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illiberali

Illiberali per dna

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“Avere fede in sè è la priorità illimitata e indubitabile,
fede che non sa che cosa farsene della convalida della comunità”.

Il genio (l’importante di essere Oscar), M K

Salvini ha il diritto di fare una manifestazione con gli xenofobi, i razzisti e gli omofobi? Quelli che vogliono impedirglielo sono più razzisti di lui? E da qui la domanda/prigione: “chi è più illiberale e fascista di chi?” La risposta è molto semplice: questo accade perché siamo un paese dalle radici illiberali. Il motivo è ovvio: nella sua evoluzione storica il ‘destino’ ci ha consegnato una borghesia a maggioranza illiberale e reazionaria.

Considerando il liberalismo quell’insieme di dottrine filosofico/politiche che pongono precisi limiti al potere e all’intervento dello Stato, al fine di proteggere i diritti naturali, di salvaguardare i diritti di libertà e di promuovere l’autonomia creativa dell’individuo, storicamente esso nasce e si sviluppa come ideale che si affianca all’azione della borghesia nel momento in cui essa combatte contro le monarchie assolute e i privilegi dell’aristocrazia a partire dalla fine del XVIII secolo.

Ciò significa che, dove si sia avverato, accennato, tentato, il contagio liberale di una determinata società avvenne attraverso l’azione di una borghesia liberale che si affermava, appunto, in quanto liberale.

Ecco, l’Italia non è un paese liberale perché una borghesia liberale non l’ha mai avuta. E naturalmente mai l’avrà perché il treno della storia è passato.

Max Weber ne L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, ha spiegato che la riforma protestante e la sua etica del lavoro hanno favorito una singolare tendenza al comportamento razionale per raggiungere il successo economico. Soprattutto la tradizione calvinista, percependo il lavoro e l’esercizio costante di una professione come una chiamata di Dio, ha portato con se un forte sentimento di responsabilità e devozione. Sentimento di responsabilità che è la base fondante di ogni forma di emancipazione, economica, culturale, personale etc. Tutto questo non si è sviluppato, o si è sviluppato male e schizoidamente, nei paesi cattolici, che per loro standard costitutivo contrappongono al senso di responsabilità individuale un’inflessibile concezione paternalistica, infondendo a tutti i livelli sentimenti di insufficienza personale e di assistenza coatta, funzionali appunto a dinamiche paternalistiche.

Non è un caso che, ad esempio, in Italia il Vaticano abbia svolto un ruolo decisivo per tamponare e disinnescare le spinte liberali che cercavano di emergere nella politica e nella società. La chiesa, dopo essersi giocata la carta del Non expedit (con cui la santa sede il 10 settembre 1874 espresse parere negativo sulla partecipazione dei cattolici italiani alle elezioni e in generale alla vita politica dello Stato ), ha fatto scacco matto su quest’aria politica con il Patto Gentiloni prima, che orientava gli elettori cattolici verso i candidati liberali (disinnescandone spinte e contagiandone azioni) in cambio di un potere di condizionamento sui valori non negoziabili della chiesa, e, successivamente, con il partito dei cattolici, concepito da Sturzo nel 1919 e inveratosi in forma totalizzante con la Dc del Dopoguerra.

Dal 1882, cioè dal momento in cui la Destra storica cade sul pareggio di bilancio e Agostino Depretis dà vita da sinistra alla grande ammucchiata del trasformismo, assistiamo all’evolversi di un’anomalia secolare che fa della borghesia italiana un ceto fortemente illiberale nella sua composizione maggioritaria, e questo si manifesta esplicitamente nell’esperienza del ventennio fascista fino ad oggi.

Mussolini convinse gli industriali del Nord, gli agrari dell’Emilia Romagna ed il latifondismo meridionale, preoccupati dagli scioperi e dalla nascita di una forte organizzazione operaia, che il suo movimento non era una rivoluzione ma un sostanziale ritorno alla legge e all’ordine. E infatti tanto la grande quanto la piccola borghesia, reazionari nei loro nuclei psichici, vi si riconobbero. Quando, all’inizio degli anni Trenta, il fascismo pretese il giuramento di fedeltà al partito da tutti coloro che in un modo o nell’altro erano dipendenti dallo Stato, non un magistrato, un burocrate, un poliziotto, un funzionario di qualsiasi ordine e grado (Borghesia) si tirò indietro.

