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Ivan

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Ci fu un tempo in cui non avevamo accesso a tutta la musica del mondo comodamente seduti in poltrona, o, meglio ancora, la mattina in metro andando al lavoro. In quel tempo, l’acquisto di un cd era lo strumento principale mediante il quale fruivamo della musica. L’acquisto di costosissimi cd, almeno agli occhi di noi spiantati studenti.

Quindi andare alle Messaggerie Musicali, alla Feltrinelli, al Ricordi Media Store era quasi una sorta di rito. Potevi passarci anche tre o quattro ore dentro, con in mano Mellon Collie And The Infinite Sadness, Blood Sugar Sex And Magic, Up, (What’s The Story?) Morning Glory, Mondi Sommersi. In mano, perché poi a stento riuscivi a comprarne un paio, dovevi irrimediabilmente scegliere. E magari non ascoltare i Red Hot Chili Peppers per due mesi, perché nessun tuo amico ce l’aveva quel dannato cd, e aspettare il prossimo giro.

Per molti mesi, in queste mie sortite alla Ricordi, un cd mi ha affascinato, solo per la sua copertina. Ogni volta però, alla fine, non lo prendevo. Era uscito l’ultimo degli Smashing, era tornato il vecchio batterista, sarebbe stato sicuramente un bomba, ti pare che spendo altri soldi per quel cd con quel buffo tizio in copertina, con quegli improbabili occhiali rossi?

Invece, poi, complice la mai abbastanza rimpianta Radio Rock Italia, che durante la notte passava una canzone tristissima che parlava di una trentenne triste triste, con un nome così poco musicale, mi decisi a comprare quel cd. Era, come molti di voi avranno capito, Firenze-Lugano no stop, di Ivan Graziani.

Sinceramente, non ricordo come reagii al primo ascolto. Probabilmente un po’ rimasi perplesso ad ascoltare quella voce con così tanti falsetti. Ma la perplessità, quello sì che me lo ricordo, durò davvero pochissimo. Nel giro di pochi giorni, praticamente non ascoltavo altro. Era l’unico cd che avevo in macchina, lo portavo sempre con me, anche a casa di amici. Ero totalmente rapito.

Non riuscivo a capacitarmi del fatto che questo cantautore riuscisse a descrivere in maniera così dannatamente precisa il disagio esistenziale di tutti noi. Come riuscisse a infilarsi dentro le pieghe del nostro essere, come riuscisse a farci vedere, con garbo e velata ironia, gli ultimi. Senza nobilitare o giudicare le figure che descriveva, ma soltanto analizzandole. Quasi come un entomologo.

O come, in maniera deliziosa, andava a individuare quei sentimenti profondissimi che però spesso siamo portati a rimuovere, immagino per autodifesa, e a ricordarci che li abbiamo provati. E che, forse, li proveremo di nuovo. Perché nel verso “e non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di lei, ancora un po’ di lei” (che scherzosamente -ma fino a un certo punto- definisco spesso “il verso più triste di tutta la poesia italiana del 900”) Graziani ci mette di fronte alla triste sensazione che abbiamo tutti provato almeno una volta nella vita: la storia che ci ha squarciato l’anima e ci ha distrutto l’esistenza cambiandoci probabilmente per sempre è terminata da un pezzo lasciandoci solo cocci da mettere a posto. Non solo: è passato talmente tanto tempo che ormai la tua malinconia è solo ed esclusivamente tua; le vite degli altri, anche dei tuoi più cari amici, sono giustamente andate avanti. E sei rimasto da solo, se ne è andato pure il Barbarossa.

(continua)

Nato e cresciuto tra la provincia di Napoli e quella di Salerno, amo i loro lati positivi e odio quelli negativi. Dice: e grazie arcangelo. No no, provate a parlare con chi ci vive. Dal 2000 mi trovo stabilmente a Roma, dove ho cambiato idea diverse volte, credendo che sia questa la vera chiave. Vi amo tutti.

1 Comment

  1. Bellissimo pezzo. Ivan è stato un cantautore eccezionale che mai si è venduto come tanti altri e mai lo avrebbe fatto.

    Se non sbaglio Firenze canzone triste è stata dedicata ad Oriana Fallaci.

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