un blog canaglia

alfano_immigrazione

Immigrazione: una soluzione finale

in giornalismo/politica/religione/società/televisione/ by

Signori, la situazione è chiaramente diventata insostenibile.

Gli sbarchi di immigrati sono sempre più numerosi, il fatto che siano costretti all’illegalità li rende un’enorme fonte di reddito per la criminalità organizzata, le condizioni degradanti in cui vivono in Italia li portano a diventare (se non lo erano già) criminali e ad abusare di alcool e sostanze stupefacenti. La politica si rifiuta di affrontare la questione in maniera realistica proponendo sparate occasionali in presenza di disastri e ignorando la situazione quanto più possibile. I media, d’altro canto, oscillano tra la costruzione di un clima di sospetto, quando non di paura, e improvvisi rigurgiti di una vacua pietas da riflesso pavloviano.

Eppure la soluzione c’è, ha già funzionato in passato per grandi civiltà ed è parte di una lunga tradizione che, orgogliosamente, ci vede eredi: i giochi gladiatori.

Invece di farli affogare soli e lontano dalle telecamere, reclutiamo profughi e migranti, li addestriamo e li facciamo combattere per il pubblico. Si creeranno una serie di competizioni suddividendo peso, stile di lotta e tipo di match (Team Tag Match, Royal Rumble, Spada, Lancia o mani nude) da trasmettere in alternativa al calcio, o alla formula uno; le fasi di selezione e allenamento diventeranno reality show, il pubblico deciderà la pena degli sconfitti su twitter, siamo già in trattativa con Russel Crowe per apparire come special guest.

So che, come tutte le idee innovative, c’è bisogno di un attimo per apprezzarne tutti gli aspetti ma se mi concedete cinque minuti provvederò ad illustrarvi tutti i vantaggi della soluzione a fronte dei quali i contro risultano pressoché risibili.

Innanzitutto l’aspetto economico: il business plan mostra che, a fronte di una spesa iniziale per le infrastrutture, i guadagni crescono in maniera esponenziale. Pensate ai proventi televisivi, al merchandising, all’esportazione del format in tutto il mondo (gli Stati Uniti si sono detti molto interessati): sarebbe un trionfo per il Made in Italy. Inoltre si creeranno numerosi posti di lavoro (pensate al reclutamento, al training, alla costruzione delle infrastrutture) che abbatteranno la disoccupazione e alzeranno il gettito fiscale.

L’aspetto comunicativo, d’altro canto, potrebbe apparire un po’ ostico ma in verità la GI (Gladiator Initiative) non è che il naturale approdo della strategia mediatica tesa alla disumanizzazione di “negri”, “arabi” e “zingari” che in Italia da anni riscuote notevole consenso (un trend riscontrabile anche nel resto d’Europa e negli Stati Uniti) in modo del tutto trasversale: non è un caso che il firmatario della legge che ha inventato i CIE sia stato eletto (due volte) Presidente della Repubblica. D’altronde il concetto di Monkeysphere è chiaro: l’empatia verso queste persone è al più frutto di un senso di colpa individuale del quale il pubblico sarà più che lieto di liberarsi. In questo una grossa mano ci è venuta dai media che negli ultimi anni anni hanno sempre più avallato il concetto che il cosiddetto “razzismo” è null’altro che la coraggiosa espressione di una minoranza che non si piega al politicamente corretto o, in alternativa, un’insieme di esternazioni forse un po’ “fuori luogo” o “sopra le righe” ma scevre di cattive intenzioni.

Tutte le nostre analisi concordano nell’indicare che il mercato (scusate, l'”opinione pubblica”) risponderà positivamente alla GI: l’assenza di empatia verso target quali “negri”, “arabi” e “zingari” è già una realtà, e va solamente innescata inquadrando la questione sotto il corretto punto di vista: il nostro fine è attrarre segmenti di mercato diversificati per creare un sentire condiviso.