Concetti ed azioni, questi ultimi, del tutto estranei al liberalismo e ad una rivoluzione liberale che, al contrario, ha sempre concepito la società come somma ed espressione delle varietà e singolarità umane, tendente ad una moderna democrazia che non sia basata esclusivamente sulla volontà della maggioranza, ma anche e soprattutto, sul rispetto delle minoranze.

Dall’Unità in poi la borghesia italiana ha sempre preferito la protezione statale al rischio di mettersi in gioco politicamente. In preda ad un’ossessione di rivendicazione bottegaia ha sempre puntato sulla trattativa con lo Stato per organizzare la difesa dei propri interessi, subordinando l’interesse generale agli accordi privati, particolari, in un regime d’ideologia concertativa permanente.

Questa debolezza strutturale, questa paura e questa assenza di emancipazione ha portato il blocco sociale imprenditoriale, quello delle professioni, delle élite dell’economia, della finanza, a farsi rappresentare per decenni da ‘prodotti’politici’, alternativamente di destra, centro, sinistra, espressione della monolitica egemonia del gesuitismo controriformistico e dell’arretratezza italiana.

Le lunghe disquisizioni sulla sensatezza dell’ideologia liberale di un ‘liberale’ italiano, in un batter d’occhio vengono cestinate nel dimenticatoio e sostituite da pratiche, scelte ed azioni appunto reazionarie ed illiberali, appena egli deve preservare e difendere il proprio orticello.

E’così che è andata. Sarebbe bene ricordarselo sempre.

Soundtrack1:’How we be’, Sinkane

Soundtrack2:’Head over heels’, Tears for Fears

Soundtrack3:’La lira di Narciso’, Marlene Kuntz

Soundtrack4:’Io se fossi Dio’, Giorgio Gaber

Soundtrack5:’A chi succhia’, Marlene Kuntz

Soundtrack6:’Mad world’, Tears for Fears

Soundtrack7:’There there’, Radiohead

Post scriptum:

36 Comments

  1. Avrei una modesta richiesta da fare. Nei tre post su manifestazione e contromanifestazione romana viene richiamata più volte la presunta “omofobia” di una delle parti. Essendo io stesso omosessuale trovo ingiusta questo voler dividere le due manifestazioni in termini di “omofobi” e “anti-omofobi.” Specie considerando che non è chiaro chi abbia l’autorità per distribuire patenti di omofobia. Gli omosessuali non sono diversi da chiunque altro, alcuni hanno certamente partecipato a una manifestazione altri a quella opposta.

    • A maggior ragione, dato che i comunisti ( possiamo chiamarli liberali quelli della contromanifestazione?) han sempre associato l’omosessualità alla borghesia. E non è un mistero che il Guevara ne fucilò a centinaia, ovviamente senza processo: l’omosessualità era una colpa, una delle tante libertà da sopprimere.

  2. attenzione che tutto ha un limite.
    Il limite della liberta’ consiste nell’impedire che sia usata per togliercela .

  3. Piccolissima correzione all’articolo che condivido dall’inizio alla fine. Nel 1931 vi furono soltanto 12 professori che non giurarono fedeltà al Fascismo di Giovanni Gentile. Per lo più erano docenti di fede ebraica.

  4. Non penso proprio che c’entri il DNA, che tante colpe può avere ma non certo quelle culturali, e intimamente culturale è la ragione di quel che perfettamente spieghi, che è condivisibile parola per parola, fatto salvo appunto il richiamo al DNA..

    Illiberali per comodo, quindi, per convenienza, per egoismo, per codardia infine, per quell’inadeguatezza, sempre negata ma ben presente nell’intimo di molti, che fa temere a chiunque abbia una posizione appena appena insidiabile in una vera società liberale, di perderla, e con essa tutto que che ci hanno abusivamente costruito sopra; e allora venga anche il peggiore dei tiranni, basta che lasci prebende e guarentigie a chi ce l’ha, che non tocchi quei famigerati “diritti acquisiti” che, da soli, urlano ingiustizia e prevaricazione più d’una carica della Celere ad un corteo di focomelici in carrozzina…

