un blog canaglia

Il resto

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Dalle nostre parti, quando va bene, funziona più o meno così: all’inizio ti fai il culo, sacrificando tutto il resto, per avere in cambio di lì a qualche anno la paga doppia che ti hanno promesso.

Poi, quando la paga doppia arriva, continui a farti il culo perché nel frattempo ci hai preso gusto, e allora tanto vale cercare di avere il doppio del doppio e rimandare ancora un pochino il resto che stai sacrificando.

Così, quando va bene, succede che continui a darci dentro, le promesse vengono mantenute e la paga doppia si raddoppia ancora: a quel punto potresti allentare un po’ e godertela, quella paga; invece acceleri ancora, anche perché quel resto l’hai sacrificato a tal punto che ne conservi solo un ricordo vago e sfumato.

Nel frattempo succedono cose. Succedono a te, ma è come se succedessero a qualcun altro: perché mentre succedono sei troppo impegnato a farti il culo, a gingillarti coi multipli e a dimenticare completamente il resto che avevi iniziato a sacrificare qualche anno prima.

Quando il doppio del doppio del doppio si raddoppia di nuovo sei ancora lì che ti fai il culo, ma se ti chiedessi perché non sapresti più risponderti: l’unico modo per non domandartelo è tenerti occupato, spingere ancora un po’ e farti qualche risata liberatoria per esorcizzare quel resto che prima hai sacrificato e poi hai dimenticato.

Poi, tanti anni dopo, ti capita per le mani una foto, un libro, un disco. E improvvisamente ti accorgi che una volta quel resto eri tu, e senza quel resto non sei più niente. Che per averlo, quel resto, non servivano tutti quei multipli: ti sarebbe bastato fermarti finché te ne ricordavi e prendertelo. Che il tempo per quel resto è finito, e comunque se ce ne fosse ancora non sapresti che farne. Che non c’è un altro tempo, un altro resto, un’altra vita da cui ricominciare.

Funziona più o meno così, dalle nostre parti.

Quando va bene.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

5 Comments

  1. E’ un problema quasi sempre maschile.
    Le donne hanno l’istinto materno ( a patto che sia ascoltato) a ricordare che esiste un “resto” prima che sia troppo tardi.
    P.S. io mi sono trovata un LUI con istinto paterno e ci godiamo la vita “guadagnando risparmiando”. Decrescita felice.

  2. questa storia dei doppi mi sa che valeva prima della crisi 😉
    comunque condivido, è importante saper ridimensionare e considerare le cose nel loro insieme.

  3. Ma se ti fossi fermato, ti sarebbe rimasto il rimorso di ciò che avresti dovuto essere. Se problema maschile significa questa consapevolezza dell’accumulazione, accetto la croce. Essendo la decrescita felice, pauperismo miserabile e regressivo

  4. p.s.
    nel mio caso poi manco ho accumulato, se non il grasso nei fianchi. Ma anche così: misurare se stessi, altra operazione maschile ineludibile, è possibile solo se hai accumulato. altrimenti è spannometria. Restiamo umani, restiamo occidentali

  5. …e quando hai quintuplicato, hai una certa età, ciccia sui fianchi, fiato corto e sguardo laido ti attrezzi per scoraggiare, reprimere e mortificare quei giovani che un sogno ancora ce l’hanno, che sperano senza un progetto, che vivono di quel tanto di verde che si trova in mezzo ai risvolti.
    Tu stai lì col tuo accumulo, sei fuori tempo e non vuoi morire nel tuo involucro occidentale; mentre la loro speranza digitale brilla talmente fulgida che tu non riesci a vederla. Non puoi perché non hai voluto e non ti basta tutto quello che hai accumulato per comprartela. Hai fallito e manco puoi fartene una ragione, puoi al massimo insozzare quella altrui.

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