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Isi, Ici, Imu

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A forza di sentir parlare (talora a sproposito, in un senso e nell’altro) dell’IMU mi è venuta voglia di fare un piccolo punto della situazione che potrebbe aiutare tutti a vederci più chiaro. Armatevi di pazienza: si entra nel favoloso mondo dei numeri.

Forse non tutti sanno che la storia iniziò nel 1992, durante il governo Amato, con lo stesso Decreto Legge che prevedeva il famigerato prelievo straordinario sui depositi bancari.
“Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni per il risanamento della finanza pubblica” veniva istituita l’ISI, vale a dire l’Imposta Straordinaria sugli Immobili.
L’ISI, sulle normali abitazioni, funzionava così: si prendeva la rendita catastale dell’immobile, la si moltiplicava per 100 e si applicava un’aliquota del 3 per mille sul risultato ottenuto. Il che equivale a dire che su una casetta di 3 vani e mezzo situata in un quartiere periferico di Roma, la cui rendita catastale si può ragionevolmente immaginare di 600 euro, l’ammontare dell’imposta era pari a:

600 x 100 x 0,003 = 180 Euro

L’ISI era tanto “straordinaria” che di lì a pochi mesi, cioè a dicembre del 1992, venne istituzionalizzata e si trasformò nell’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili), che veniva calcolata moltiplicando la rendita catastale per 105 e applicando un’aliquota stabilita dal comune di riferimento nell’intervallo tra il 4 e il 7 per mille.
Va da sé che moltissimi comuni, per i fabbricati diversi dalla prima casa, si attestarono su un’aliquota vicinissima a quella massima: come Roma, ad esempio, che stabilì il 6,9 per mille, ragion per cui l’imposta sulla casetta del nostro esempio diventò:

600 x 105 x 0,0069 = 435 euro

Occorre aggiungere, tuttavia, che per gli immobili che costituivano prima casa i comuni adottavano normalmente un’aliquota vicina a quella minima, oltre al fatto che dall’imposta si detraevano 103,29 Euro (le vecchie 200mila lire); il che, sempre nel caso di Roma che adottava l’aliquota del 4,9 per mille, portava l’ammontare dell’imposta a:

600 x 105 x 0,0049 – 103 = 206 Euro.

Poi ci fu il governo Prodi, che aumentò la detrazione per l’ICI sull’abitazione fino a 200 Euro, e quindi il governo Berlusconi, che abolì del tutto l’imposta sulla prima casa.

Infine, come tutti sanno, arrivò l’IMU (Imposta Municipale sugli Immobili): la quale è un tantino diversa dall’ICI, perché in alcuni casi assorbe anche le imposte sul reddito dovute sugli immobili. Su questo, però, torneremo dopo: per il momento vediamo come si calcola.
Il procedimento è analogo a quello dell’ICI, ma con alcune differenze: si prende la rendita catastale, la si incrementa del 5%, la si moltiplica per un ulteriore coefficiente, che per le civili abitazioni è pari a 160, e infine si applica l’aliquota, che viene determinata dal comune di riferimento nell’intervallo tra 4 e 6 per mille in relazione alla prima casa, e tra 7,6 per mille e 1,06 per mille per gli altri immobili; il tutto con una detrazione, nell’ipotesi di prima casa, di 200 Euro, oltre a 50 Euro per ogni figlio di età non superiore a 26 anni che vi risiede.
Sta di fatto che molti comuni non si sono adeguati al minimo per la prima casa, ma si sono adeguati al massimo per gli altri immobili; ciò significa che se la casetta del nostro esempio fosse l’abitazione del contribuente e se si trovasse a Roma, che per la prima casa ha stabilito l’aliquota del 5 per mille, egli si troverebbe a pagare:

600 x 1,05 x 160 x 0,005 – 200 = 304 Euro

mentre se fosse un altro immobile, poiché a Roma l’aliquota è stata fissata all’1,06 per mille:

600 x 1,05 x 160 x 0,0106 = 1.068 Euro

Per ricapitolare: immaginiamo che il signor Rossi sia proprietario della casa che abbiamo utilizzato come esempio, una casetta periferica di Roma, supponendo prima che sia la sua casa di abitazione, e poi che sia un’immobile nel quale invece non risiede.

Prima casa
Nel 1992 il signor Rossi si è trovato a pagare 180 Euro di ISI credendo che si trattasse di un’imposta straordinaria; in seguito, dopo aver scoperto che invece l’imposta sarebbe rimasta, ha dovuto sborsare 206 Euro di ICI, decrementati a 109 Euro dopo le modifiche di Prodi e temporaneamente azzerati dopo l’esenzione di Berlusconi; dopodiché, con l’introduzione dell’IMU, si trova a pagare 304 Euro. L’IMU, come già accennato, assorbe l’eventuale reddito IRPEF derivante dalla proprietà degli immobili (non anche, ovviamente, quello da affitto), ma siccome la prima casa non dà luogo a reddito imponibile il signor Rossi si sciroppa un bell’incremento del 70% rispetto all’imposta “straordinaria” del 1992.

