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La causa delle crisi finanziarie? Il rientro dalle ferie

in economia by

Ripubblico un articolo scritto due anni fa per ilcalibro.com, visto che: 

1) sta piovendo

2) queste sotto sono le aperture dei mercati stamattina

apertura mercati

 

 

Pronti, partenza, via…

 

Oggi ha piovuto. PIOVUTO!

P   I   O  V  U  T  O !

P

I

O

V

U

T

O

E tu, lettore, non lo vuoi accettare e ti incazzi perché avevi voglia di uscire. Tu, giovane lettrice, piangi su facebook perché sta tornando l’inverno. E’ Domenica e piove. Non e’ giusto, dici.

Stai scherzando, spero. E’ il movimento planetario. Non puoi stupirti, e soprattutto non puoi lamentarti. Schiocchi: l’uomo non può modificare il corso della natura. Certo, può impedire che ci siano troppi danni: l’agricoltura ha fatto passi da gigante, sappiamo controllare le esondazioni e abbiamo inventato tanti strumenti per combattere vento, pioggia e freddo. L’unico problema rimasto sono le foglie rosse che cadendo morte insanguinano i parchi facendoci sentire un po’ Baudelaire mentre invece siamo solo un po’ pirla. Lettrice, lettore, il pericolo non viene dalla natura. Viene proprio dalla tua depressione, e può colpire la finanza mondiale.

Sono andato a cercarmi l’elenco cronologico delle più importanti crisi economiche, fossero esse strette creditizie, mastodontici fallimenti o scoppi di bolle sui mercati finanziari. Vanno dalla speculazione dei tulipani, che devastò l’Olanda a partire dal febbraio 1637, al fallimento di Lehman Brothers nel settembre del 2008, per un totale di 28 casi. Ho segnato tutti i mesi in cui sono scoppiate le catastrofi ed e’ venuto fuori questo agghiacciante grafico.

crisi - mesiOsservate come a partire dall’estate le crisi registrate crescono in maniera progressiva fino a raggiungere il picco massimo a ottobre. Negli ultimi 376 anni 10 disastri economici sono emersi nella stagione autunnale (settembre-novembre), di cui la meta’  durante il decimo mese dell’anno. Seguono l’inverno (8 crisi) e l’estate (7), mentre la primavera rende i mercati piu’ speranzosi con soltanto 3 cataclismi, tutti comunque avvenuti in un mese – marzo – in cui il sole si fa vedere ben poco e i fiori stanno ancora belli nascosti. Messo così il grafico mostra un’interessante progressione ma, in fondo, le tre stagioni sembrano avere storicamente una probabilità  di sfiga piuttosto simile. Allora facciamo una bella cosa, guardiamo soltanto i casi dal 1900 ad oggi. In altre parole analizziamo i 113 anni di massima espansione della finanza, quando le crisi non sono state racchiuse nei confini di una nazione ma hanno coinvolto il mondo intero. Esce quest’altro grafico. Ed è ancora più preoccupante:

crisi - mesi 900

L’inverno e l’estate praticamente spariscono. Settembre e novembre cedono un’unità, ma l’autunno tiene duro grazie al motherfucker ottobre, che non si muove. Già: a partire dal secolo della grande industrializzazione, del consumo di massa, della finanza che non traina più ma domina l’economia reale, l’autunno si è rivelato la stagione più infame per i mercati. Il 15 ottobre 1907 i fratelli Heinze sputtanano il NYSE. Il 24 ottobre 1929 Wall Street perde l’11% e comincia la Grande Depressione. Passa la seconda guerra mondiale, le cose sembrano andare bene, poi il 16 ottobre 1973 l’OPEC decide l’embargo e comincia la crisi petrolifera. Dieci anni dopo, il 2 ottobre, scoppia la crisi delle banche israeliane. Infine, il 19 ottobre 1987 – il lunedì nero – la borsa registra il più grande crollo percentuale della storia. E pensate a due anni fa, quando i mercati spinsero verso la caduta del Governo Berlusconi per la nomina di Monti: succedeva nei giorni tra ottobre e novembre. E’ una cosa incredibile, pazzesca. Perché è accaduto tutto ciò?

Adam Kadmon e il tizio dei 5 stelle col microchip nel cervello urlerebbero probabilmente al complotto internazionale, e giocherebbero su stronzate numeriche e su etimologie improvvisate (come mai ottobre è il decimo mese dell’anno nonostante cominci per otto?). Io che sono appena rientrato dalle ferie estive do un’interpretazione più banale. A settembre tornano tutti dalle vacanze: i broker, gli speculatori, gli analisti e gli asset manager. Tutti. Hanno la pelle abbronzata, e possono ancora sentire il profumo del mare: preferirebbero andare ad un concerto neomelodico pur di non dover rimettersi seduti davanti al laptop. La posta elettronica è già intasata di messaggi da leggere. Alla macchinetta del caffè devono ripetere venti volte dove sono stati, quanti giorni sono stati via, com’era la sabbia, se c’era gente. Vorrebbero fare una strage ma possono soltanto sorridere. Mai come in altri momenti han pensato di licenziarsi. Come possono quindi fare un buon lavoro, così depressi? E si noti che i piani altissimi, quelli alla Gordon Gekko, quelli che “il denaro non dorme mai” ebbene quelli non hanno fatto ferie, nossignore: magari erano ai caraibi, ma avevano sempre con sé il computer e il telefonino. Peccato che non siano loro a dover operare fisicamente sui mercati, e lasciano tutto in mano agli operai dei numeri e dei grafici che però si trovano in uno stato di shock per l’essersi resi conto di trovarsi di nuovo in ufficio (e magari fuori piove).

Ed ecco dunque svelato, a mio parere, perché dal Novecento in avanti le crisi finanziarie sono avvenute quasi sempre in ottobre. Nei secoli precedenti il XX° i diritti del lavoratore non erano ancora evoluti, e non esisteva il concetto di ferie pagata. Con il consolidamento dei sindacati e con l’uniformità dei calendari lavorativi è stato concesso al dipendente di assaggiare la libertà, salvo poi gettarlo nuovamente tra le soffocanti scrivanie degli open space. E i grandi statisti, i geniali imprenditori, i fenomeni dell’alta finanza non si rendono conto di aver delegato operazioni sensibili a gente letteralmente scoglionata, che ricomincia a lavorare in maniera approssimativa e sfaticata. Poi gli effetti si vedono in breve tempo: gli errori di distrazione di settembre cominciano ad accumularsi in tutto il mondo, per poi scoppiare il mese successivo. A quel punto però ci si è tutti già  dimenticati delle vacanze passate e non si pensa a quelle future (Natale è fin troppo lontano), e arriva il giorno in cui ci svegliamo e cadiamo giù dal pero leggendo: Wall Street ha raggiunto il minimo storico, chiudendo sotto il livello ‘Leone di Lernia’?.

Quindi, lettrici e lettori, preparatevi all’autunno. E se lo spread sale e Piazza Affari scende, non accusate i banchieri e i capi di stato: è tutta colpa di noi lavoratori.

Per quelli che la partita doppia è andare allo stadio ubriachi. Prendo un libro o un giornale di economia, lo apro a caso, leggo e – qualche volta – capisco l'argomento, infine lo derido. Prima era il mio metodo di studio, adesso ci scrivo articoli. Sono Dan Marinos, e per paura che mi ritirino la laurea mantengo l’anonimato.

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