    • Il DNA muta di generazione in generazione, anche a seconda delle esperienze spirituali. E ad un dato popolo corrisponde una relativa cultura, ovvero la natura precede la cultura / il DNA è alla base della cultura, dello spirito, abbiamo un chiaro esempio dai diversi generi musicali (black music) nonchè diverse civiltà.
      Per quanto riguarda l’Italia è condivisibile lo sdegno per una deficienza di liberalità a favore del vantaggio individuale e di categoria. Proprio col fascismo le categorie vennero inquadrate in corporazioni nell’intento di concertarle per il bene comune, per la Nazione: vi era un forte potere politico al di sopra di esse, mentre con la Repubblica furono le stesse corporazioni ad assumere potere infiltratesi nei partiti, sfociando in una lotta di concessioni, di compravendita, a proprio interesse, interesse che da un lato diede comunque dei benefici permettendo il boom economico, mentre dall’altro si resero impermeabili alle riforme.
      Lo sdegno per questa illiberalità però non può venire da chi ha una mentalità e un’eredità marxista (che si evince dalla retorica dell’articolo). Gli intellettuali che per esempio giurarono fedeltà al fascismo, seppur sotto minaccia, scelsero non il peggior dittatore, ma un potere politico che permetteva comunque a loro di esercitare la professione (Togliatti ordinò ai “suoi” di giurare fedeltà per poter appunto essere presenti nelle istituzioni ed operare dall’interno); pena il confino, o l’arresto (Martinetti fu incarcerato per cinque giorni); d’altra parte nel Paesi comunisti gli intellettuali non allineati venivano fatti sparire, anzi, in molti casi l’intera classe intellettuale fu epurata. Non fu quindi tanto una scelta illiberale quanto una scelta meramente nazionalistica contro un movimento sovversivo. Solo le persone dichiaratamente ed operativamente sovversive vennero incarcerate, ma questo accade anche nelle moderne democrazie, anzi oggi abbiamo addirittura il reato d’opinione.

      • Ma che cazzo stai a dì???!!! Te prego, rasserenati, esci e vai a prenderti un gelato, o vai a mangiarti un piatto di calamari fritti. Ti prego, davvero, rasserenati un attimino. Lo dico per il tuo bene, tutto questo livore, questa ansia, ci stai facendo preoccupare. Relax.

        • Tipica risposta dello sconfitto, e da persona di basso ceto e scarsa intelligenza. Sei solo bravo ad applicarti. L’aratro piange in un angolo.

  5. E chi glielo spiega ai tassisti che quei cento e passa mille milioni di soldi spesi per comprarsi la licenza nessuno più glieli restituisce?

    • Prima di liberalizzare quel settore infatti lo Stato dovrebbe risarcire (con gli interessi) il costo delle licenze, perchè i tassisti furono obbligati dalle leggi a doversi comprare la licenza. Una volta risarciti si potrà procedere alla liberalizzazione, ma questo governo è non solo ladro ma assassino.

      • lei è liberale quando Pol Pot. Mai sentito parlare di ‘rischio di impresa’?

        PS
        le licenze costano due lire, solo che sono emesse col contagocce, ergo poi diventa trattativa privata tra privati. In generale, nessuno mi assicura il mio investimento, altrimenti invece che fare il tassista, aprire un’impresa o esercitare la professione di avvocato mi prendo dei bond tedeschi, rischio pari a zero e interesse dello zero virgola.

        • Lo Stato (il comune) ci guadagnano dalla compravendita delle licenze, quindi gli sta bene questo sistema. Nessun tassista avrebbe mai speso civre da capogiro per ottenere la licenza senza esser certo di poterla poi rivendere. Il rischio d’impresa c’è comunque, manca piuttosto la libera concorrenza per cui l’utente paga caro il servizio (e non dimenticare che in Italia abbiamo le assicurazioni più alte del mondo), ma se cambiano le carte in tavola è un’altra storia.

        • Le licenze costano un assassinamento e il fine non giustifica il mezzo. E siccome penso che Lei non abbia speso un centesimo per l’acquisizione di una sola licenza fosse anche commerciale è evidente che il problema per Lei non esiste,

          Il rischio di impresa è l’acceso legale al sistema, diversamente ed in mancanza Lei verrebbe considerato un abusivo. Sig.Stefano Lei è un abusivo?

