuali meritevoli di tutela in quanto tali, se solo si dimostrasse (come pure sarebbe possibile) che essi hanno un profilo “storico” preesistente alla nascita della Repubblica; e che lo Stato, lungi dall’esprimere un giudizio sulla loro ammissibilità, dovrebbe limitarsi a riconoscerli e basta.

Forse, lo ripeto, sono dettagli.
Ma anche i dettagli sono importanti, quando hanno lo scopo di indirizzare l’opinione pubblica da una parte o dall’altra facendo leva su inesattezze, approssimazioni e forzature che sembrano impercettibili, ma che alla fine della fiera possono diventare decisive.
Voglio dire: chi avesse preso per buone le parole di Alfano senza prendersi la briga di controllare potrebbe credere, di qui all’eternità, che nella nostra Costituzione sia stata scritta davvero la locuzione “famiglia naturale”. Che la nostra Costituzione parli davvero di “un uomo e una donna”.
Cose non vere, come abbiamo visto, ma che nell’immaginario collettivo finiscono per diventarlo a prescindere dalla realtà, perché uno come Alfano (o chi per lui, giacché si tratta di un’abitudine ormai largamente consolidata da una parte e dall’altra) ha avuto l’alzata d’ingegno di venirci a raccontare che è così.

Ecco, io credo che ci vorrebbe un minimo di attenzione, quando ci si avventura in simili esternazioni.
E magari, perché no, anche un pizzico di responsabilità.
Perché siamo buoni tutti, a blaterare che la nostra è “la Costituzione più bella del mondo”, quando le facciamo dire quello che ci pare e piace.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

2 Comments

  1. In realtà per chiunque voglia vedere è chiarissimo che se gli uominisessuali potessero sposarsi non verrebbero protette la maternità, l’infanzia e la gioventù! E nessuno pensa ai bambini! Vergogna!!!11!!1!

  2. molto, molto giusta e necessaria questa precisazione, dato che di solito si tende alla faziosità più totale.
    E indipendentemente dal proprio orientamento, questo è pure importante.
    “citare una circostanza implicita a suffragio delle proprie posizioni non è esattamente il massimo, specie se si decide di utilizzare (a sproposito) il verbo “recitare“. ECCO, questo tipo di correttezza, di onestà intellettuale diciamolo pure, andrebbe ricordata e dovremmo ricordare tutti ogni volta che discutiamo.

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