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Io non sto con Roberto Giachetti!

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Una risposta di Roberto Giachetti – insieme con la mia replica – si trova nei commenti a questo post.

 

Leggo il post di Roberto Sassi e non riesco a star zitto. Già da tempo “me prudevano e mano” sullo sciopero della fame di Roberto Giachetti.

Il parlamentare del PD fa lo sciopero della fame per sensibilizzare il Parlamento sulla riforma della legge elettorale.

Io dico: il buon Giachetti vuol danneggiare la sua salute fino all’estremo gesto? Bene, cazzi suoi!

Ritengo lo sciopero della fame una forma di protesta non violenta, estrema e coraggiosa: quando non rimangono alternative e si è privati della libertà di agire in qualunque altra sede.

Ammiro gli scioperi della fame dei prigionieri, pur quando non ne condivido le idee politiche: spesso non gli rimane altro per combattere qualcosa che ritengono illegale.

Lo sciopero della fame di Giachetti non mi fa, invece, alcuna simpatia. In primo luogo perché la legge contro la quale ora sciopera non gli ha impedito cinque anni fa di candidarsi col PD.

Il PD, come gli altri grandi partiti sta facendo melina sulla legge elettorale: perché Giachetti non si dimette dal suo partito o dal suo gruppo parlamentare? Perché, per dar pubblicità alla sua protesta, non lascia il seggio parlamentare?

Avrebbe tante altre opzioni per dar visibilità alla propria protesta; sceglie invece di scioperare? Buon per lui!

Credo che lo sciopero della fame debba essere l’extrema ratio della protesta politica, utilizzabile solo per di fronte a situazioni di estrema gravità democratica. Altrimenti, è solo un ricatto giocato col proprio corpo per darsi visibilità.

Voi direte: “ma i Radicali in Italia organizzano da decenni scioperi della fame sui più svariati temi”. Vero, ma al di là del fatto che ritengo che i Radicali abbiano abusato in passato di questo strumento, va dato loro atto di una cosa: raramente scioperano per motivi strettamente politici. Più spesso lo fanno di fronte a palesi violazioni della legalità da parte dello Stato: la situazione carceraria ne è l’esempio più lampante.

Per quanto il Porcellum mi faccia schifo, non viola affatto la legalità: specie sulla questione delle liste bloccate. Al massimo si può obiettare che l’indicazione del candidato premier sulla scheda elettorale violi indirettamente l’art. 92 della Costituzione, ma non è certo per questo motivo che Giachetti si batte per la riforma elettorale.

Lo sciopero della fame di Giachetti ha natura esclusivamente politica: lui preferirebbe una qualsiasi altra legge elettorale. Con tutto il rispetto, lo sciopero non è rivolto contro la violazione di alcuna illegalità: per questo motivo lo considero sbagliato.

Anzi, quando Giachetti invita il presidente Napolitano a pronunciarsi (come se non lo avesse già fatto abbastanza!) sulla riforma, lo invita a compiere una clamorosa forzatura istituzionale: la legge elettorale – mi ripeto – è una materia delicata coperta da riserva di assemblea: solo il Parlamento, in discussione pubblica e in Aula (cioè non “di nascosto” in Commissione) può approvare la legge elettorale.

Questa è pertanto una materia di stretta attinenza parlamentare: Governo, magistratura e Presidente della Repubblica non possono interferire né dovrebbero pronunciarsi su di essa.

Lo sciopero della fame con annesso appello a Napolitano non è certo, quindi, uno sciopero in difesa della legalità.

Se Giachetti vuole continuarlo a scapito della sua salute, fatti suoi: ma che si debba pure solidarizzare con lui, neanche a parlarne. Santè

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

14 Comments

  1. 1) “Il parlamentare del PD fa lo sciopero della fame per sensibilizzare il Parlamento sulla riforma della legge elettorale.”

    Mi dispiace dirlo, ma fai parte di coloro che non hanno capito un cazzo delle ragioni dello sciopero. E meno male che l’ho pure scritto nel post.

    2) “Credo che lo sciopero della fame debba essere l’extrema ratio della protesta politica, utilizzabile solo per di fronte a situazioni di estrema gravità democratica. Altrimenti, è solo un ricatto giocato col proprio corpo per darsi visibilità.”

    Ecco, appunto, questo è ciò credi tu (e posso addirittura essere d’accordo sulla prima parte, pensa te!). Però forse dovresti bere meno absinthe, ché ti fa perdere il senso del reale: esistono anche alternative al tuo “altrimenti è solo un…”.