  6. L’articilo descrive perfettamente un pezzo di società, l’unico errore è nel consoderarlo solo fenomeno italiano. Purtroppo quell insieme di disvalori salviniani fatti di razzismo e paura sono presenti in ogni Paese perché sono istinti connaturati nella natura umana. Basta leggere i commenti della gente sui giornali stranieri e vi ritroviamo le stesse bufale o lo stesso odio dei commenti dei sostenitori salviniani. Le pen, Farange, Tea Party hanno un potenziale elettorale razzista del 15% fisso con possibilità in tempi di crisi di arrivare al 30%. E anche storicamente noi abbiam avuto il fascismo, l america no ma ha avuto il segregazionismo fino agli anni settanta. Insomma la natura umana è in parte fatta di egoismo paura razzismo difesa del territorio aggressività verso il diverso, superare tali valori negativi è possibile in parte con la cultura (sicuramente il protestantesimo e il calvinismo hanno diffuso maggiormente il virus della libertà rispetto alle religione dei popoli latini africani o mediorientali) e in parte con il benessere perché se la gente sta male economicamente per sopravvire come prima cosa se la prende con chi è più debole. Per svuotare la società dai virus populisti, non si devono sminuire le paure dei ceti popolari (tacciandoli di esser trogloditi con l’aria snob alla Boldrini) ma bisogna dar loro risposte da una parte con piu mercato per creare piu lavoro e dall altra parte con piu sussidi statali (il tanto criticati modello assistenza ai profughi andrebbe esteso agli italianipoiché costa meno che mantenere l ente delle case popolari).Allo stesso tempo credo bisogna essere legislativamente duri nel difendere le libertà costituzionali rispetto atteggiamenti di odio che le minacciano (dichiaraziini dei salvini o degli imam vari) perché va bene la libertà di pensiero ed espressione ma questa non puo avere come fine togliere le libertà altrui (si può esserecrazzisti nel privato non scegliendo amici di colore o gay, ma non si può nel pubblico avere atteggiamenti discriminatori volendo per legge la pulizia etnica o vilendo il diritto di aggredire o insultare un gay).

    • Secondo te son “razzisti per natura” solo i Bianchi, ma i negri, mongoloidi e semitici sono chiaramente più razzisti. Questa parola “razzismo” vale solo contro i Bianchi.

      • Il razzismo è un sentimento di avversione contro categorie che si sentono diverse o estranea a se stessi o perché si ha paura a relazionarsi con qualcosa di sconosciuto o perché si pensa che escludendo altri si possa ottenere di più dalla vita poiché si ha paura di non reggere la concorrenza o perché semplicemente si ha un sadismo interiore da sfogare contro qualcuno. Logicamente si cerca come obbiettivo minoranze perché meno si è e meno ci si può difendere e meno si è difesi dagli altri. L’inglese chiama pig l italiano che fa il cameriere a Londra, il newyorchese chiama campagnolo il texano e il texano chiama checca il newyorchese.

        • Non c’entrano niente le minoranze, se ti fa schifo una tal razza ti fanno schifo a maggior ragione se sei in mezzo solo ad individui di quella razza, al contrario fin che son pochi li puoi tollerare. Questo significa “tolleranza”, se invece si prospetta una sovversione demografica non può esistere tolleranza. Poi se bisogna difendere le minoranze allora difendi i ricconi e i nobili, infatti è sempre stato facile per la massa prendersela con quelli… alla fine difendere le minoranze è solo un mezzo per colpire la maggioranza, un metodo sovversivo.
          Non per nulla il comunismo si è avvicinato all’islam, e si può parlare oggi di islam-comunismo. Non per nulla la sinistra è favorevole agli immigrati perchè saranno voti; li portano pure a votare pagandoli.

  7. ps. lo spirito corporativista di difesa di rendite di posizione ha impedito lo sviluppo di una classe borghese emancipata che non vive con la paura della concorrenza anzi ambisce giornalmente tramite la concorrenza a dimostrare a se stessa e agli altri di essere la migliore.

