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Il terrore di esporsi su cose serie

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«Senza dimenticarmi del mio progetto immaginario: quello di restituire alla mia generazione,  ma anche a quelle che verranno, il diritto a essere seri senza doversi per forza sentire in colpa. Distruggere la maledizione dell’ironia. Abbattere la dittatura della simpatia. Eliminare la necessità percepita di potersi esprimere soltanto attraverso battutine del cazzo sui social network, col terrore di fare la figura dei presuntuosi.».

dal facebook di Francesco Paolo Maria Di Salvia, 31 gennaio 2017

Quando è cominciato tutto questo? Se ogni cosa deve essere provata scientificamente, se anche l’intellettuale x del secolo y è un cialtrone totale perché ha detto qualche fesseria ed è diventato la bandiera del movimento z, non ci resta davvero che la simpatia? O è tutto rumore di fondo che però ci sembra invece imponente come un concerto di Wagner? Ci vuole un atto di volontà, dice, basta fregarsene. Ma quando è cominciato tutto questo?

A un certo punto qualcuno ci ha fatto notare che quello che quasi tutte le cose che ci entusiasmavano o ci hanno entusiasmato avevano un sacco di falle logiche: alcune sono proprio madornali, altre meno, ma se la realtà diventa un teorema da dimostrare alla fine non importa la dimensione dell’errore. Da qui il terrore di esporsi su cose serie, da qui l’ironia che utilizziamo per ostracizzare in maniera violenta qualsiasi prospettiva che comporti il rischio di combinare quello che hanno combinato gli intellettuali comunisti o i critici letterari strutturalisti.

Ma proprio l’esistenza di maestri che puntano il dito verso “quello che hanno combinato questi o quelli” dovrebbe anche ricordarci contestualmente l’esistenza dei cattivi maestri, – che, al momento, sembrano dire cose giustissime ed eccellentissime – e la possibilità che i maestri di oggi siano essi stessi dei cattivi maestri. Che la realtà (o verità) sia un teorema da dimostrare è un’altra fallacia umanistica; una versione distorta dello storicismo; di cui il pensiero scientifico si è liberato: vedi Godel, Schrodinger, e Heisenberg nel dibattito scientifico sull’inconoscibile. Tutto ha falle logiche perché la logica (filosofica e pratica) è sopravvalutata. La logica (filosofica e pratica) è la madre nobile del perfezionismo che è una nevrosi fatta e finita. Secondo la logica umanistica, ci dovremmo ammazzare tutti in questo momento, o adottare la soluzione soft di non procreare più and die out, hand in hand, brothers and sisters. Secondo la scienza no, non ci è neanche dato scegliere, perché i nostri geni sono egoisti e siamo follemente programmati per riprodurci, e riprodurci, e riprodurci.

Quanto alla paura, prendiamo spesso in giro i Social Justice Warriors perché sono troppo e continuamente offesi dalla realtà: ma “il terrore di esporsi su cose serie” non è soltanto una versione più sofisticata della paura del mondo? L’ironia come safe space perché la serietà porta con sé la cattiveria della critica? Ci stiamo togliendo il diritto di poter sbagliare perché i nostri padri hanno sbagliato; dandogliela, implicitamente, vinta per l’ennesima volta; e usando lo stesso strumento che ci hanno trasmesso: una supposta superiorità morale in nome della quale “non ci abbassiamo a fare errori e dunque meme a spiovere”.

ndr: Il pezzo è un riadattamento di una conversazione su facebook tra FPMDS e Dario Novello

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