un blog canaglia

In ventidue

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Io ci ho giocato, a pallone: e come me ci ha giocato e ci gioca, a livelli più o meno alti, qualche decina di milioni di italiani.
Ebbene, chiunque abbia giocato a pallone, sia pure in parrocchia, sa perfettamente che si va in campo in ventidue: e che se uno solo dei ventidue si è messo d’accordo con chissà chi per mandare la partita in un certo verso è assai improbabile che riesca nel suo intento. A meno che non faccia, ma intendo proprio lui personalmente, qualcosa di eclatante: tipo farsi un autogol, sbagliare un rigore, prenderla con le mani nella propria area, farsi espellere, mangiarsi un gol a porta vuota.
Ammesso che gli riesca, ché pure sbagliare apposta non è un’impresa scontata. Ammesso gli si presenti concretamente l’occasione di farlo. Ammesso che questi episodi arrivino in un momento decisivo della partita. Ammesso che la partita non si sia già incanalata ineluttabilmente in un altro modo. Ammesso che non cambi repentinamente, come spesso accade, nei minuti successivi. Ammesso. Ammesso. Ammesso. Visto che, sapete com’è, in campo ce ne sono altri ventuno. Più un arbitro, per dire. Più il campo. Più la pioggia. Più il pubblico. Più. Più. Più.
Che, poi, tra l’altro, andandosi a rivedere i filmati delle partite incriminate ci si accorge che in novantanove casi su cento i giocatori indagati quelle cose mica le hanno fatte. Niente autogol. Niente espulsioni. Niente rigori sbagliati. Niente.
Ora, se qualcuno mi dicesse che i tizi in questione, dopo le telefonate intercettate, si sono messi d’accordo con altri sei o sette giocatori della propria squadra per mandare le cose in una certa direzione, potrei pure ritenere la cosa verosimile: solo che, scusatemi, allora bisognerebbe indagare anche tutti gli altri.
Dico di più: astrattamente sarei perfino disponibile a credere che tutto il campionato sia una messinscena tipo Truman Show. Una sceneggiatura. Un copione scritto a tavolino. Voglio dire, se qualcuno mi portasse degli indizi in tal senso sarei disposto a prenderli in considerazione.
Ma se si cerca di raccontarmi che uno, da solo, ha modificato in modo significativo il corso di una partita, e tra l’altro neanche mi si spiega come diamine avrebbe fatto, io proprio non riesco a ritenerlo credibile.
Sarà che ho giocato a pallone.
E che a pallone, per quanto ne so, si gioca in ventidue.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

5 Comments

  1. L’articolo è carino ma non prende in considerazione l’unico fatto di rilevanza: non serve alterare materialmente il risultato di una partita per essere indagato ed eventualmente condannato per combine. Per essere chiari, non c’è bisogno di un autorete, o di un’espulsione indotta, o di minacce verbali a compagni o avversari negli spogliatoi. E’ sufficiente ADOPERARSI a modificare un risultato per essere indagato ed eventualmente incriminato.

    Non serve nemmeno che il risultato della partita sia effettivamente alterato, basta il tentativo.

    Se Mauri, Brocchi e Gattuso hanno ricevuto sms da un noto pregiudicato per recenti combine, è sufficiente perché vengano indagati. Starà ai magistrati proscioglierli o condannarli. Anche se in Milan-Chievo avessero dato 7 rigori ai veneti.

    • Caro Agostino, finora non c’è uno straccio di intercettazione che dimostri che Mauri, Gattuso e Brocchi si siano adoperati per alterare quei risultati. Inoltre le faccio presente che quelli con cui sono entrati in contatto prima delle gare non erano affatto “noti pregiudicati”, ma perfetti sconosciuti.

  2. Guarda che sulle partite mica si può scommettere solo sul risultato, ci sono anche cartellini, corner, eccetera, a volte su una singola partita si superano i 100 tipi di scommesse offerti, ergo non è necessario inficiare il risultato per barare su una partita.

  3. Non è necessario fare qualcosa di così eclatante come gli esempi fatti da Capriccioli. Dato che, nelle cose, si scopre quasi sempre solo la punta dell’iceberg, è veramente da ingenui pensare che le cose vadano così come descritto sopra, con gente che prende in mano la palla in area o peggio.
    Io assicuro che, episodi che fanno capire che una partita è “marciata”, li vedo spesso anche in diretta; quando poi saltano fuori gli scandali, sono sempre riferiti a partite di qualche anno fa, che nessuno ricorda, e i cui filmati integrali non sono facilmente reperibili da tutti su internet.
    Però, queste sono solo illazioni personali non verificabili. I fatti sono un’altra cosa.

    A proposito di fatti, com’è che, fino a 5-6 anni fa, ad ogni stagione, tra tutte le divisioni del calcio italiano, era quasi normale che, periodicamente, saltava fuori qualche squadra inguaiata perchè o stava fallendo, o non riusciva a pagare gli stipendi dei giocatori, o aveva problemi ad iscrivere la squadra al campionato, o con problemi di bilancio, eccetera, insomma, i guai finanziari erano quasi la norma nel mondo del pallone. Poi, all’improvviso, tutti sono diventati virtuosi. Come mai? Cos’è successo?
    Una spiegazione potrebbe essere che, da allora, i siti di scommesse (o bookmakers) sono passati da poche decine a diverse centinaia, e la conseguenza più diretta di questa “liberalizzazione” è che non è più, di fatto, possibile segnalare concentrazioni anomale di puntate, dato che la gran parte di questi bookmakers non è nè italiana nè affiliata ai monopoli di stato.
    Mettiamo che io sia un dirigente di una squadra in difficoltà con gli stipendi dei giocatori, mi basta parlare con un paio difensori, quelli giusti, e stabilire che la strategia odierna è di spazzare in angolo ogni azione pericolosa, e il gioco è fatto (se vogliono lo stipendio). Nel frattempo, con calma, nei mesi precedenti ho aperto quanti più conti possibile su quanti più book sono riuscito a trovare, possibilmente asiatici per avere ancora meno controlli, magari ho fatto anche qualche puntata di poco conto su ognuno per non destare sospetti con utenti inattivi; ebbene, al momento giusto, non devo più andare, come prima, poniamo con dieci prestanome nelle città limitrofe a fare dieci puntate da diecimila euro a botta nei punti snai, o dall’amico tabaccaio di Parma, o con altri sistemi che, scusate, ma sono veramente troppo “da sgamo”, e che, inoltre, fanno accendere delle lampadine su di un dato evento. Faccio tutto comodamente da casa, ottenendo lo stesso risultato con cento puntate da mille euro su cento siti diversi, e nessuno si accorge, nè si accorgerà mai, di nulla.
    Poi, certo, c’è qualche babbione alla Doni, legato ai vecchi sistemi, e utile da far scoprire ogni tanto, giusto per l’occhio del paese, per far vedere che il fenomeno viene combattuto, un po’ come funziona per i “muli” che ingoiano ovuli di coca, ogni tanto qualcuno viene segnalato dagli stessi narcos, così anche gli sbirri possono esibire qualche risultato, e tutti sono contenti, e la gente è più tranquilla.
    Parliamo di numeri enormi, la mia personale sensazione, in base all’esperienza, è che, in Italia, sia, in qualche modo, marciata una partita su tre.
    Sul fatto che il calcio sia più assimilabile a una fiction che a uno sport, il Capriccioli credo che ci abbia indovinato più di quanto lui stesso non creda, il che non è per forza un male, basta saperlo, così si può apprezzarne il lato artistico. Il guaio è che ci fanno vedere un film vendendolo per realtà, se uno sa che è un film non c’è problema.

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