Ad esempio, per i più poveri si punterà sul succitato aspetto economico anche sottolineando il risparmio confrontato alle alternative: infatti sia la copertura militare delle coste, tesa all’affondamento dei natanti, che la distruzione preventiva di tutti i porti di Libia, Egitto e Libano è chiaramente troppo dispendiosa ed impegnativa per le nostre forze armate.

Presso le fasce di pubblico più informate sono due gli argomenti da affrontare: da un lato l’inconcludenza delle proposte attuali (ad esempio “Ok, gli abbattiamo le case con le ruspe. E poi? Dove andranno? Tornano per strada a rubare?”) e dall’altro la possibilità di scelta per l’individuo, che, invece di crepare in mare, potrà combattere per la libertà.

Verranno coinvolti nel progetto anche gli attuali residenti nelle prigioni venendo così incontro alle richieste dell’Europa di diminuire la popolazione carceraria: si includeranno gli zingari in questo gruppo in quanto rientranti nel target stabilito ,a prescindere dal fatto che siano o meno “italiani”.

I soggetti non adatti al combattimento potranno essere utilizzati per sperimentazioni mediche: in questo modo si attrarrà ulteriore consenso dal mondo animalista.

Inoltre, tramite selezioni mirate, si provvederà a graziare un (limitato) numero di concorrenti, qualora si convertano al cristianesimo (pare sia un bias che fa abbastanza presa su certe fasce di popolazione): oltre a, chiaramente, accontentare la Chiesa, provvederà ottimo materiale per la programmazione pomeridiana.

Comune a tutti questi argomenti, e pietra miliare della nostra opera di persuasione, è, e dovrà sempre essere, il rifiuto dell’ipocrisia, del buonismo e di tutte le falsità moralizzanti che impregnano la società: a tutti noi, lo sappiamo benissimo, di negri, arabi e zingari non frega nulla, sono quindici anni che non li consideriamo esseri umani e li facciamo crepare senza che ne siamo minimamente toccati, non dobbiamo aver paura di dirlo perché è normale che sia così, è come siamo fatti e non c’è niente di male. E per giunta non c’è davvero alternativa: l’unica soluzione possibile è una soluzione finale.

9 Comments

  1. Tutto ok.. ma perché in alternativa a calcio e Formula Uno? Li mettiamo sugli spalti degli stadi e ad ogni azione dubbia (cioè sempre) tenteranno l’invasione di campo presi di mira dai fucili forniti ai tifosi avversari. In Formula Uno, per evitare l’appisolamento inevitabile, attraverseranno la pista a sorpresa e senza avvertimento, singolarmente o a frotte. Il pilota che ne acchiappa di più avrà bonus secondi accreditati.
    Buona l’idea degli esperimenti a sfondo ricerca medica. Ma solo per quelli sfuggiti a Button (che del resto non sopravviverebbero a una simile onta…)

  2. ” il fatto che siano costretti all’illegalità li rende un’enorme fonte di reddito per la criminalità organizzata, le condizioni degradanti in cui vivono in Italia li portano a diventare (se non lo erano già) criminali e ad abusare di alcool e sostanze stupefacenti.”
    Non sono costretti all’illegalità, la stragrande maggioranza arriva da Paesi non in guerra, con i documenti falsi e non vogliono farsi prendere le impronte digitali perchè sono già dei criminali. Non sai che svuotarono le carceri in Albania al tempo degli sbarchi a Otranto? e che svuotarono le carceri in Tunisia e in Libia con la Primavera Araba?
    E non sono le condizioni degradanti che li porta a bere e drogarsi, perchè stare nei centri di accoglienza dove gli puliscono anche il culo o in hotel 4 stelle con vitto e alloggio e tutti i comfort (e in più i soldi per bere) non è una situazione degradante. Ci siamo rotti i coglioni di disinformatori pennivendoli come si trovano in sto blog.