    Ciò avviene in parte per indole naturale di conservare il proprio orticello, e in parte perché chi ha un piccolo orticello o non ha nulla ha paura che con la concorrenza solo alcuni molto capaci avrebbero una vita dignitosa ed il resto invece vivrebbe in povertà, per cui affidarsi ad una società di caste predefiniti cmq ti da la sicurezza di un minimo di reddito intoccabile.

    Tale paura la si supera solo mostrando (viaggi di lavoro durante la scuola in paesi anglosassoni) di come la concorrenza alla fine è vero che premia con ina vita benestante solo pochi capacissimi, ma a pioggia generando ricchezza permette a chi meno capace o sfortunato di avere con un lavoro umile una vita più benestante che in Italia.

    Il tutto però senza dimenticare che il mercato crea lavoro e ricchezza, ma in una società in cui c’è un flusso continuo di concorrenza energia e immigrazione (fondamentale per mantenere sempre viva la concorrenza e per avere nuovi concorrenti con più fame rispetto a chi già nato nel benessere) porta una solitudine affettiva e sociale di cui prendersi cura con un adeguato e moderno stato sociale.

    La Democrazia fallisce per assenza di mercato che porta crisi economiche, ma anche per mancanza di assistenza sociale che porta tensioni sociali o guerre tra poveri.

      • Hai mai lavorato con un immigrato? A me è capitato in un mobilificio: io dopo le mie 12 ore di montaggio mobili tornavo a cada dei miei e doccia calda, lui invece dormiva nel suo camion e un altro invece nella sua tenda. La mattina dopo erano più svegli di me..pperché cacciavano la forza della sopravvivenza, qualcosa che chi vive nel benessere ha fortunatamente dimenticato. Ora secondo te persone con tale forza d animo e volontà se avessero opportunità (date da concorrenza libera) quanta ricchezza per se stessi crerebbero e quanta ricchezza per la società?

        • Se avessero l’opportunità? Ricordo che in Libia -prima che li distruggessimo- non lavoravano, i lavori li facevano i negri. Se avessero l’opportunità starebbero a casa e manco lavorerebbero. In Africa il capofamiglia non lavora, lavorano i figli (bambini).
          Perchè credi che il benessere non assopirebbe anche l’immigrato? Tra l’altro gli immigrati clandestini non lavorano, sono mantenuti! Che poi l’italiano medio si sia rammollito è un altro discorso, è più colpa della cultura (buonista) che del benessere; della mancanza del servizio militare; dissolutezza e vizio invece di sobrietà e virtù. Il benessere non c’entra, abbiamo innumerevoli esempi di persone virtuose e operose nonostante la ricchezza personale.

          • Trippolli bel suol d’amore… Fascio nostalgicone. Non piangere. Ti prego! Ah ah ah ah. Italianiiiii. Ah ah ah

          • L’immigrato clandestino è mantenuto? Mi dici gentilmente la legge italiana che prevede ciò?

            Un’ultima osservazione: visto la grande forza che viene fuori dalle tue parole, devi essere un tipo tosto, per cui prova come esperienza di vita a lavorare un mese accanto ad uno sfaticato africano in un qualsiasi campo di raccolta pomodori, nascondi la tua carta l’identità e fingi di esser clandestino per pagarti con quel lavoro affitto ecc e provare anche ad usufruire gratuitamente di ogni servizio.

            Scommettiamo che non duri un mese?

          • 45 euro a testa al mese gestiti dalle associazioni che li mantengono (coop governative / rosse) mica è un mistero eh. Son comprese anche scheda telefonica e sigarette.
            http://www.ilgiornale.it/news/cronache/profughi-lidea-marino-ospitiamoli-nei-quartieri-bene-e-1101634.html
            L’immigrato regolare che lavora, lavora duro per uno stipendio da fame, e io ho fatto diversi lavori di fatica assieme ai negri e marocchini: un altro danno dell’immigrazione è proprio questo, l’abbassamento dei salari. E al PD (e ai comunisti in genere… vorrei sapere dove il comunismo ha portato benessere tra l’altro) questo sta benissimo perchè sono fantocci delle multinazionali.

