un blog canaglia

La casa della nonna

in scrivere by

Questo post di Metilparaben mi ha fatto pensare ad una cosa che mi è successa esattamente un mese fa (i nostri giocattoli elettronici registrano le date per noi, per fortuna – dal mio punto di vista, da quel giorno poteva essere passato anche un secolo).

Dunque, il 23 giugno mi trovavo dalle parti della stazione Termini per una faccenda personale, ma un imprevisto mi ha costretto a rimanere in zona per una mezz’ora senza niente da fare. Ne ho approfittato per fare un giro nel quartiere: da quelle parti c’era (e c’è ancora) la casa della mia nonna paterna, morta per una caduta in casa quando ero al primo anno di università (circa un quarto di secolo fa). Nonna Livetta era una vecchina a forma di caffettiera della Alessi, molto dolce con il suo unico nipote, benché si diceva avesse punte di carattere non indifferenti – non che me ne sia mai accorto, del resto ero il suo cocchino…

Ogni sabato andavo con mio padre a trovarla, e lei mi faceva trovare “il caffé”, che poi era una specie di brodaglia fatta con i fondi, il cui unico scopo era quello di farmi partecipare al rito che accomunava madre e figlio da diversi lustri. Un rituale un po’ inquietante, dato che era quasi percepibile quanto il nonno (che non ho mai conosciuto) mancasse loro in quei momenti, a dispetto del fatto che fosse morto una ventina d’anni prima.”Eh, peccato” ho sentito più volte la nonna mormorare a nessuno in particolare, pensando al marito che non c’era più.

Ogni tanto, ad attendermi c’era una porzione di crema, che nonna metteva in delle assurde tazze da té di Limoges di mille colori psichedelici e con una filatura dorata sul bordo (erano orribili, ma durante le mie visite settimanali non ci ho fatto mai caso). Nonna cucinava benissimo, e per un po’ a casa mia andava forte il numero in cui si ricordava con eccitato orgoglio il numero prodigioso delle sue famose polpettine che ero riuscito ad ingurgitare in un’unica sessione serale.

Nonna mi voleva molto bene, ed uno dei tanti segni tangibili del suo affetto erano i risparmi che aveva messo insieme prendendoli mese dopo mese dalla pensione, destinati ad aiutarmi a comprare una macchina una volta compiuti i fatidici diciotto anni. Una coppia delle ormai celebri false impiegate dell’INPS attive in quegli anni nelle case di ignari vecchietti rubò dal comò della nonna la busta che conteneva quel denaro, provocando a tutti noi grande rabbia e dolore (nessuno mi crederà, ma a me fece forse più male vedere la vecchina disperata per quel suo “essere rincoglionita”, che la scomparsa della mia potenziale Fiat Uno base usata, di cui peraltro non sapevo nulla prima del furto).

Sotto casa di nonna c’era un negozio di modellismo: il padrone era un tizio molto anni Settanta, con un magnifico caschetto di capelli neri lucenti ed un paio di baffetti all’ingiù. Praticamente ogni sabato ero lì a sporcare con il grasso del mio naso la sua vetrina, e a chiedere i prezzi di ogni singolo oggetto in vendita. Il tipo era simpatico e dissimulava bene la noia che certamente devo avergli dato. Chissà come si sarà sentito quando un bel giorno, a dispetto di qualsiasi aspettativa, ho comprato modellino di una macchina americana in scatola di montaggio, forse l’unico articolo mai comparso nel suo negozio che avesse un prezzo compatibile con la mancetta di due o tremila lire che nonna Livetta quel giorno doveva avermi appena sganciato.

Oggi, la facciata della casa è molto male in arnese, ma è rimasta la maniglia del portone che fa anche da buca della posta con il nostro cognome sopra. Credo che sia l’unica cosa che è rimasta di loro (anche mio padre è morto otto anni fa) nel mondo fisico. Tutto il resto, perfino un po’ della malinconia, è sparito.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from scrivere

Zelig in evidenza

You realise che stai arrivando a Craco quando d’un tratto lo sconfinato
Go to Top