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In difesa del "benaltrismo"

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Periodicamente veniamo trascinati in guerra contro il benaltrismo.

Una volta a suonare la carica sono i progressisti delle grandi opere, un”altra volta i propugnatori delle forze armate in strada, una volta il PD, un”altra l”opinionista-di-buon-senso-che-parla-a-nome-della-società civile. Di fatto la litania è sempre la stessa: “iniziamo da questo, per il resto si vedrà…”

Peccato però che questo quasi sempre sia la priorità che interessa loro, e non ad una società lucida, giusta e solidale. Si fa una processione per la Bindi offesa da Grillo: tre articoli al minuto. I cani uccisi in Ucraina (sarà vero o no?): trend su Twitter. Ti permetti di osservare – tu sparuta minoranza – che effettivamente le questioni importanti sono ben altre, e che l”atteggiamento prioritarista – come lo vogliamo chiamare? – spesso è l”esatto capovolgimento di ciò che auspicava Calvino – si da spazio all”inferno tra ciò che inferno non è, e lo si fa crescere. Ed ecco l”accusa pronta: benaltrista. O troll, se chi ti scredita non è pratico di scienze politiche.

Insomma: lasciate fare ai manovratori, dicono i pragmatici. Stabiliscono loro quali sono le priorità.

Peccato che, a ben vedere, persino su Wikipedia venga smascherata questa trappola infamante – questa “macchina del fango”, come direbbe uno dei tanti bot-opinionisti di Repubblica.

A leggere l”enciclopedia virtuale, il benaltrismo si può infatti manifestare sotto molteplici forme:

  • “un abuso del principio di precauzione quando di fronte a dati di innocuità si invocano altre analisi e controlli fino ad allora non richiesti né ritenuti necessari;”
Chi stabilisce quando il principio di precauzione è abusato, in un sistema mediatico così manipolato e manipolabile?
  • “in qualsiasi discussione politica relativa a temi solitamente non all”ordine del giorno (esempio: diritti degli animali) qualsiasi intervento, anche rivolto alle persone chiamate a occuparsene, viene squalificato dal richiamo ai veri problemi della gente;”
E cosa resta da fare, al cittadino messo in disparte dalle social media stars – quei giornalisti o opinionmaker che da soli cantano e suonano per il 70% del dibattito virtuale -, se non rompere le uova nel paniere a questi tromboni autoreferenziali?
  • “riguardo alcuni tipi di volontariato non tradizionali (esempio: <a title="Alfabetizzazione informatica" href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Alfabetizzazione_informatica”>alfabetizzazione informatica nel terzo mondo) o invisi all”interlocutore (esempi: pianificazione familiareunioni civili,cambiamento climatico) si afferma che i problemi sono ben altri (carestiaglobalizzazioneguerra…) e pertanto l”intervento è inutile se non dannoso, distraendo dai veri problemi.”
Anche qui, in un sistema socio-culturale dove si tende a vedere la pagliuzza nell”occhio dell”avversario e non la trave nel proprio – ad esempio i richiami caritatevoli della chiesa o per una maggiore democrazia in Cina da partiti occidentali de facto ostaggio di lobby finanziarie – e dove le risorse sono sempre più malamente utilizzate e sempre più scarse, avrà forse un certo valore un ripensamento radicale di politiche di sviluppo, educazione, pianificazione sociale? Siamo ancora in tempo per parlarne?

Continua poi chi ha redatto la definizione su Wikipedia: “Un altro significato del termine “benaltrismo”, molto usato, riguarda divergenze in ordine ai rapporti di causa ed effetto in relazione a fattori indicati all”origine di un problema, in quanto l”espressione “ben altro”, in tale ulteriore accezione, non significa “di più”, o “di meglio”, ma “qualcosa di diverso”.”

Per fare un esempio concreto:

“Se un soggetto conservatore propone l”uso della forza pubblica” il benaltrista socialitario “dirà che ci vuole ben altro, vale a dire che bisogna prima risolvere il disagio sociale il che farà diminuire la criminalità di cui è causa e permetterà lo svilupo”. Viceversa se il soggetto societario propone la risoluzione del disagio sociale, il benaltrista conservatore dirà che ci vuole “la repressione poliziesca perché è la criminalità a provocare sottosviluppo impedendo investimenti e occupazione.”

E dunque persino in questa accezione, cosa c”è di male nel benaltrismo? Messo in questi termini, esso è una garanzia di dibattito, di confronto anche ostico. Di concertazione in un mare di menzogne.

Forse dovremmo rispolverare la teoria sull”agenda setting e non ne abbiamo voglia. Troppo comodo con l”avvento di Internet e dei social network dire che il pubblico – o meglio, il singolo – si è affrancato dall”imposizione delle priorità da parte dei grandi agglomerati mediatici. Troppo facile sostenere che i gruppi di pressione non hanno più l”influenza di una volta dato che possiamo cliccare laddove ci pare.

Purtroppo la realtà dimostra che questo tecno-pluralismo è solo utopico. L”oggi racconta di gatekeepers ancora potentissimi, che distribuiscono indignazione e distorcono l”informazione laddove meglio gli conviene, partendo dalla carta stampata, passando per la tv e finendo con il virtuale. Non è un caso che Facebook e Twitter siano ancora succubi di ciò che succede sul piccolo schermo, e non – ancora – il contrario.

La verità è che cinque anni fa sarebbero stati definiti “benaltristi” i NOTAV; dieci anni fa gli oppositori alla reazione immediata degli USA contro Bin Laden; vent”anni fa i critici della moneta unica. La società esiste, nonostante la Thatcher, ma non esiste la-società-civile-di-buon-senso: un carabiniere inventato per ammanettare i nostri sentimenti alla paura, e minacciare la nostra ragione con innocui spaventapasseri. Eterno fascismo, eterno calpestatore di minoranze ribelli.

Il benaltrismo è un freno d”emergenza, in un autobus guidato dal rimbambimento collettivo. E” il prendere tempo rispetto a bivi mortali. E” il non accettare il “con me o contro di me”. E” il rifiuto di fasulle chiamate alle armi.

(DISPACCI) Nato a Napoli. Si laurea in Economia delle Arti a Milano, dove partecipa a varie esperienze letterarie (Eveline) e politiche (La Stecca degli Artigiani). Fondatore del gruppo di street art anti-camorra “Il Richiamo”, scrive una tesi di laurea sulla devozione alla Santa Morte in Messico e organizza una mostra sulle somiglianze tra “neomelodico” e la musica pop mediterranea. Nel 2010 vola a Londra, dove lavora come nel mondo dell’editoria. Recentemente è di base a New York, dove lavora come giornalista, attivista e occasionalmente cuoco.

3 Comments

  1. Più spesso, però,il benaltrista pronuncia la fatidica frase per glissare su una questione. O perché scomoda,o perché fuori dalla sua portata,o per pusillanimità,deferenza verso qualcuno/qualcosa,etc. Mi viene in mente il Cruciani di radio24 prezzolato Mediaset.

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