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Il rapporto tra stepchild adoption e utero in affitto è una cazzata

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Quindi, a quanto pare, la tiritera è questa: bisogna dire no alla “stepchild adoption” poiché essa provocherebbe uno sconsiderato aumento del ricorso alla cosiddetta “gravidanza surrogata”, o se preferite al cosiddetto “utero in affitto”.
Tuttavia, come ogni tiritera che si rispetti, anche questa si caratterizza per una sorta di efficacia “mantrica”: nel senso che più la si ripete, meno il suo contenuto viene affrontato in modo critico, come normalmente si fa per verificare se quanto ci viene detto sia ragionevole o se si tratti, per dirla alla francese, di una cazzata.
Ebbene, facciamo un esperimento. Cerchiamo di superare l’effetto ipnotico del mantra e domandarci: la tiritera secondo la quale bisogna dire no alla “stepchild adoption” poiché essa provocherebbe uno sconsiderato aumento del ricorso alla cosiddetta “gravidanza surrogata” è ragionevole, oppure è una cazzata?

La stepchild adoption, lo ricordo ai più distratti, è la possibilità che il genitore non biologico adotti il figlio, naturale o adottivo, del partner. Una volta introdotta tale possibilità anche per le coppie omosessuali, abbaiano i fondamentalisti, quelli faranno così: uno dei due se ne andrà all’estero a “comprare” un bambino utilizzando un “utero in affitto”, poi tornerà in Italia, il suo compagno o la sua compagna accederà alla stepchild adoption, ed ecco confezionata una bella “famigliola gay” in men che non si dica.

Ora, io non voglio addentrarmi nel dibattito sulla liceità della maternità surrogata (cosa che magari farò un’altra volta). Mi interessa esclusivamente analizzare il supposto passaggio logico secondo il quale tale pratica verrebbe enormemente incentivata dalla stepchild adoption, cosa che mi pare si possa fare ponendosi una semplice domanda: è ragionevole ipotizzare che il desiderio di una coppia omosessuale di allevare un bambino si attivi selettivamente soltanto se entrambi i suoi componenti potranno “adottarlo”?

Ecco, a me pare proprio di no. Voglio dire: cosa impedisce, allo stato attuale, che uno vada da qualche parte per fare un figlio con l’utero in affitto, quindi torni a casa e lo allevi col suo compagno o con la sua compagna anche se quest’ultimo/a non potrà adottarlo? Né mi pare credibile l’idea che due persone che stanno insieme e si amano diventino improvvisamente desiderose di un figlio soltanto dopo la paventata introduzione della stepchild adoption, mentre prima non ci pensavano proprio.
Per carità, dopo l’introduzione della legge un aumento minimo potrà pure esserci: ma, ragionevolmente parlando, non tale da procurare tutto questo allarme. Non tale da far gridare al disastro incombente. Non tale, come ho la sensazione che si stia cercando di fare, da spostare tutta l’attenzione sull’utero in affitto e distoglierla da quella che mi pare la questione vera: che, alla fine della fiera, rimane la suddetta “famigliola gay”.

Il nesso logico tra stepchild adoption e maternità surrogata, insomma, a occhio e croce mi pare una cazzata fatta e finita: tuttavia molto utile, ove ripetuta a martello (cosa che i nostri amici fanno con ammirevole puntualità) a fabbricare la solita associazione di idee priva di senso ai danni degli omosessuali; un po’ come per anni si è fatto (e in taluni casi si continua a fare: chiedere a Sallusti per informazioni) associando l’immagine dei gay a quella dei pedofili, dei pervertiti, dei maniaci.

Quindi, ricapitolando: vi fa incazzare la “famigliola gay”? Vi urta i nervi? La trovate ripugnante? Be’, se così è giocate lealmente, limitatevi a dire quello e fatevi carico, com’è giusto che sia, delle obiezioni che vi verranno poste rispetto a questo (singolare, ma legittimo) punto di vista.
Però, per cortesia, non tirate in ballo presunte e non meglio identificate conseguenze catastrofiche che non stanno né in cielo né in terra: non blaterate che la stepchild adoption farà schizzare alle stelle gli affitti degli uteri, aumenterà il riscaldamento globale, farà crollare le quotazioni dell’euro.

Quelle, se la logica vale ancora qualcosa, sono cazzate.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

16 Comments

  1. Ecco, appunto, la logica vale ancora qualcosa?
    Sarò pessimista io, ma a me francamente non sembra; anche perché, se valesse qualcosa, in questo come del resto in molti altri ambiti, non ci sarebbe nemmeno bisogno di discuterne cinque minuti…

  2. Sai benissimo che in questioni come queste ricorrere alla logica non serve a niente perchè se ne fossimo dotati la discussione non partirebbe nemmeno. Il gioco della tiritera funziona in questo modo, ripetere gender e stepchild serve solo ad aumentare una paura o una repulsion per qualcosa che non ci si Sforza nemmeno di capire. Del resto l’utilizzo di termini stranieri serve proprio a rafforzare questa convinzione che sia una cosa estranea e quindi negative. Poi convengo con te secondo me questi difensori della famiglia si preoccupano solo che I prezzi dell’utero ma soprattutto della vagina che affittano regolarmente non si impennino proprio mentre la benzina scende ed I mercati si allargano.

