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La banca delle bestemmie come soluzione alla crisi

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Ieri e’ saltata fuori la notizia che lo Stato italiano ha ricevuto il via libera dalla Commissione Europea per poter istituire un fondo di garanzia di 150 miliardi a sostegno delle banche italiane. Si tratta di circa l’8% del PIL: non poco, se raffrontato con l’ammontare target della spesa per investimenti cheh il Governo vuole portare al 20%.

Nelle ore successive al comunicato, Mario Seminerio ha evidenziato – invano – come si tratti di una garanzia di liquidita’ e non un potenziale aiuto sottoforma di ricapitalizzazione. Si tratta di due concetti ben diversi: la garanzia in questione rappresenta un prestito (senior, tra l’altro) attivabile in caso di carenza di liquidita’ da parte di una banca comunque solida. Descritta cosi’, sembra una rete protettiva nel caso di corse agli sportelli, eventualita’ difficile da gestire anche da parte degli istituti migliori. Il MEF ha specificato ad ogni modo che – a differnza di quanto scritto dai principali quotidiani – non si tratta di strumenti atti alla ricapitalizzazione delle banche: armiamoci quindi di pazienza per arginare la valanga di “Il solito regalo alle banghe! E gli italiani che muoiono di fame?!”.

Tuttavia, rimango perplesso dalle tempistiche di questo intervento. Ammetto di non essere troppo inserito nelle pratiche finanziarie, e spero che qualcuno risponda al seguente dilemma, ma non e’ strano che tale garanzia sia attivabile solo fino al 31 dicembre 2016? Voglio dire, perche’ una garanzia di cosi vasta portata avra’ vita per soli 6 mesi, considerando che deve coprire un rischio non cosi’ atipico nel mondo della finanza? Ci attende forse un altro autunno di fuoco?

Tornando invece alla solita questione dei patrimoni delle banche italiane, che vedono sofferenze pesanti come incudini e mezzi propri sottili come carta velina, mi e’ tornato in mente un meraviglioso saggio del 700 scritto da quel genio comico che e’ stato Jonathan Swift. Si intitola Saggio sulle bolle inglesi del Sig. Thomas Hope e parla di un progetto riguardante la creazione in Irlanda di un istituto finanziario mezzo statale e mezzo privato veramente alternativo e profittevole: la banca della bestemmia.

Quanta lungimiranza in poche righe: “Sottoscrivere azioni bancarie senza conoscerne il progetto, è come se dei gentiluomini approvassero dei discorsi senza conoscerne il contenuto” afferma l’autore irlandese, aggiungendo che senza la tutela di una legge statale le banche, pur avendo garanzie relativamente solide come i possedimenti terrieri, non reggerebbero ad una corsa agli sportelli e di conseguenza ai fallimenti. Basilea III ‘sto paio di VaR.

Il progetto e’ cosi descritto: i sottoscrittori privati versano (tanto) capitale che viene inizialmente utilizzato per pagare i dipendenti della banca. Questi, grazie ad una legge parlamentare, hanno il diritto di girare per le strade e multare ogni persona che bestemmia con un’ammenda di uno scellino. Swift fa velocemente due conti: l’Irlanda dell’epoca contava 2milioni di abitanti: stimando che una buona metà era adusa a far precedere il nome di una divinità con quello di un animale e suddividendo la frequenza eresiaca tra gentiluomini e contadini, lo scrittore assicura un cash flow annuo minimo di 282.500 sterline (del 1700) che, calcolatrice alla mano, mi risulta essere qualcosa come 5 milioni e mezzo di bestemmie all’anno. Neanche poi tante, diremmo noi.

Cosa fare dei soldi ottenuti? Oltre che per ripagare i sottoscrittori e pagare i dipendenti, secondo l’autore vanno utilizzati per costruire e sostenere opere pubbliche come il sistema scolastico. Ovvero, come fare del bene sfruttando il male.

Il progetto tra l’altro vieta tassativamente di concedere licenze di imprecazione e di usare il profitto a fini di devozione: “Tale pratica scandalosa è degna solo della Santa Sede, dove i proventi scaturiti dalle licenze concesse per il meretricio sono adoperati ad propaganda fidem”; infatti in Italia la Chiesa tassava le baldracche di Milano per finanziare la costruzione del Duomo. Invece, riconoscendo l’uso terapeutico dell’imprecazione nel “consentire ai polmoni di ripulirsi da umori ristagnanti”, l’autore (il quale, si noti, era anche Decano della Cattedrale di St.Patrick a Dublino) sottolinea come, esibendo una ricetta firmata dal medico, sia possibile pagare soltanto mezzo scellino (cioè solo il 50% dell’ammenda). Trattamento di assoluta impunibilità spetta inoltre ai militari affinché essi, in periodi bellici dove secondo le stime si registrano 300 imprecazioni all’ora, non debbano cedere le armi al Monte dei Pegni: “Giacchè i papisti e le persone a noi ostili trarrebbero grande gioia dallo spettacolo delle nostre truppe ridotte senza armi da fuoco né spade per eccesso di espressioni blasfeme.”

Un progetto così profittevole dal punto di vista economico potrebbe incorrere in obiezioni da quello morale: i parlamentari saranno d’accordo con questa iniziativa? Potrebbero infatti affermare che il progetto sia possibile solo in uno Stato che incoraggia la bestemmia per fini economici. Eppure i benefici non vanno a favore dei bestemmiatori, i quali anzi vengono multati per ogni santone tirato giù dal cielo!

Concludendo. Questa sì che è una riforma bancaria. In questo modo, con una tassa piuttosto simbolica, si riescono comunque a raccogliere i fondi per far ripartire l’economia attraverso quel mastodontico piano di opere pubbliche che ricorda il modello Roosveltiano.

… A proposito: data l’imposta sulle smadonnate, il federalismo fiscale potrebbe amplificare o meno la disparità di raccolta fondi nelle regioni italiane, a favore di Lombardia, Veneto, e Toscana? Varrebbe la pena scoprirlo.

Per quelli che la partita doppia è andare allo stadio ubriachi. Prendo un libro o un giornale di economia, lo apro a caso, leggo e – qualche volta – capisco l'argomento, infine lo derido. Prima era il mio metodo di studio, adesso ci scrivo articoli. Sono Dan Marinos, e per paura che mi ritirino la laurea mantengo l’anonimato.

4 Comments

  1. La mia idea (che sono di Rifondazione, ma che è anche quella di Oscar Giannino) è che lo Stato dovrebbe acquistare gli istituti in difficoltà, risanarli (sostituire le dirigenze, compiere le indagini necessarie), per poi rivenderli – magari GUADAGNANDOCI anche.

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