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astensione

Il v(u)oto online

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Abbiamo analizzato l’affluenza alle urne digitali del Movimento 5 Stelle, nonostante il dato sugli aventi diritto (i cosiddetti “iscritti certificati”, ovvero quelli che si siano registrati sul sito allegando una copia del proprio documento di identità) non venga più comunicato dal mese di giugno.

Solo 6 mesi fa veniva annunciata una fase di “coinvolgimento senza precedenti” dei cittadini attraverso la consultazione online per le riforme, ma sembra che qualcosa non sia andato per il verso giusto.

jpegaffluenza

Ecco cosa abbiamo trovato:

1) il numero di aventi diritto, anche se non più dichiarato, sembra rimanere ben al di sotto dei 100.000 e si è dunque decisamente arrestato il trend di crescita che si era verificato tra il 2013 e l’inizio del 2014

2) la percentuale di aventi diritto che partecipa al voto non supera il 50% dall’espulsione dei 4 senatori in febbraio, e resta ben sotto il 30% quando le consultazioni riguardano l’agenda politica parlamentare e le riforme, risvegliandosi leggermente sulle questioni “interne” al movimento (la votazione di ieri sui “vice” di Grillo ha registrato una impennata di votanti quasi pari al livello delle Parlamentarie di aprile)

Il minimo storico di affluenza è dato dal 17% alle consultazioni sui membri del CSM e sulle Città metropolitane (15 luglio 2014), ma la stagione estiva potrebbe aver influito, prova ne sia il voto sulle unioni civili di ottobre che riporta la partecipazione al 30%.

Quali che siano le cause, comunque, il livello medio di astensionismo è al 60% e negli ultimi 6 mesi è arrivato al 70%: è questo che Grillo intende quando dice che “il blog non basta più?”.

Quello che è certo è che la nomina dei cinque gerarchi rappresenta una cesura nella politica di “democrazia diretta” dichiarata finora, perchè rappresenta un livello in più di filtro tra base e decisori.

6 Comments

  1. Democrazia diretta non vuol dire armata brancaleone. Il livello in più serve a prioritizzare le proposte che vengono dal basso.
    Il popolo propone, i capi ne prendono atto e mettono in ordine d’importanza.
    Cavolo, in azienda da me siamo 7 ingegneri di cui 3 che coordinanano il lavoro di tutti (sè stessi compresi); per 80k votanti/proponenti ci sarà pur bisogno di 5 persone che mettano in fila le proposte, visto che 1 sola (Grillo) non fa che da collo di bottiglia per le direzioni del partito.

    Aho, poi io pur avendo diritto non sono andato a votare spesso perchè non ce la faccio a stare appresso a lavoro/famiglia/politica, lascio spesso agli altri l’onere

    • andato dove? Non conosco la procedura di voto certificato 5S, ma dubito che possa richiedere più tempo di comprare una notte su booking.com sapendo già l’albergo. Ovvero 5 minuti scarsi.
      Se il punto è ‘dovrei pure informarmi prima di votare’, cosa assolutamente legittima e decisamente time consuming se fatta bene, si faccia una altro tipo di domanda, ovvero se l’argomento ‘csm’ interessa al 20% di un campione formato da fedelissimi della prima ora, in cui sono compresi anche i ‘voto piuttosto a caso, ma voto comunque a sentimento’, figurarsi se questo campione fosse allargato pure alla casalinga di Voghera.

    • Alberto, i livelli organizzativi di tutti i partiti e aziende nascono per le stesse esigenze pratiche, non c’è nulla di male. Lo stesso vale per il principio di rappresentanza e di delega, peccato che molto spesso questi principi siano stati indicati come negativi in quanto tali proprio da Grillo e dai suoi.
      Quello che volevo mettere in evidenza nel post è che l’attivismo online non sta attraendo più voti di quello offline.
      Ora, se l’astensionismo alle urne è un problema come lo stesso Grillo lasciava intendere nel comunicato del 24 novembre
      http://www.beppegrillo.it/2014/11/il_partito_dellastensione.html
      forse qualche problema dovrebbe porselo anche lui, visto che il “partito del non voto” ce l’ha in casa

  2. Analisi ineccepibile dal punto di vista dei numeri.

    Possibili motivazioni al flop della piattaforma online:
    – la maggioranza dei cittadini (parlo in generale) non ha nè tempo, nè voglia e neppure cazzi di interssarsi della cosa pubblica, presa com’è dai problemi che la vita quotidiana presenta ad ognuno ogni giorno; quindi anche la maggioranza dei “grillini”
    – la maggioranza dei cittadini (parlo in generale) non è sufficientemente matura per un progetto di democrazia “diretta”; ergo quella di Grillo e Casaleggio oggi come oggi è un’utopia del cazzo; tra 30 anni chissà…
    – la maggioranza dei cittadini (parlo in generale) trova più comodo pensare che i propri problemi vanno risolti da altri e chi promette meglio (badate bene, solo “promette” di farlo) ha la delega; quindi anche la maggioranza dei “grillini”.
    – credere che la rete avrebbe sostituito i media tradizionali è stata una gigantesca puttanata di cui ora si pagano le conseguenze.

    Il passaggio dal blog ed i meetup a forme organizzate in maniera più tradizionale non sarà indolore e la sua gestione un affare non da poco; c’è solo da augurarsi che quel poco di trasparenza inaugurata dal M5S resti ancora attuabile.
    Il movimento si avvia ad una fase di transizione e corre tutti i rischi del guado; essere travolto dai flutti, disperdersi, dividersi. Insomma le classiche cose che accadono sempre ai gruppi politici.

    Non mi stancherò mai di dirlo: beata l’ora!

    @ Nagasaki
    Grillo e soci avevano il dovere oltre che il compito di focalizzare l’attenzione sugli aspetti deleteri che la gestione delle segreterie di partito porta appresso; il mio voto, fintanto che ci sarà qualcosa di simile, andrà comunque a quella organizzazione politica che metterà due semplici vincoli:
    – il limite dei due mandati (e non rompetemi il cazzo con “ma così ci perdiamo eventuali statisti con la S maiuscola” – Io sono convinto che di miss Italia è pieno il Paese anche più belle di quella che ogni anno viene eletta)
    – l’incandidabilità di coloro che hanno avuto condanne penali passate in giudicato.

    Per il resto il Paese ha già, come ho scritto spesso, un numero sufficiente di leggi; basterebbe iniziare a farle applicare sul serio.

  3. Quoto Giorgio N. con la differenza che secondo me alcune leggi (tre su tutte: la tutela della proprietà, reati contro il patrimonio, e quelli finanziari) andrebbero pesantemente riscritte. Oltre la pretesa dell’abolizione completa per la prescrizione.

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