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Il presepe a scuola: stacce

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È ormai tra i grandi classici della scuola italiana, sulla stampa e nelle aule: la polemica sui simboli religiosi. L’ultima ha addirittura attirato l’attenzione del presidente del Consiglio, uno che ha un contatto ammirevole con il Paese Reale (®) . 

La storia è simile a molte altre: un preside ritira i crocefissi dalla scuola, poi nega il presepe, perchè la scuola è laica. Critiche delle famiglie, polemiche sulla stampa, Renzi che prende una posizione pop, e poi c’è Salvini, che fa un’analisi sistematica e dichiara:

Regalo ai terroristi

Ora, io non credo che il Matteo felpato arrivi a questa conclusione facendo lo stesso ragionamento che faccio io, però credo che per una volta abbia ragione. Quelli che berciano, ripetendo come un mantra “la scuola è laica”, come se fosse la fine di ogni ragionamento in merito, hanno torto pur dicendo una cosa vera.

Innanzitutto, non è tanto una questione di simboli da imporre. Il problema del crocefisso in classe, ad esempio è che (a) sta lí anche se nessuno in classe lo vuole, e (b) sta lí in posizione sovraordinata, imposta, senza possibilità di mettere nient’altro. Questo dá luogo a comprensibili manifestazioni di intolleranza per reazione, con attriti tra persone di diverso orientamento in luogo alla posizione da prendere. Nella mia classe di liceo si decise per un po’ che il Cristo in croce potesse riposarsi, e cosí stava, sdraiato tra i ganci dell’appendiabiti.

Ovviamente un preside può, se crede, stabilire che per evitare conflitti nelle classi vada evitata ogni tipo di affissione non istituzionale. Decisione noiosa, se si considera che oltre al crocefisso al mare noi avevamo questo:hqdefault

Ad ogni modo, la questione del crocefisso è spinosa perchè possiede i due attributi dell’obbligatorietà e della posizione sovraordinata. Quindi assumiamo che vada bene toglierli, senza aprire a mondi immaginari dove ogni classe fa un po’ il cazzo che pare a chi ci sta dentro.

Torniamo al presepe. Veramente mettere un presepe in una scuola segnala un gravissimo cedimento della laicità, un passo verso la teocrazia, e cosí via? A me non pare. Il presepe è indubbiamente un simbolo cristiano, come lo sono moltissime feste (di sicuro delle feste religiose anche i laici militanti apprezzano il riposo), ma non è scontato che debba essere l’unico esposto, nè che non possa trasmettere messaggi condivisi a prescindere dalla confessione.

Partiamo dai fatti. Ormai non esiste nemmeno piú un vera e propria maggioranza: ogni scuola ha una minoranza cattolica, una minoranza non religiosa, e varie minoranze di altre religioni. Non ci troverei niente di male se ciascuna minoranza avesse la libertà, in date stabilite, di usare lo spazio comune per celebrare le proprie ricorrenze: accendere le candele a chanukkah, mettere il muschio nel presepe, organizzare un banchetto a fine ramadan, e cosí via. Fa parte del ruolo della scuola nella società: educare alle differenze senza annullarle in un nulla censorio, in nome del fatto che ogni appartenenza diversa dalla propria è irrimediabilmente offensiva per se stessi. L’idea opposta è la stessa idea alla base del safe space, nonchè la stessa idea di base di ogni fondamentalista: ció che mi offende non ha diritto di essere manifestato in pubblico. E a volte l’idea si estende al proibirlo in privato. Ecco perchè ha ragione Salvini, anche se non lo sa.

Insomma, l’idea è che a scuola i ragazzini, e le loro famiglie, debbano imparare a dirsi: stacce. Stacce, esistono anche persone con convinzioni profonde molto diverse dalle tue; stacce, a volte sei in minoranza; stacce, se vuoi affermare la tua identità devi fare qualcosa tu, non proibire agli altri di esprimersi. Purtroppo i “progressisti”, non solo italiani, hanno un principio esistenziale diverso: rosico ergo sum. E se rosico, devo intervenire. Non finirà bene.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

4 Comments

  1. Ottima riflessione. Mi piace molto l’idea dello spazio aperto al contributo religioso di chiunque. Ma…
    …come la metteremo quando un ragazzino seguace di Satana chiederà di esporre anche il proprio simbolo religioso, insieme agli altri?
    Se mi dici che glielo lasceremo fare, va benissimo.
    Se mi dici che no, Satana no, allora mi devi spiegare perché.

  2. Finché non si espongono simboli di idee intrinsecamente violente (fascio littorio, svastica, falce e martello) a me va tutto bene. Il limite è quello.

  3. Nella scuola pubblica laica quello che si vuole valga per il presepe deve valere allora per qualsiasi altro simbolo, religioso o non; il problema fondamentale, come detto in questo articolo, è che una ormai minoranza come tante altre ha la pretesa di richiedere obbligatoriamente l’automatismo “mettiamo il presepe a scuola” grazie al fatto che gode di ulteriori privilegi (in primis il crocifisso).
    Ancor prima della legittimità di mettere il presepe a scuola (non discuto che lo sia), bisognerebbe chiedersi: oltre che essere pura esibizione di “identitarismo”, serve a qualcosa la sua presenza a scuola? Ha finalità educative correlate a quelle della scuola?

  4. Che io sappia nelle scuole ci sono bacheche apposite per materiale ideologico, di fede religiosa o commerciale.
    Gli ulteriori spazi in comune andrebbero usati per esporre lavori e attività che abbiano a che fare con la didattica.
    Che poi mettere in piedi presepi o feste di fine ramadam implica utilizzo di tempi e risorse di docenti, bidelli e studenti per cose che nulla hanno a che vedere con la scuola.

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