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MangiaSassi

In Danimarca si mangia di merda

in cibo by

“In an effort to shape our way of cooking, we look to our landscape and delve into our ingredients and culture, hoping to rediscover our history and shape our future”
L’abilita’di René Redzepi nel servire un piatto di sassi con contorno di muschi e licheni ha contribuito al diffondersi della credenza che in Danimarca si mangi bene. Bene in modo sofisticato e raffinato, con una particolare cura della materia prima. Ma al di fuori delle quatro mura del Noma, dove non sono stato,  il senso scandinavo per il cibo e’ molto lontano da questa immagine.


Il primo pomeriggio libero, sono andato in centro verso l’ora di pranzo, alla ricerca di un momento di tranquillità scandinava. Dopo attenta valutazione, scelgo un posticino tipico che sembrava fare al caso mio e al mio bisogno di contemplazione.

Posticino
Il posticino per famiglie dove hanno tentato di avvelenare l’autore

Ordino una birra grande e un Halibut (pesce), il piatto più costoso della carta. Dopo un’ora- e mezzo litro di birra a stomaco vuoto- ancora niente. Chiedo alla ragazzetta che si occupa di me se c’ è qualche problema. Quella mi guarda come se stessi parlando di “stuprare sua nonna in un bosco con un poster di Vasco”, ma va comunque in cucina. In quel momento sento il ring di un microonde. Esce dicendo che in 4 minuti l’halibut sarà pronto. Arriva, ed è scottato fuori, e freddo dentro. Lo rimando indietro (che io lo faccio l’Halibut, e so di cosa parlo: http://tuttoperbocca.blogspot.co.at/2014/08/halibut-seared-su-crema-di-mais-con.html), in cucina volano gli stracci. Chiedo il conto e torno in strada. Sono le due e mezza. Entro in un merdosissimo pub e ordino altro mezzo litro di birra e il piatto del giorno (almeno quello riusciranno a farlo, questi cazzo di scandinavi). La ragazzetta mi dice che trattasi di una tipica roba danese, a base di crema e carne. Le dico di portarmi un panino al rostbeef. Arriva dopo solo 35 minuti, ed è una fetta di pane, una fetta di rostbeef e una cremina, ovviamente. All’aglio. Butto giù in 6 secondi, e chiedo il conto. Sono le tre passate e l’unica cosa che ho ingerito è un litro di birra. Entro in una panetteria, dopo una fila complicata (numeri in ordine alfabetico), tocca a me. Chiedo “something salty”. La commessa biondina e dallo sguardo languidamente depresso, senza un filo di energia mi da un muffin al rabarbaro. Lo butto giù per strada, ubriaco e disperato. È dolcissimo. Comincia a piovere, di brutto. Ovviamente non ho l’ombrello. Non mi concentro sulla strada e cammino per un’ora, finchè non mi ritrovo nella zona delle crack house , mettendo in pericolo il Rolex. Tossici in fila per una dose di metadone mentre bevono vino al cartone. C’è anche un kebab del 1800. Chiedo ad un vikingo indicazioni. L’unico indizio che ho è “il mare”. (si vede dalla stanza). Quello mi da due indicazioni. La prima è che non si tratta di “mare”, ma di “oceano”. Non sono mica sicuro, devo ricontrollare su Risiko. La seconda che, essendo Copenhagen un’isola, qualunque direzione prima o poi porta al “mare”. Nonostante tutto, quel tipo si e’ rivelato essere poi la persona piu’ cortese di Danimarca: dopo attente valutazioni, mi ha rimesso sulla retta via, e dopo un’ora ero di nuovo in albergo, i capelli zuppi e l’umore dogmaticamente compromesso. Mi sono curato la bronco polmonite per un’ora e poi sono sceso per partecipare “all’evento”.

La cena di gala si e’ svolta in un elegante ristorante sui canali, dove il design danese e la tipica cortesia vichinga si intrecciano in misto di alterigia e brutale senso per il gusto. Il vino viene servito da una magnum, ed e’ un bianco dei castelli romani che bene starebbe in un cartone da cinque litri. Mi immagino l’abile venditore Frascatano vendere quel bianco acidulato come esempio di punta del Made in Italy. Dopo solo un’ora di attesa scandinava, viene sevito l’antipasto, un asparago bianco lesso tagliato per lungo, coperto NON da un tetto di Rucola (che i Danesi lo sanno bene che la rucola e’ mainstream) ma di insalata riccia e innaffiata da gamberetti in salamoia senza alcun senso e senza alcun sapore. Naturalmente, non puo’ mancare una salsetta gialla. All’aglio, occorre dirlo?

 

Asparago_Lesso
Taglio sagittale di asparago bianco lesso

 

Il senso dei danesi per le zuppe si  esprime a pieni polmoni in un piatto inquietante: merluzzo lesso in crema spumosa all’aglio e una fetta di pane sottilissima e passata in forno, come grottesca caricatura di cialdina salata. Ho mal di testa per i solfiti del vino frascatano, l’assenza di calorie e le cremine all’aglio.  Ogni volta che chiedo alla cameriera di versarmi un sorso di quel prezioso nettare, mi guarda come se usassi per comunicare i testi delle canzoni di Noyz Narcos.

Coq_Zuppetta
Merluzzo lesso su spuma di mare all’aglio (o comunque una cagata del genere)

 

Poi finalmente, dopo solo due ore e mezza di dolce dogmatica sofferenza, arriva il main dish, un filetto di manzo, che lo sanno tutti che in Danimarca la carne la sanno mangiare. E’ cotto male, ma la materia prima e’ effettivamente di qualita’. E’ ovviamente appoggiato su un letto di asparagi crudi. A rovinarlo, una salsa verde perfetta per un bollito misto.