    3) “Lo sciopero della fame di Giachetti ha natura esclusivamente politica: lui preferirebbe una qualsiasi altra legge elettorale. ”

    Che sia tu a stabilire la natura dello sciopero della fame di Giachetti mi fa prudere le mani: magari scrivo un post su quelli che vogliono dire a gli altri chi sono e cosa stanno facendo. Comunque, ribadisco: lo sciopero non è solo per la legge elettorale.

    4) “Se Giachetti vuole continuarlo a scapito della sua salute, fatti suoi: ma che si debba pure solidarizzare con lui, neanche a parlarne.”

    Sei il più libertario di tutti, non v’è dubbio alcuno.

  2. Caro Roberto, quello che hai scritto è: “Costoro non hanno capito proprio un cazzo delle ragioni della protesta giachettiana, che non è soltanto per la riforma della legge elettorale ma si richiama al rispetto dei principi democratici in senso ampio: il modo in cui i cittadini scelgono (o non scelgono) i propri rappresentanti non è un’inezia democratica, bensì inerisce la sfera procedurale, che è il sale della democrazia.”

    Quello che io sostengo è che lo sciopero della fame di Giachetti non è uno sciopero contro alcuna forma di illegalità. Concependo io – è la mia opinione con la quale si può ben dissentire – lo sciopero della fame praticabile solo come protesta estrema contro la violazione della legalità democratica, non ritengo di solidarizzare con Giachetti.

    La sfera procedurale che tanto ti sta a cuore sarebbe violata se Napolitano si pronunciasse ancora sulla legge elettorale o se il Parlamento fosse portato a legiferare sul punto solo per salvare la pelle al buon Giachetti.

    Esistono alternative alla mia affermazione: “Altrimenti, è solo un ricatto giocato col proprio corpo per darsi visibilità”. Certamente! Puoi cercarle altrove.

    “Sei il più libertario di tutti. Non v’è dubbio alcuno”

    Quando istituiranno un esame di accesso al libertarismo, sicuramente sarai tra i docenti: potrai bocciarmi e non rilasciarmi il patentino da libertario. Me ne faró sicuramente una ragione.

    Fino ad allora, tante care cose.

    • Ok, ammetto di aver alzato un po’ i toni. Ad ogni modo, essendo intervenuto Giachetti a spiegare le sue ragioni, il mio ruolo di ermeneuta da quattro soldi non ha più molto senso e dunque non intervengo più. Riguardo la tua battuta sull’esame di libertari(ani)smo posso dire che hai ragione: ti boccerei. 😉

  3. Pur avendo stima per Giachetti, condivido il tuo giudizio negativo sulla sua iniziativa, sia pure per tutt’altri motivi rispetto a quelli da te addotti. Il primo è che la sua NON E’ un’azione nonviolenta ma un’azione non violenta: la nonviolenza (che scritta così, in un’unica parola, è una disciplina etico-politica, e non semplicemente l’assenza di violenza) insegna che non si devono fare manifestazioni di protesta ma di dialogo, accompagnandole cioè con una proposta alternativa e realistica. E che quando si ricorre a digiuni per “dare corpo” alle proprie idee, lo si può fare solo per incoraggiare il proprio avversario a trovare la forza di rispettare la propria legalità, la propria promessa, non la nostra.
    Gli scioperi della fame alla Bobby Sands (liberatemi o mi lascio morire) sono ricatti violenti di chi usa il proprio corpo come l’ultima arma letale rimastagli: infatti sono molto apprezzati da violenti e non-violenti ma non dai nonviolenti, che hanno elaborato la lezione politica di Gandhi.
    I digiuni fatti dai radicali, anche i più estremi, sono sempre stati nonviolenti, eppure i grandi commentatori politici italiani (in particolare Giorgio Bocca e recentemente Sergio Romano: http://www.radicali.it/20120220/ricatto-della-disobbedienza-incivile) non hanno mai capito questa differenza, per sciatteria, per pura pigrizia mentale, associandoli a tentativi di colpevolizzazione di matrice cattolica.
    Per tornare all’iniziativa di Giachetti: c’è anche una raccomandazione dell’Unione Europea per non procedere all’approvazione di nuove leggi elettorali nell’ultimo anno di legislatura; Napolitano se ne dovrebbe ricordare.

