un blog canaglia

La compagnia delle Indie

in talent by

di Riccardo Vergnani

L’Italia degli anni 2012/2013 ha riscoperto il liberalismo economico.
Silvio B. c’aveva già provato con la famosa discesa in campo del ’94 a presentarsi come quello “delle riforme liberali”, ma dopo circa 20 anni di governo del paese, come sappiamo tutti, di liberale ha lasciato solo il lettone di Putin.
Dove ha fallito Berlusconi, è invece riuscito Mario Monti: paladino di una borghesia bocconiana un po’ cerchiobottista (economia liberal sì, ma al Papa vogliamo bene quindi riforme civili manco a parlarne), ha ricordato agli Italiani le gioie delle liberalizzazioni economiche, più o meno tradotte in un generale taglio delle spese sociali e campa cavallo che l’erba cresce.
Evidentemente, c’è piaciuto. Tant’è che alle presenti elezioni ci troviamo, oltre allo stesso Monti, una formazione di stampo dichiaratamente liberista: Fermare il Declino. Oscar Giannino, portavoce del partito prima dello scandalo della falsa partecipazione allo Zecchino d’Oro, è andato avanti per settimane a ripeterci che “l’alienazione del patrimonio pubblico” (cito dal programma) è la soluzione a tutti i mali economici che affliggono l’Italia.
Dato che l’abito FA il monaco, possiamo tranquillamente affermare che l’abbigliamento dandy di Giannino dimostra una cosa: così come la redingote e il fazzoletto nel taschino sono un lascito vetusto dell’Ottocento, pure il liberismo professato da Giannino ha poco a che fare con la realtà contemporanea.
Eh sì, perché i liberali(sti) nostrani sono convinti che siamo ancora fermi a un’economia di mercato tra colonie: togliendo allo Stato il commercio di cotone e dandolo in gestione al marinaio inglese o olandese, siamo sicuri di riattizzare il fuoco latente dell’economia di mercato, verso le magnifiche e progressive sorti della spinning Jenny!
Ma, come la crisi ha ampiamento dimostrato, un certo tipo di economia sta in realtà ormai scomparendo. Il grande ideale capitalistico della produzione e dell’investimento come motore della società non esiste più. La crisi dei mutui subprime e L’installazione del software e insomma la porta d’accesso al internetgamblinghouse.com scelto: una volta avviato, il giocatore stabilira come e con cosa giocare. la tragedia (sì, tragedia) dei derivati ci pongono di fronte a un’economia virtuale che non ha niente a che fare con la vecchia economia: persino il perfido neoliberismo reaganiano sembra ormai superato dalla speculazione coatta della scuola monetarista. Insomma, in un paese con 35,3 miliardi di debito sotto forma di derivati, viene spontaneo chiedersi se liberalizzare i settori pubblici possa davvero servire a qualcosa.
Sappiate, cari amici liberisti, che l’economia è cambiata: non si commerciano più spezie e oro sulle rotte dell’Atlantico, e la Compagnia delle Indie è stata bell’e che sostituita dalla Barclays e dalla Lloyds. Non è incentivando il privato che si sconfigge un fenomeno che, per larga parte, è frutto di una speculazione individualistica senza limiti legislativi e morali. Non suggerirò Keynes, forse anche lui ormai un po’ sorpassato, ma qualche dubbio sul fatto che lo Stato rimanga l’unico vero garante dei diritti economici e sociali del cittadino dobbiamo porcelo. E se lo stato italiano così com’è non ci piace, iniziamo seriamente a pensare a una Federazione Europea.

POST SCRIPTUM
L’articolo è affettuosamente dedicato a Luca Mazzone. Mazzone, abbi pietà di me.

21 Comments

  1. Voto questo: il messasggio poteva essere espresso in maniera un po più originale, ma fare rabbia a Mazzone “in fondo è forse l’unica mia meta”.

  2. “Non suggerirò Keynes, forse anche lui ormai un po’ sorpassato, ma qualche dubbio sul fatto che lo Stato rimanga l’unico vero garante dei diritti economici e sociali del cittadino dobbiamo porcelo.”

    Dio ti benedica.

  3. Detengo il monopolio degli insulti di Mazzone: cioè Mazzone insulta me, in genere, e mi irrita un tantino il fatto che uno arrivi e pretenda di togliermi il privilegio. Ciò detto, il post propone delle istanze antiliberiste un tantino “standard”, senza apertura verso roba un po’ nuova che invece sarebbe interessante. Taglia la testa al toro il fatto che l’altro, per me, è davvero ottimo. Sorry, voto quello.

  4. A me piace e, e per altro, sono d’accordo.
    Mazzone non so chi sia. E quindi mi dispiace si dispiaccia ma… tant’è!
    Io voto per questo.

  5. Non sono d’accordo sulle tue critiche ai “liber(al)isti”, mi sembrano anch’esse ottocentesche. Condivido in pieno l’affermazione finale sulla federazione europea ma voto il post concorrente. No.

  6. Dunque, sicuramente l’autore è ignorante, visto che tira in ballo la Compagnia delle Indie: un monopolio garantito, altro che libero mercato. Però il resto del post è così tanto infarcito di sciocchezze che fa chiedere: l’autore ci fa o ci è? Per scoprirlo voglio leggerne un altro. Voto questo.

  7. Riccardo, la tua scelta di andare contro Mazzone va assolutamente premiata a prescindere. Noi tutti ci cimentiamo da mesi e invano, ma abbiamo provato una certa soddisfazione nel leggere le sue pubbliche scuse su facebook per averci rotto il cazzo per mesi con Fermare il Declino. Anche se il suo declino è ormai cominciato, infierire contro di lui segnala che sei un abile stratega come Tiziana di Masterchef e soprattutto che ci tieni a compiacere noialtri. Ovvio che se lui si degnasse di risponderti nel merito farai una figura di merda epocale, ma che importa: hai tutto il mio appoggio.
    Agli altri giudici chiedo ma come cazzo si fa a votare un post contro Bersani in questi giorni, siete degli irresponsabili e non avete a cuore la governabilità del Paese.

  8. Nonostante il nobilissimo scopo di far incazzare Mazzone, debbo dire che la parte sui derivati trattati superficialmente e come il babau non mi convince. Per me è no, però ti voglio tanto bene caro Riccardo

  9. Voto questo. Il gonzo antiliberista ha sempre una sua utilita’, e poi la provocazione aiuterebbe Mazzone a scrivere dei bei post come quello della Svezia un po’ piu’ spesso.

  10. Cosa mi piace:

    – piccole parti dell’opinione;
    – la Federazione Europea, perché sì;
    – il coraggio non trascurabile di portare un tema che parla quasi bene di Keynes in un blog su cui scrive Mazzone.

    Cosa non mi piace:

    – la maggior parte dell’opinione;
    – lo svolgimento, nel senso che l’ho trovato un po’ sbrigativo.

    Nel complesso, temo di dover votare per il post di Benedetta, che ho trovato più originale.

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