  3. Ciao Alessandro, ciao commentatori. Io sono un fondamentalista. La società e in particolare la Chiesa mi hanno inculcato una serie di pregiudizi nei confronti della moralità e dello stile di vita intrinseco dell’omosessualità che mi portano a non vedere con favore l’ipotesi che un bambino cresca in un contesto di questo tipo.
    Tuttavia, vedo tutti i giorni, ovunque e in tutte le fasce sociali, genitori eterosessuali, sposati nella Chiesa, stronzi, che chiaramente avrebbero dovuto essere sterilizzati prima di poter mettere al mondo creature innocenti da sottoporre alla loro stronzaggine.
    Quindi sapete che vi dico? Ben vengano le famigliole gay. Vi prego però di non dirlo ai miei colleghi fondamentalisti, sai che figuraccia.
    Il problema che rimane in piedi però è proprio quello della stepchild adoption.
    Molti hanno detto che la S.A. permetterà al convivente di tenere il bambino qualora il genitore naturale morisse. E questa cosa mi sembra giusta. La cosa che mi preoccupa è la storia dell’utero in affitto. Tu hai aggirato l’argomento dicendo che forse approfondirai, e spero di leggere presto quell’articolo. Dici che il problema principale non è quello ma è la solita omofobia. Ma non è forse, obbiettivamente, un gigantesco mantra/tiritera anche questo? Proviamo a lasciare da parte un attimo l’omofobia.
    L’idea che io possa andare da una donna, magari in difficoltà economiche, darle soldi insieme a un po’ del mio seme e farle portare in grembo un bambino che poi consegnerà a me e mia moglie, beh, non è ok per me. Le cliniche americane che fanno questo lavoro (ma poi serve una clinica?) assicurano di fare un sacco di controlli, e che le donne che danno in affitto il loro utero non sono in difficoltà economiche e non lo fanno per il compenso, che comunque è solo un rimborso. La clinica invece prende 200mila dollari. Quindi ecco che avere un bambino diventa qualcosa da comprare, un servizio fornito dietro compenso attraverso lo sfruttamento del corpo di una donna. I più cinici potrebbero dire che è una “prestazione lavorativa” come un’altra, ma per me è una aberrazione. Non credo che sia necessario essere religiosi e credere nella sacralità del corpo per inorridire di fronte a questa pratica.
    E poi questo sfruttamento non è l’unica questione. Tutto questo avviene per il presunto diritto di avere un figlio, e non solo: il diritto è di avere un figlio “a propria immagine”. Io qui ho un mantra un po’ più d’elite, roba per fondamentalisti di livello un po’ più erudito: si chiama eugenetica. Non nego che questo marchio, nella brutta storia dell’umanità, sia stato applicato a idee e propositi peggiori, ma il campo è lo stesso. Il figlio adottato io non lo voglio, deve essere mio, deve essere come me. No a me questo non va bene. Ok alla fine mi avete convinto sulle famiglie gay, ma proprio non vedo come potreste convincermi ad accettare questa roba.
    Saluti

  4. Ciao Giuseppe, mi piacerebbe provare a risponderti. Se una persona eterosessuale vuole avere un figlio può usare il metodo classico (indubbiamente precluso agli omosessuali) oppure, se non può o non vuole, le si aprono altre strade. Una è quella dell’adozione, strada che l’omosessuale, pur volendo, non può percorrere perché in Italia non è permessa. L’altra è quella della fecondazione assistita. E qui si opera un’altra divisione. Se l’omosessuale è donna può provare ad andare all’estero in Europa e fare una inseminazione artificiale o farsi impiantare l’ovulo di una donatrice con la conseguenza che sarà la sola madre del bambino e che, se dovesse morire, la compagna non vedrebbe riconosciuti i suoi diritti di madre. Se l’omosessuale è uomo rimangono ben poche alternative all’utero in affitto. Ora io mi dico: in questi paesi (io li chiamo civili, ma son punti di vista) in cui il matrimonio omo è equiparato a quello etero non ti chiedono con chi vai a letto per curare la sterilità o per darti un bambino in adozione. Perché dovremmo farlo noi? Se l’idea dell’utero in affitto ti spaventa, perché tirarlo fuori solo con le famiglie omo? Non è lo stesso con le famiglie etero? E che abominio morale c’è quando le cose vengono fatte tra adulti consenzienti senza procurare il male a nessuno (anzi, casomai il bene)? Volevo spiegare e invece mi ritrovo a chiedere spiegazioni. È che ogni tanto proprio non capisco