Altro fabbricato
Nel 1992 al signor Rossi è toccato pagare 185 Euro di ISI credendo che si trattasse di un’imposta straordinaria; in seguito, dopo aver scoperto che invece l’imposta sarebbe rimasta, ha dovuto sborsare 435 Euro di ICI; dopodiché, con l’introduzione dell’IMU, si trova a pagare 1.068 Euro. Il che, per carità, assorbe il reddito IRPEF derivante dal possesso di quell’immobile, nel più esoso dei casi quantificabile in, diciamo, 300 Euro (il che porterebbe l’importo “netto” a carico del signor Rossi a circa 770 Euro), non dando luogo, invece, ad alcun “assorbimento” nel caso in cui il signor Rossi affitti l’immobile, poiché dovrà continuare a pagare normalmente le imposte su quel reddito nonostante l’IMU. Ciò equivale a dire che in questo caso il signor Rossi deve scontare un incremento che oscilla tra il 70% e il 145% rispetto all’imposta “straordinaria” del 1992.

Questo, come si dice, è quanto. E su questo, naturalmente, si possono fare tutte le considerazioni che si vogliono.Però pensavo che potesse essere utile farle con qualche numero in mano, e con un po’ di storia accanto.
Tutto qua.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

13 Comments

  1. Credo ci sia un errore, e che il “1,06 per mille” citato due volte volesse essere “10,6 per mille”

    Detto questo, grazie della panoramica, molto utile.

  2. Mi occupo di ICI da 10 anni, e posso dire che hai fatto un riassunto molto preciso!
    Si potrebbe poi fare anche la stessa ricostruzione storica in materia di catasto, ma non credo che una vita basterebbe…

    • Beh, se Capriccioli si mette a fare questi utili riassunti prometto che li leggo tutti, e li suggerisco in giro.
      Complimenti per la precisione.

  3. Forse, per completezza, sarebbe meglio aggiungere che l’IMU è un regalo della premiata coppia Bossi-Berlusconi (la sua istituzione è contenuta nel decreto sul federalismo fiscale fortissimamente voluto dal primo) solo che sarebbe dovuta entrare in vigore dopo le elezioni (bella furbata…) mentre Mr. Monti l’ha anticipata al 2012 per mettere una pezza ai conti pubblici….

  4. Bel riassunto.
    Ho solo una domanda: i valori del 1992 (quando l’Euro non esisteva ancora) sono da considerarsi “rivalutati” o hai usato il cambio del 2001 (1€ = 1936.27 L)?

  5. c’è una cosa che però nella discussione imu viene spesso dimenticata (complimenti a Capricciò per i numeri, comunque).
    La casa di proprietà è un costo per la collettività. Il comune, o comunque l’ente locale preposto, spende soldi perchè il quartiere sia abitabile. E se di fronte ci fanno un giardinetto carino (pagato anche con le mie tasse, di affittuario), la casa del proprietario acquista valore.
    Per cui l’imposta sugli immobili, per quanto siano un patrimonio e non un reddito, è fondamentalmente equa, perchè non si tratta di un patrimonio che non genera costi (un lingotto d’oro, ad esempio), e inoltre il valore dell’immobile può aumentare a fronte di spesa pubblica.

    • esistono gli oneri di urbanizzazione; calcola che possono piazzarti pure una discarica di fronte a casa, non solo un bel giardino

      • esistono ‘anche’ gli oneri di urbanizzazione. Guardando le foto dei quartieri di Milano dagli anni ’70 ad oggi, noto che gli onori sono stati decisamente superiori agli oneri.

        • sai sicuramente con certezza se se tra gli oneri pagati al momento della costruzione erano compresi anche detti onori?

          Quando paghi gli oneri non è detto che quanto versi venga utilizzato immediatamente per le realizzazioni in loco, anche se previste. È prassi dei comuni utilizzare quei soldi dove meglio credono e dove hanno maggiori necessità, ma è certo che gli oneri li paghi e non sono pochi. Già che ci siamo, vogliamo parlare anche dell’IMU sui terreni agricoli?

        • invece che addentrarsi in periodi ipotetici, andiamo al nocciolo: la casa è un costo per la collettività oppure no? Le opere di urbanizzazione (non solo quelle iniziali) chi le paga? E di queste opere ne gode di più il proprietario o l’affittuario?
          Non è un caso che negli USA, uno dei paesi più ‘no tax’ per filosofia oltre che per livello di imposizione, le tasse sulla casa siano spesso molto più salate che qui, e vengono pagate senza fiatare (anche perchè non sono dovute al governo federale).

          • certo, il crollo verticale del mercato immobiliare e i posti di lavoro persi nell’edilizia in concomitanza con l’introduzione dell’IMU sono causati dal ‘fiato’ degli italiani

  6. Nelle discussioni su ICI/IMU c’è sempre un errore di fondo: si confonde il fine del tributo (finanziare i servizi erogati dal Comune) con il modo con cui lo stesso è calcolato (il possesso di immobili). L’ICI sull’abitazione principale prima del 2008 in fondo non era poi così gravosa…
    Inoltre nessuno ricorda da dove sono stati presi i soldi per rimborsare ai Comuni il minor gettito ICI 2008-2011, ovvero le imposte sui redditi!
    L’ostinazione dei berlusconiani per l’esenzione della prima casa ha portato all’assurdo che:
    1) dal 2008 ad oggi i servizi erogati dal Comune sono stati finanziati soltanto dai proprietari di seconde case, che non usufruiscono dei servizi stessi;
    2) chi non pagava ICI (i proprietari di abitazioni di modestissimo valore, o chi la casa non l’ha mai posseduta) si è visto aumentare le imposte sul reddito per finanziare il taglio dell’ICI prima casa, a vantaggio dei proprietari di immobili di pregio!

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