    • Se è convinto che siamo disinformatori pennivendoli perché ci legge?
      Pensa davvero che questo post non rispecchi la mia opinione?
      Ritiene che qualcuno mi abbia pagato per scriverlo? Chi? E a quale scopo?
      E se è vero tutto questo perché ha scritto questo commento? Spera di redimere le mie azioni da disinformatore pennivendolo con questo appello?

      Quando vorrà confrontarsi nel merito delle mie opinioni senza dare per scontato che sia in malafede sarà il benvenuto; fino ad allora grazie e arrivederci.

      • Non vi leggo tutti i giorni, son capitato qui per caso e ogni tanto scrivo un commento con la fiducia di non esser censurato. Forse non sarete venduti ma fate disinformazione, siete sedicenti liberali ma a me sembrate ben allineati con un pensiero unico che è propagato da una marea di intellettuali in malafede. Ella ignora che ci sia qualcuno pagato per scrivere simili falsità e ne ignora anche gli scopi? Non sarà in malafede e non sarà pagato, non rimane che pensare che siate un ingenuo parvenù.
        Mi son confrontato abbastanza nel merito, evacuate fantasie lontane dalla realtà dopo aver ingurgitato putridi liquami. Se scrivo qua è per demolire la vostra retorica malata e qualche lettore aprirà finalmente gli occhi.

  3. Mi scusi ma disinformazione ha un significato ben preciso e presuppone la malafede dello scrivente (http://it.wikipedia.org/wiki/Disinformazione).
    Non vedo quale sarebbe il pensiero unico a cui fa riferimento (mi sembra anzi che buona parte dell’opinione pubblica sia molto più allineata a quelle che mi sembrano essere le sue idee in materia).
    Visto che noi (noi chi?) siamo “sedicenti” liberali, le chiederei la cortesia di illustrare quale sarebbe il pensiero dei “veri” liberali.
    In effetti ignoro che ci sia qualcuno pagato per scrivere “falsità” e non riesco davvero a capire quale potrebbe essere lo scopo: può darsi che sia ingenuo come lei dice ma, di nuovo, lei ritiene che chi asserisce le le pratiche di respingimento sono inumane lo sostenga solo per convenienza, essendo convinto, in realtà, della loro bontà?
    Una cosa, infine: ho cominciato a scrivere qui non pensando di evangelizzare nessuno ma cercando e sperando di alimentare un confronto. Se non le interessa confrontarsi ma “testimoniare” le sue convinzioni dando per scontato che non verrà ascoltato (anzi affermando che l’altro è in malafede) è liberissimo di farlo ovviamente ma, ecco, non mi sembra il modo più fruttuoso di utilizzare il suo tempo.
    Di nuovo, grazie e arrivederci.

    • Quella definizione è contestabile perchè in italiano allora dovrebbe esistere il verbo malinformare, esiste invece solo l’aggettivo malinformato. In inglese in alternativa viene usato misinformation, ma anche questa parola può presupporre l’intenzionalità e viene tradotta con disinformazione. Che sia intenzionale o meno l’effetto è identico e chi propaga informazioni false ha comunque una colpa anche se mitigata dalla non intenzionalità – tra l’altro cosa difficilmente appurabile. E’ una definizione che intende scagionare tutti quelli che diffondono falsità tramite un’aleatoria buona fede.
      Per il resto non vedo come una persona che non conosca la storia del pensiero liberale e il suo corrente inquadramento politico metta mano alla penna in questo blog.
      Lei e altri suoi “colleghi” che si trovano ovunque nel web e nei mass-media fate gli gnorri, come se il mondo dell’informazione sia un mondo pulito e onesto, la vostra buona fede non vale proprio niente – anzi una persona pagata almeno avrebbe il senso dell’ironia, mi confronto qui non tanto con la speranza di deproggrammarvi ma per gettare un salvagente, per salvare la mia gens, blut und boden.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from giornalismo

Go to Top