    • L’adozione da parte di famiglie omosessuali non l’ho citata, però ho parlato di apertura alle famiglie gay e quello dell’adozione è l’unico metodo che posso ritenere percorribile.
      Quando ho espresso la mia contrarietà all’utero in affitto ho completamente lasciato fuori la questione famiglie gay: se rileggi il mio intervento ho fatto l’esempio parlando di un uomo e una donna, proprio perché volevo fosse chiaro che per me l’utero in affitto e la genitorialità da supermarket eugenetico sono mostruosità che prescindono dal fatto che a rivolgervisi siano coppie omo o etero.
      L’abominio morale l’ho spiegato e provo a spiegarlo meglio. Sta nel confondere l’avere un figlio col farsi un mini-me.
      L’amore tra due individui, il cercarsi e il trovarsi che è di così fondamentale importanza nella loro esistenza, ha un particolare culmine nell’atto di mettere al mondo un individuo che è la somma di ciò che quei due esseri hanno da dare. E bada che non sto tirando in ballo Dio. Ti sto parlando di biologia, di dna, della natura che tanto tempo fa ha inventato la riproduzione sessuata, con lo scopo – l’unico scopo della vita sulla terra – di migliorarsi, di migliorarci. Oggi, usando queste tecniche, stiamo praticamente dicendo che siamo arrivati, che tutto quello che è stato fatto per noi in un miliardo di anni o giù di lì non ci serve più, perché siamo perfetti, e per l’iterazione successiva della vita va benissimo una copia di noi. Direi una presunzione agghiacciante.
      La stepchild adoption ha degli aspetti positivi (quello che dici sull’eventualità della morte del genitore naturale tu l’ho sottolineato anche io) ma indirettamente (neanche troppo indirettamente) legittima le pratiche di cui sopra.
      Spero che ora tu abbia capito meglio la mia (e di tanti altri) posizione, mi sono impegnato molto e meglio di così non riesco proprio a spiegarla.

  5. giuseppe noi umani abbiamo un rapporto strano con la natura…a volte pensiamo di farne parte, altre volte crediamo di essere meglio altre volte peggio…siamo strani troppo strani, mi capita di immaginare come saremo tra qualche migliaio di anni ma proprio non riesco a farmi un’idea…cambiamo così in fretta…ci illudiamo di poter dare una direzione al nostro futuro…che strani gli umani

  6. Ho quasi sessant’anni e non ho figli. Quando li avrei voluti non sono venuti, e dopo un po’ di indagini è emerso che avevo problemi all’utero che non potevano essere risolti (parlo di 20 anni fa circa). La persona con cui ero allora, eravamo sposati, espresse dubbi sulla possibilità di adottare un bambino, dubbi secondo me umani e comprensibili. Lavoravo allora in un Ente Veneto e venni a sapere (dovrei dire che vidi gli atti) che una persona piuttosto famosa e facoltosa, sposata con una donna abbastanza in la con gli anni, fece ricorso all’utero in affitto con una donatrice inglese per i suoi due figli. I figli erano stati concepiti con l’inseminazione del suo seme e sinceramente non so se con un ovulo della donatrice o della sua compagna ( probabilmente più il primo caso dato che la sua compagna era allora ultraquarantenne).Non ci furono reazioni di nessun genere, né da parte dei colleghi che videro gli atti, né di altro tipo. Era una pratica a quanto capii già usata ai tempi, e riservata a chi aveva soldi, in effetti si parlava di cifre che superavano i 20-30 milioni, insostenibili per persone come noi. Ricordo che ci parve la sola strada possibile, la sola che avrebbe almeno in parte sanato il nostro desiderio di famiglia. Dato che non ce la potevamo permettere, accantonammo il desiderio e alla fine accettammo il fatto che non eravamo destinati, insieme, ad avere bambini. Il mio ex anni dopo mi lasciò ed ora ha un bambino suo con la nuova compagna. Io sono ancora qui, senza figli, e sinceramente mi sento di affermare che se a quei tempi avessimo fatto il percorso che volevamo, oggi non saremmo separati. Cosa voglio dire con questo? voglio dire, anzi lo voglio gridare, che questa scelta, come tutte le altre che riguardano la sfera personale, non è discutibile a livello legislativo e forse nemmeno morale. Io credo che invece di giudicare “come” si fanno i figli, uno stato sano dovrebbe vigilare su come si allevano, che tipo di vita gli si da, e dovrebbe fornire le risorse perché tutti i bambini, almeno loro, possano crescere serenamente. E dovrebbe impegnarsi a dare una cultura ai cittadini, una cultura che escluda le intolleranze, che curi le devianze e le credenze assurde, le convinzioni del cavolo e dia informazioni corrette e non inquinate da sciocchi pregiudizi medievali. Il resto verrebbe da solo.

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