Filetto Danese
Filetto di manzo danese in salsa verde.

Finalmente arriva il dolce, facciamo festa. Il senso danese per il dessert e’ tutto in questo tragico parfait di fagioli tonga con sorbetto all’anguria e, questa volta per davvero, una cialdina fritta.

 

Parfait ai fagioli
Parfait di fagioli Tonga, qualsiasi cosa voglia dire.

Il giorno dopo, ritento la via della meditazione, prendendo posto in una caffetteria del centro. Si ordina al bancone, si paga anticipato e poi si attende al tavolo. Durante tutte le operazioni di ordinazione, l’empatia con la cameriera-ed in generale con tutto il personale di servizio danese- e’ pari a quella che si crea con il distributore automatico di caffe’ in ufficio.  Dopo aver chiesto un panino, che dalla descrizione sembrava essere un normalissimo Club Sandwich (ho riconosciuto i termini egg e bacon), vado alla toilette. Come ovunque in Danimarca, c’e’ una lunga coda. Il senso scandinavo delle regole e’ tutto in una culona in pantacollant che esce con aria sgraziata dalla toilette degli uomini. Entro dopo di lei e colgo perfettamente cosa volesse dire Shakspeare con quel “c’e’ del marcio in Danimarca”

Dopo una rapida attesa di soli 35 minuti, arriva il mio “Club Sandwich”.

Panino Monster
La raffinatezza danese tutta espressa in un panino.

 

Le uova sode sono quattro, le fette di pane hanno la stessa logica di un film di Lars Von Trier, il dragoncello e’ ovunque, ma la raffinatezza danese e’ tutta nelle fragole verdi, non esattamente nello stesso posto di Bergman. L’unico sapore relamente riconoscibile e’ quello della solita cremina gialla. All’aglio.
In sostanza, non c’era bisogno che ci andassi io per scoprire che in Danimarca si mangia di merda. E che mettono la crema dappertutto. Bastava leggere Asterix e i Normanni.

Cinghiale alla crema

 

 

 

Presidente fondatore, nonchè socio unico, del FLNRPABMB-Il Fronte di Liberazione Nazionale dalla Rucola-Pachino-Aceto Balsamico-Mozzarella di Bufala, amo invitare alla mia tavola bevitori di sangue, collezionisti di sogni infranti e consumatori di aria fritta. Guardo con egual sospetto vegetariani, amanti della carne ben cotta e assassini seriali. Da sempre mangio per piacere e mai per necessità.

13 Comments

  1. ora si capisce perché i paesi scandinavi hanno il più alto tasso di suicidi dopo il Giappone. quella roba fa tristezza quasi quanto il Frascati superiore (?) che ti hanno propinato. e in Italia una famosa catena di fast food si permette di farsi pubblicità a danno della nostra pizza. si può dire fanculo o pare brutto?

  2. Giuro che MAI ho pensato alla Danimarca (o a qualsiasi altro Paese scandinavo) come ad un riferimento per quanto riguarda l’alimentazione.
    Le polpette dell’IKEA hanno una loro dignità solo se consumate in un piatto Ordgölla, seduti sulla sedia Bÿrmûllë al tavolo Øtolljiä… una volta all’anno (per far contenta la moglie).

      • Nah, svedese… ma noi vediamo loro (o, meglio, io vedo loro) come loro vedono l’Italia e la Grecia; secondo me un danese ed uno svedese non sanno distinguere le lasgne dalla moussaka, se non per il fatto che hanno nomi dieversi.
        Quindi, quasi per sillogismo: la cucina danese fa schifo; i danesi appartengono ai popoli del nord Europa, ergo la cucina dei popoli dell’Europa del nord fa schifo.

        PS a parte le polpette ed alcuni dolci allo zenzero, non si può dire altro di una tradizione culinaria che può essere riassunta in due pagine su wikipedia… imo.

    • A parte che mi sono perso dov’è che si parla di suicidi in questo post (ma probabilmente è una mia pecca e, lo confesso, la pigrizia di non voler rileggermi tutto), però preferisco questi come dati. Sempre WHO, ma più aggiornati (2012) e visual friendly.
      Beh poi non la definirei “bufala”… semplicemente un falso mito, come ce n’è tanti in giro. Diciamo che stanno nella metà destra della tabella dai (in ottima compagnia di altri Paesi dove ce se la dovrebbe spassare (USA, Australia, Austria, Cuba etc etc).
      Mi sorprendono tantissimo l’Africa centro-orientale, con tassi simili a quelli di Russia e delle ex repubbliche dell’URSS e l’India, IMO.

  3. Bel post! Mi ha fatto ridere. il cibo non lo ricordo molto a Copenhagen, a parte il super celebrato ( non si sa per quale motivo) Smørrebrød. Ricordo meglio Christiania 🙂 . Ma la scortesia dei danesi mi ha fatto capire anche a me cosa Shakespeare intendeve con “c´e´ del marcio in Danimarca”. O c´e´ Scamarcio in Danimarca?

  4. Mi trovo a Copenhagen e ho letto il tuo articolo con le lacrime agli occhi. È vero: in Danimarca si mangia di merda e va detto, come hai fatto tu, senza giri di parole. Resta però una domanda: perchè? Perchè con le materie prime di qualità che hanno non riescono a cucinare in modo decente?

  5. Ho sempre mangiato bene fuori dall’Italia, se non si sa viaggiare…….. Si sta a casa, sono stanco di trovare all’estero Italiani maleducati che pretendono e non si adattano, ma soprattutto non apprezzano.

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