un blog canaglia

Inadeguati. Sempre.

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Per avere un look da hipster, mi servirebbe una barba gigantesca, e un mucchio di tatuaggi sulle braccia (sulla schiena, non so, ci ho dei peli abbastanza orrendi). Il fatto è che sono un po’ maniaco dell’igiene, e accetterei di farmi tatuare solo da una persona di famiglia, ma in quel caso non sarei sicuro del risultato. Quanto alla barba, beh, ho scoperto che, sganciando la modica cifra di 7.000 dollari americani, e dopo essermi sottoposto ad una anestesia locale (non totale, per carità, ché avrei paura di non riemergerne mai più), mi verrebbe concessa la possibiltà di godermi i dividendi del fantastico barbone che ho sempre sognato di avere. Peccato che, a quanto sembra, questa bislacca procedura si basi sull’autotrapianto e che la materia prima da riposizionare sia drammaticamente scarsa sul mio capo pensoso. Ecco, mentre confrontavo questo me stesso ideale, direi una cosa più o meno così, con quello reale, con la panza, i peli sulla schiena, una barbetta che sta lì proprio come segno di buona volontà e dedizione alla Causa, quando facevo questo paragone deprimente, insomma, ho cominciato a capire come si devono sentire spesso le donne quando vengono torturate da quelle esibizioni di bellezza femminile neonazi, tirata, lucidata, pimpata dal photoshop che vengono spacciate come modelli ideali.

E pensare che tipo due anni fa, non avevo la minima idea di che accidenti fosse un hipster; e ora, nei miei momenti di spleen urbano, sto qui a lambiccarmi il cervello per capire come colmare quella impossibile distanza tra la mia paciosa identità e l’irraggiungibile paradigma di disadattato cool. Vittima degli stimoli, anche io, banderuola. Ma la mia almeno è una velleità relativamente innocente ed innocua. Mentre nelle ultime settimane mi sono imbattuto in un paio di esempi di quella che a me pare una tendenza esecrabile. Una guerriglia giocata sul corpo delle donne, e che non si accontenta di tentare di plasmarne il corpo e la mente con una tonnellata di idiozie suprematiste, ma si spinge fin dentro le loro mutande, discettando perfino su che forma dovrebbe avere il loro sesso, e quale colore. A quanto riferisce l’Independent, in Gran Bretagna il numero di donne che, nell’ultimo decennio, si sono sottoposte ad interventi di labioplastica è quintuplicato, in assenza di patologie mediche specifiche. Dame Suzi Leather, presidente del Comitato Etico del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, ritiene che le donne che si sottopongono a questo intervento lo facciano dopo essersi imbattute in annunci pubblicitari di chirurgia estetica o dopo aver visionato immagini pornografiche. Che è un po’ come dire ad un alieno che la foto di una fotomodella caucasica su una spiaggia caraibica rappresenta perfettamente e compiutamente la femmina umana.  Secondo il cronista dell’Independent, inoltre, non è affatto provato che l’intervento produca evidenti benefici funzionali o psicologici nelle donne che vi si sottopongono. Il dato preoccupante, comunque, è che, nel quinquennio 2008 – 2012, se ne sono avvalse ben 266 ragazzine sotto i 18 anni, nonostante vi siano rischi di complicanze quando lo sviluppo sessuale non è compiuto.

Ma non basta: evidentemente le donne non sono bersagliate da un numero sufficiente di immagini e di pseudoconcetti il cui obiettivo è farle sentire inadeguate, per poter poi spacciare loro qualche trucco, magari di lunedì, quando è provato che sono più inclini a sentirsi “brutte”. Si è ben pensato di farle sentire in colpa anche per il colore dei propri genitali! Fortunatamente, però, la soluzione a questo grave problema è a portata di mano: fissate bene il nome di questa ditta, My New Pink Button, cui si deve l’invenzione di un pigmento temporaneo capace di “ripristinare quel bel colore rosa che avevano le vostre grandi labbra quando eravate giovani”. Si sarebbe inclini a credere che si tratti di un fake, ma a quanto pare l’abominevole prodotto, disponibile in tre allegre varianti (“Marylin”, “Audrey” e “Betty”), è stato regolarmente in vendita su Amazon (attualmente è “sold out”) – se ne parla in Rete dal 2010. Molto triste. Fortunatamente, a rallegrarmi un po’ ci sono i commenti di alcune utenti di Amazon, che hanno deciso di seppellire gli idioti sotto una risata; scrive Tina Tuna, per esempio: “Pensate, se non fosse stato per il vostro prodotto, un mucchio di donne avrebbero continuato a pensare che il colore delle loro piccole labbra non fosse un problema. Ci credereste? Donne che portano vagine scolorite dentro le loro mutandine come se fosse una cosa perfettamente normale? Che volgarità!”.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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