un blog canaglia

#ioguardoschettino

in società by

Non credo di aver capito bene: siccome uno è accusato di aver combinato un disastro, allora sentire cosa ha da dire è un’idea immorale?

Cioè: il giornalismo -a tutti i livelli, e quindi compreso quello televisivo e nazionalpopolare- è diventato una specie di giocattolino che ha il compito di premiare i “buoni” col contentino di un’intervista e mettere in castigo i “cattivi” (ammesso e non concesso che Schettino lo sia) tacitandoli?

Io avevo capito -ma forse sbaglio- che invece il giornalismo è quella roba che dovrebbe cercare di capire le cose: e per capire com’è andata la vicenda della nave da crociera affondata, a meno che non mi sfugga qualcosa di essenziale, il contributo di quello che la guidava mi pare tutt’altro che inutile.

Dice: ma lo pagano (anche se la circostanza non pare confermata). E allora? Siete davvero convinti che ascoltare un punto di vista in più non possa valere la pena di pagarlo? Con soldi privati, per giunta, manco a dire con quelli del canone.

Dopodiché, naturalmente, ciascuno è libero di non guardarlo, Schettino: ma io, da parte mia, sono libero di sentire in bocca il retrogusto di quel moralismo che non ha bisogno di verifiche, perché un’idea già se l’è fatta e non ha la minima intenzione di metterla alla prova; eventualmente, come potrebbe accadere anche in questo caso, per formarsene una addirittura peggiore.

Sapete cosa? Io lo guarderò, Schettino. O forse no, perché probabilmente avrò altro da fare.

Ma in entrambi i casi avrò cura di riservare la mia indignazione a circostanze più appropriate.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

8 Comments

  1. Come diceva un vostro amico che baciava i cavalli e credeva di essere al di là del bene e del male dicendo che non esistono fatti ma solo interpretazioni; come diceva costui: also sprach Schettino.

    • Sta a vedere che dopo una vita passata a spiegare che capire non significa condividere mo’ mi ritrovo uno che mi spiega che anche solo ascoltare Schettino significa farsi convincere. Filosofia oracolare, appunto.

    • no, scusa tu, diegetcetc, è che i problemi ermeneutici evidentemente ce l’ho io. pensa che avevo preso la tua riflessione per un ammiccamento criptico a nicce e zaratustra! invece (forse) così parlò schettino, ma ero distratto.

  2. Personalmente non trovo circostanza più appropriata di questa per indignarsi.
    Non c’è ombra di moralismo, ma secondo il messaggio che ci arriva e che stai sdoganando, hai diritto alla tua “audience” e vieni retribuito profumatamente, se sei processato per la strage colposa di 30 persone.

    Lo stesso Schettino se avesse investito una vecchietta fuori dalle strisce non sarebbe certo stato intervistato da Salvo Sottile per raccontare la “sua verità”, ma se la sarebbe sbrigata in via privata come avremmo fatto tutti.

    E’ evidente che il discorso vale anche per tutta la bella compagnia di zio Michele, Cogne & co.. Ma quella dell’intervista a Schettino è la prima vicenda nella quale tutta la dura legge dello “share” viene allo scoperto in modo piuttosto chiaro.
    (su come Sottile Simpatia abbia poi sbroccato su twitter, e sull’orrida tv del dolore, potemmo immagino poi parlare per ore..)

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from società

Al posto di Fabo

Già si sentono i rumori di fondo dell’esercito di fondamentalisti che si
Go to Top