  4. Mi permetto di dire che: 1) lo sciopero della fame è una forma di lotta politica che fa parte del più vasto campo delle iniziative non violente. Non è una protesta ma una forma di lotta. 3) Ho chiarito fin dall’inizio che il mio sciopero della fame è volto a chiedere, a coloro (cioè tutti) che alla luce della sentenza della Corte Costituzionale, hanno promesso ogni giorno per 10 mesi che il “porcellum” dovesse essere cambiato per tornare a dare ai cittadini il diritto di scelta dei propri rappresentanti, di rispettare l’impegno assunto. Personalmente penso che la violazione degli impegni in politica sia paragonabile alla violazione delle regole. 4) Io mi sono battuto ed ho votato contro il “porcellum” quando fu discusso in Parlamento. Ho perso e quella è diventata una legge nazionale. Se quella era la legge elettorale democraticamente vigente (perché votata dalla maggioranza) non so davvero come avrei dovuto fare ad essere eletto in modo diverso. 5) Basta leggere le mie dichiarazioni fin da quando ho iniziato (luglio) per vedere che non ho mai risparmiato critiche anche al mio partito per l'”andazzo” sulla modifica della legge elettorale. Io non credo che se si pensa che il proprio partito stia commettendo un errore la conseguenza sia quella di uscire, penso che sia molto più importante lottare anche per ottenere che le scelte del patito migliorino, ma ovviamente questa è solo la mia opinione. Ovviamente io non chiedo apprezzamento. Se arriva mi fa piacere e mi da forza, se non arriva fa parte dell’opinione che legittimamente ognuno si forma sul mio modo di fare politica. Più che apprezzamento mi piacerebbe che chi non condivide queste forme di lotta, ma condivide l’obiettivo, trovasse un altro modo, per contribuire a raggiungerlo. Sarebbe un modo altro, diverso dal mio, che apprezzerei comunque perché apparterrebbe alla sfera del “fare” più che a quella del “dire”. Grazie comunque e chiedo scusa per l’intrusione in questo spazio. Cordiali saluti Roberto Giachetti

  5. Caro Roberto Giachetti, grazie per essere intervenuto ed aver spiegato le tue ragioni in maniera civile ed educata.
    Non mi hai del tutto convinto; continuo a ritenere che la richiesta di intervento a Napolitano sia sbagliata e che lo sciopero della fame contro il Porcellum, che rimane una legge vergogna, sia uno strumento sbagliato.
    La tua critica principale, cioè il mio mancato suggerimento su come “fare” è ragionevole: credo tuttavia che si possano adottare gesti altrettanto visibili come le dimissioni da parlamentare o quantomeno dal gruppo del PD.
    Certo, non ogni volta che uno dissente dal proprio partito ne deve uscire. Se però la questione è talmente importante da giustificare uno sciopero della fame, non capisco la permanenza in un partito che fa ben poco per mutare la situazione.
    Cordialmente.
    A.

  6. Roberto Giachetti, questo spazio è fatto apposta per discutere. Nessuna “intrusione”, magari altri lo usassero come fai tu.

  7. Giuro che rispondo non per tediare ma solo per fornire altri tre elementi di valutazione: 1) L’art. 87 della Costituzione recita: “Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta la nazione. Può inviare messaggi alle Camere…”. Ecco il messaggio alle Camere è una previsione costituzionale. Molti discutono se Napolitano si stia spingendo fin troppo in dichiarazioni senza utilizzare lo strumento costituzionale che gli è consentito. Io penso che su questa materia a questo punto lui abbia il dovere più che l’opportunità di mandare un messaggio formale alle Camere anche perché, come sai, la Corte Costituzionale al momento della bocciatura dell’ultimo referendum scrisse a chiare lettere che la legge va cambiata perché il modo attraverso il quale viene assegnato il premio di maggioranza non è costituzionale. Ecco perché io invece penso che sarebbe molto giusto che il Presidente dialogasse di più con il Parlamento attraverso lo strumento che gli affida la Costituzione. 2) Guarda capisco quello che dici riguardo il dissenso con il partito. Io penso, tanto più a causa del modo attraverso il quale siamo nominati, che lasciare un gruppo e mantenere il seggio in Parlamento sia eticamente e politicamente inaccettabile. So bene che io sono in Parlamento perché milioni di persone hanno creduto in un progetto che alle elezioni è stato rappresentato da un simbolo che hanno votato. Non c’è dubbio che se non si condivide più quel progetto, perché la maggioranza di quel partito ha preso una strada troppo diversa, non solo si ha il diritto, ma si ha il dovere di lasciare. Ma in quel caso si lascia. Non è che si va, grazie ai voti presi sotto un simbolo, a fare il parlamentare in un altro gruppo, fosse anche quello misto. Ovviamente non posso impedirti di pensare che se non ho ancora fatto questo passo è perché penso che abbia ancora senso lottare dentro il mio partito per correggere alcuni gravi errori commessi e che si stanno commettendo e che anche per questo spero che il mio sciopero della fame faccia cambiare marcia al PD. Avrai ottime ragioni di pensare che se non lo faccio è per lo stipendio, per i privilegi etc. etc. Lo so, al cospetto di questa opinione sono disarmato e non posso fare altro che dirti che non è così. 3) Per quanto riguarda la questione del Consiglio Europeo ho una mia opinione circa le motivazioni di quel suggerimento e non precetto del Consiglio Europeo, ma prima di questa devo dire che non apprezzo che la questione venga posta (addirittura attraverso uno sciopero della fame, mi riferisco al mio amico Maurizio Turco) da rappresentanti di un movimento che alla fine di luglio scorso (quindi solo 3 mesi fa) sostenevano attraverso le parole del loro leader, Pannella, che non solo bisognasse procedere senza indugio alla riforma della legge elettorale (il maggioritario uninominale) ma anche a quella costituzionale (il semipresidenzialismo). Ora si da il caso che se si ritiene che vi sia un “divieto” da parte delle Autorità Europee a legiferare in materia elettorale dopo un anno dalla scadenza elettorale questo non possa essere fatto valere se si procede con una proposta che non ci piace e scordarselo se si tratta di procedere con una proposta che ci piace. Detto ciò davvero chiedo scusa per aver abusato di tempo e spazio e rivolgo a tutti cari saluti e buon lavoro!

