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Il re è morto, lunga vita al re!

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Nobody loves but my mother/and she could be jivin’ too.

 

Scrivere un necrologio su B.B. King sarebbe troppo facile, e preferisco lasciare le solite banalità da morti celebri a Facebook.

Vorrei invece parlare di blues.

Inizialmente avrei scritto che oggi abbiamo perso un pezzo di blues, ma mi sbagliavo. Perché il blues è da sempre un genere musicale fatto dai morti per i morti: il blues è la voce dei morti.

È l’eco degli schiavi neri nelle piantagioni americane, il suono dei treni della Pacific and Atlantic Railroad su cui viaggiavano i mitologici tramps londoniani, il canto trasandato del disoccupato durante la Grande Depressione, lo stridio della puntina sui vecchi vinili, il rumore di fondo delle radio di provincia che ostinate trasmettono pezzi che tutti avevamo dimenticato.

Il blues non è mai attuale, non lo è mai stato: la sua essenza stessa appartiene al passato, ai morti, alla polvere grigia della malinconia.

Ma questo non significa che il blues sia necessariamente triste. Il blues è ironia, è sberleffo alla sofferenza, è la risata ultima davanti all’abisso. Non hai più un lavoro, la tua donna ti ha lasciato per un altro, sei solo al mondo, ma cazzo, oggi c’è davvero un bel sole nel cielo. Il blues è il prodotto incestuoso di Nietzsche e una negra dell’Alabama.

Ecco, non dobbiamo avere paura a usare questa parola: negro. Il blues è negro. Non è nero, non è di colore, non è afroamericano. È nigga fino al midollo, con tutto quello che questo termine comporta, il suo peso, la sua storia.

E forse oggi avremmo davvero bisogno di un po’ più di musica negra, non la solita merda politically correct fatta di solecuoreamore che ti somministrano quotidianamente. Vogliamo sentire del lato oscuro dell’umanità, vogliamo la litania del tempo che scorre, vogliamo il sudore della fronte sotto i colpi impietosi dell’universo.

Vogliamo B.B. King.

Nato nella Somalia italiana nel 1909, si dedica giovanissimo all'antropologia lombrosiana e alla frenologia. Dopo aver contribuito alla fondazione di Latina, nel 1938 fugge in Argentina con Ettore Majorana poiché non condivide la linea morbida di Mussolini sul banditismo molisano. Rientrato in Italia negli anni '70 in seguito a una scommessa persa con Cesare Battisti, si converte allo stragismo mafioso e alla briscola chiamata. Tra i fondatori occulti di Grom, oggi passa la maggior parte del suo tempo refreshando la pagina facebook di Marco Mengoni.

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