un blog canaglia

Italian Restaurant Satyagraha

in politica by

Menu’ del giorno del ristorante Satyagraha:

  • sciopero della fame e sciopero della sete lisci;
  • bis di sciopero della fame e della sete (alternati);
  • sciopero della fame con cappuccino mattutino;
  • sciopero della sete con deglutizione di urine;
  • sciopero della fame e della sete a termine;
  • sciopero della fame con sospensione per vacanze estive del Parlamento, perchè se la politica è un mestiere, anche le lotte democratiche hanno diritto alle vacanze

Questi sono solo alcuni esempi dell’ampia scelta di Satyagraha Italian-style. Gli autori di questo post sono pero’ dei puristi in fatto di Satyagraha almeno quanto lo sono in fatto di cibo: per noi lo sciopero della fame implica la sospensione di ogni forma di alimentazione e l’accettazione delle conseguenze, anche estreme, di questo strumento di lotta. Farlo a tempo, solo nei giorni pari, sospendendolo qua e la’ o peggio concluderlo senza aver conseguito alcun risultato tangibile (più tangibile, intendiamo, di una pacca sulla spalla dell’interlocutore di turno) non solo sminuisce la battaglia che si porta avanti ma anche lo strumento in se’. Ecco perche’ in questi giorni i casi di Giachetti e dei cinque dirigenti radicali impegnati in quattro scioperi diversi non ci scaldano il cuore. Alla luce di questo, sarebbe salutare non praticare scioperi della fame a meno di casi davvero estremi (avete presente Gandhi, le suffragette o i dissidenti cubani? Ecco), specialmente se non si ha nessuna intenzione di lasciarci le penne. Lo dobbiamo alle nostre cause e lo dobbiamo alla nonviolenza.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

7 Comments

  1. Secondo sciopero della fame irlandese
    Il 5 maggio 1981 Sands morì dopo 66 giorni di digiuno e venne sostituito nel digiuno da Joe McDonnell. Il 12 maggio fu la volta di Francis Hughes a morire e poi, il 21 maggio, morirono a poche ore di distanza l’uno dall’altro McCreesh e O’Hara. Tutti e tre vennero sostituiti da altri detenuti.
    l’8 luglio, in anticipo sulle previsioni, Joe McDonnell morì, scatenando ancora una volta la violenza nelle strade.
    Il 13 luglio morì Martin Hurson, mentre il 31 luglio la madre di Paddy Quinn, che digiunava da 47 giorni, autorizzò l’intervento dei medici quando suo figlio entrò in coma.
    Il 1º agosto fu la volta di Kevin Lynch a morire, mentre il giorno seguente si spense anche Kieran Doherty che durante lo sciopero era stato eletto al Dáil Éireann, il parlamento irlandese, nella circoscrizione di Cavan-Monaghan. L’8 agosto morì Thomas McElwee, cugino di Francis Hughes e il 20 agosto, mentre moriva il decimo detenuto, Mickey Devine, Pauline McGeown, moglie di Patrick McGeown, fu la seconda ad autorizzare l’intervento medico quando suo marito entrò in coma.
    Dato che le famiglie di coloro che stavano ancora digiunando avevano dichiarato in maggioranza che avrebbero autorizzato l’intervento medico, i detenuti compresero che lo sciopero ormai non aveva più senso e il 3 ottobre 1981 annunciarono la fine del digiuno. Poco dopo il governo britannico annunciò una revisione del sistema carcerario, concedendo ai detenuti la maggior parte delle loro richieste.

    Paragonato a tutto ciò i vari scioperi della fame di Pannella sembravano metodi alternativi di diete …

    • Chissà se repetita juvant, ma temo che il mezzo non sia il più adatto alla riflessione seria.
      Quale che sia il giudizio sugli attuali digiuni-dieta di Pannella (e il mio coincide con quello degli autori, ma su un ottantaduenne che digiunando ha ottenuto che molti dei diritti civili conquistati in Italia non si insabbiassero negli inciuci partitocratici stenderei almeno un velo pietoso) quelli dei militanti dell’IRA non ci azzeccano proprio niente: loro erano e sono restati fino alla morte coerentemente dei violenti, che essendo stati privati di ogni altra arma hanno usato l’ultima rimasta, il loro corpo, che hanno usato scaraventandolo in faccia al “nemico”. L’occidente conserva un culto romantico della violenza e della morte che al di là del colore politico riemerge continuamente nei “Me ne frego” e “Viva la Muerte” fascisti come nei “Patria o Muerte” castristi e guevaristi, oltre che nell’ammirazione che destano in persone che non avrebbero il coraggio di tirare la testa a un pollo.
      Gandhi invece era un nonviolento, e perciò non aveva il culto del martirio e della morte come i romantici, bensì quello della vita, e raccomandò sempre di usare il satyagraha come uno strumento di dialogo, una mano tesa all’avversario o all’amico per invitarlo ad un esame di coscienza. Tant’è che quei pochi digiuni rivolti agli inglesi, in Sudafrica come in India, finirono quasi sempre in un “onorevole” compromesso; mentre la maggior parte di essi, i più duri e famosi, furono rivolti con amore ai suoi seguaci, per indurli all’unità e contro l’odio religioso e di casta.

  2. Ovviamente quello che noi si augura ai digiunanti non è di morire ma di vincere, si contesta però che lo sciopero così praticato non possa che perdere e ridursi a mera testimonianza, dissipando un patrimonio di tutti.
    Su Bobby Sands mi resta il dubbio che si trattasse più di martirio che di altro, tant’è che il governo inglese non ha mai ceduto sullo status formale di prigioniero politico pur finendo per concederlo nella sostanza delle condizioni carcerarie, offerta che Sands aveva rifiutato.

  3. (…)”Ecco perche’ in questi giorni i casi di Giacchetti e dei cinque dirigenti radicali impegnati in quattro scioperi diversi non ci scaldano il cuore”(…)

    Non conosco Anna e Nagasaki. Digiuno non per scaldare i cuori e tanto meno per suscitare sentimenti di amore e solidarietà. Ma una azione insieme di “supplenza” e di dialogo. Troppo poco? In un articolo per “Repubblica.it” illustro le ragioni di questa iniziativa:

    http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2012/10/31/news/sclerosi_laterale_amiotrofica_sciopero_della_fame_di_farina-coscioni-45619228/

    maria antonietta farina coscioni

    • Cara Maria Antonietta, in realta’ noi ci conosciamo, o almeno io conosco te visto che siamo compagne. A quanto capisco le cose stanno cosi’: tu ritieni che uno sciopero della fame, anche se non portato alle sue estreme conseguenze, abbia un senso per stimolare il dialogo. Io penso invece che usare lo sciopero della fame in continuazione sia poco comprensibile. Questo porta a far finire tutto in uno stesso calderone e paradossalmente fa sentire la gente autorizzata a non ascoltarci (ah si’, i radicali, quei matti che fanno gli scioperi della fame per qualsiasi cosa). Rimaniamo di idee diverse, mi sa.

      • raramente su ‘sto blog ti do ragione. Stavolta sì. Ogni iniziativa va contestualizzata, e nel caso degli scioperi della fame radicali, il contesto se n’è andato da un po’.

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