            E guarda i tuoi poverini affamati di lavoro che dicono a chi gli porta cibo: http://www.piovegovernoladro.info/2015/02/02/portano-ravioli-e-pate-ai-calndestini-li-gettano-via-sdegnati/

    • i troll sono quelli pagati dalla sinistra che disinformano e creano confusione, vedi anche i manifestanti di mestiere. Non esistono a destra. Qui ci si confronta liberamente sui contenuti senza delirare come dei fanatici. Laddove c’è impeto irrazionale è solo istinto naturale che non sbaglia mai. Come il cane del pacifista che ringhia al negro e il padrone cerca di dirgli “ma no dai è buono, che t’ha fatto”, poi il tale un giorno si ritroverà la figlia arsa viva o sfigurata dall’acido e la casa svaligiata e si sentirà dire che gli Italiani non valgono un cazzo. Ma tanto lui si sentirà un cittadino del mondo e meglio così che fascisti ahahah.

  8. Ahò Macs der webbe, ma che dici? Confondi a capocchia liberismo, liberalismo, libertarismo e fra poco pure liberalità…
    Puoi fare l’intellettuale solo vicino a gente come Ultra Sapiens, ti consiglio di tenertelo caro caro come spalla ufficiale.

    P.S. Visto che ti piace questo saggio di Weber che – ad oggi – viene ritenuto al più folkloristico, ti posso chiedere come mai il lander tedeschi più sviluppati sono quelli cattolici?
    Risp: Non ne sai niente. L’unica cosa che volevi era sputare su questo paese sfigurato. Sei razzista quanto quella scimmia di cui sopra, però di razzismo culturale (ingiustificabile… se non fosse rivolto ai tuoi stessi simili – allora va bene).

    • Eccolo, è arrivato lo scienziato complessato a spargere verità indelebili. 1)Ultra sapiens certo che me lo tengo caro caro e può venire qui a commentare e fare caciara tutte le volte che vuole. E’ il benvenuto sempre. Qui siamo liberali. 2) Per quanto a te, fai degli accostamenti superficiali ed infelici. Tiri in ballo delle specificità assolutamente inconciliabili ed imparagonabili tra loro. Che centrano il Patto Gentiloni ed il Non Expedit con lo sviluppo capitalistico dei lander cattolici tedeschi (che tra l’altro non storicizzi minimamente, li metti sul tavolo così, a cazzo). Ma siamo pazzi???!!! Max weber è limitatamente citato in quanto “icona pop” di quel concetto che anche i bambini di 4 mesi conoscono riguardante la tipicità di alcune culture in merito al loro ‘comportamento’ e ‘rapporto’ con il successo economico e l’approccio etico verso il lavoro e le professioni. Approccio e comportamento diverso da quello di altre culture. Negare ciò è come negare l’esistenza dell’acqua calda. Il post poi non è una riflessione su nascita evoluzione struttura etc etc del capitalismo (lungi da me, almeno per ora 🙂 ), ma semplicemente una riflessione sull’illiberalità palese ed accertata della borghesia maggioritaria italiana. Caro il mio scienziato quale vorresti essere ma non sei,rassegnati, non abbiamo mai avuto una forza sociale (borghesia) che trainasse il contagio liberale nel resto della società italiana. Tutto questo, oltre a produrre un’ arretratezza nelle libertà civili, ha reso questo blocco sociale ostaggio di un sentimento intimo inconfessato di viltà ed autodisprezzo, mal celato da una esasperata sicumera e da un’aggressività pseudovincente degna dello stupidello che si sente furbo.

        • Associandomi ad applauso e complimento di REX, e in attesa che Platano ci dica la sua (opinione, cari troll, non verità rivelata) su “nascita evoluzione struttura etc etc del capitalismo” approfitto per dire la mia sul fatto che la cultura dei lander cattolici tedeschi, come quella di altri paesi a tradizione di tolleranza religiosa (dove cioè la controriforma cattolica fu sconfitta) fu costretta a piegarsi alle virtù calviniste della concorrenza tanto vituperate dai papisti mediterranei, il che spiega la sua attuale vitalità.
          Ma anche il DNA (che sull’argomento “cultura nazionalpopolare” non può che essere una metafora) è evolutivo, e perciò richiede tempi darwiniani: sperando in tanti Valletta, Di Vittorio, Marchionne e Landini che invece di nascondere il conflitto di classe sotto lo zerbino lo affrontino nel rispetto dei principi liberaldemocratici.
          Spero che Platano si riveli più copernicano e meno tolemaico di un Ostellino.

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