    • Prendo atto con piacere di tutte le motivazioni della tua azione, che complice l’informazione generalista conoscevo solo in parte. E ammetto pure che mi capita da anni di condividere molto di più le raccomandazioni del Consiglio Europeo delle sentenze da costituzione materiale della Corte Costituzionale, e che perciò le mie preferenze non valgono più delle tue. Ma aggiungici che i partiti tradizionali non possono che partorire una legge elettorale “ad partitum” (che in quanto “nuova” sarà ancora più difficile sostituire un domani con qualcosa di più decente) e capirai perché purtroppo non posso appoggiare la tua iniziativa.
      Che tuttavia rispetto come legittima e ammirevole: chapeau!

  8. Ma quindi non ho capito una cosa: 1)se si facesse la riforma del porcellum si andrebbe contro la raccomandazione dell’Unione Europea per non procedere all’approvazione di nuove leggi elettorali nell’ultimo anno di legislatura; 2)se invece non si facesse nessuna riforma si andrebbe contro la Corte Costituzionale secondo la quale il modo attraverso il quale la legge elettorale assegna il premio di maggioranza non è costituzionale. Cioè le prossime elezioni potrebbero tranquillamente essere in ogni caso impugnate e quindi a rischio di invalidazione.uhm.Stiamo messi proprio bene. Auguri a tutti.

    • Tranquillo, Platano: è dal 1949 che la Costituzione viene costantemente violata dai partiti che ci si sciacquano la bocca, e la Corte Costituzionale ci ha aggiunto un carico da dodici, arrogandosi poteri che la Costituzione non prevede. Il risultato è la distruzione della certezza del diritto: si naviga a vista, e chi ha accaparrato più potere decide, figurati se invalidano quello che gli fa comodo (vedi come “la Magistratura” ha invalidato l’elezione di Formigoni a causa delle accertate firme false sulla sua lista). Se ne fregheranno del Consiglio Europeo e della sentenza della Corte; oppure faranno una legge elettorale proporzionale con tanto di preferenze (già bocciata dal popolo con referendum) che farà rimpiangere la porcata del porcellum.

    • A quanto ne so,una via non impugnabile sarebbe quella di tornare al ‘mattarellum’,che ,rispetto :al ‘porcellum,farebbe pure la sua bella figura. Era la proposta avanzata da Di Pietro,basterebbe-se non sbaglio- abrogare il ‘porcellum’:hanno detto tutti no.

  9. Caro Roberto, come ha detto Alessandro, il tuo intervento è positivo e te ne ringraziamo.
    Continuo a ritenere che, se si vuol dar senso alla riserva di assemblea, gli altri organi costituzionali, dovrebbero astenersi da influenzare il dibattito parlamentare sulla legge elettorale. So che spesso accade il contrario, ma non per questo riterrei positivo un ulteriore intervento di Napolitano.
    Non concordo con te su lasciare il gruppo parlamentare del PD: vi eleggiamo senza vincolo di mandato perché rispondiate alla vostra coscienza durante questo: se non ci sta bene vi “puniremo” quando vi ricandiderete. Trovo che l’enfasi eccessiva sull’appartenenza e fedeltà ad un gruppo parlamentare svilisca la funzione del Parlamento.
    Non tiro in mezzo le dimissioni da parlamentare perché mi interessa il tuo stipendio: facendo un giro sul tuo blog mi sembra ampiamente meritato. Rimango dell’opinione che allo sciopero della fame debba ricorrersi solo di fronte a violazioni palesi dei principi democratici: non mi sembra il caso del fetido Porcellum. La sentenza sul referendum contiene un obiter dictum sulla legge vigente, tra l’altro non in un giudizio di legittimità; un po’ poco -secondo me – per sostenere violata la legalità democratica, ferma restando la raccomandazione del Consiglio Europeo.

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