un blog canaglia

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Il popolo ha sempre ragione?  

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Come noto, la settimana scorsa l’Irlanda ha tenuto un referendum sulla legalizzazione del matrimonio tra cittadini dello stesso sesso. Per la prima volta, la fine della discriminazione è passata non per corti costituzionali o parlamenti, ma per le urne. Naturalmente i sostenitori del matrimonio gay, tra cui chi scrive, hanno accolto positivamente il fatto che una larga maggioranza dei cittadini di un paese come l’Irlanda fossero favorevoli alla legalizzazione. Ma al di là del risultato, che è sicuramente una buona notizia, il fatto che si sia data “al popolo” la facoltà di decidere su una materia che non riguarda tutti i cittadini, ma solo una minoranza di essi, è una cosa buona?
Per come la vedo io, esistono sostanzialmente due categorie di questioni che storicamente sono state risolte tramite referendum. La prima categoria comprende referendum come quello su monarchia o repubblica, quello sull’uso dell’energia nucleare oppure tutti i referendum sulle riforme costituzionali e l’assetto dello Stato. In questa categoria sono sostanzialmente comprese questioni che riguardano tutti, nel senso che non si può mantenere la monarchia per i monarchici e la repubblica per i repubblicani come non si può avere le centrali nucleari per qualcuno e per qualcun altro no né si può abolire il Senato solo per qualcuno.
La seconda categoria di questioni comprende cose come il divorzio, l’aborto, la fecondazione assistita e anche la legalizzazione dei matrimoni gay. Le questioni affrontate in questi referendum non sono questioni su cui bisogna decidere un assetto vincolante per tutti. Se il divorzio diventa legale, chi è contrario al divorzio potrà continuare a non divorziare, se abortire diventa legale, chi è contrario può comunque decidere di non farlo. Allo stesso modo, legalizzare i matrimoni gay non comporta alcun adattamento da parte di chi non è gay.
Ma se così stanno le cose, è davvero giusto mettere ai voti della maggioranza la permanenza di una una discriminazione verso una minoranza? Se nel 1968 gli Stati Uniti avessero messo ai voti la fine della segregazione razziale, siamo sicuri che il risultato sarebbe stato un sì? E se non lo fosse stato, il risultato avrebbe legittimato la continuazione della segregazione?
Nonostante i referendum della seconda categoria abbiano spesso (ma non sempre) dato risultati che tutelano i diritti di tutti, è molto pericoloso invocare la consacrazione da parte del popolo su qualsiasi questione, anche quelle che non lo riguardano per nulla.

 

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

15 Comments

  1. quoto su tutta la linea. E’ la stessa cosa che mi ha dato fastidio, al di là della gioia per il risultato e per le arrampicate sugli specchi dei talebani italiani.

  2. Chi scrive non trova curioso che siano stati soprattutto i radicali italiani a supportare i referedendum che adesso considera “pericolosi”? 🙂

  3. Addirittura consultare il popolo è diventato “molto pericoloso”? Io non vedo tutto questo pericolo, per me il popolo si può e si deve esprimere su quante più questioni sia possibile, dai massimi sistemi alle minime minchiate. Una volta la chiamavano democrazia, prima che il significato venisse ribaltato con la semplice aggiunta di “rappresentativa”.
    Ma non serve un referendum per conoscere la volontà del popolo, sulla maggior parte delle questioni la si conosce già, ma tanto conta come il due di briscola.
    Se nel ’68 gli americani fossero andati a votare e avessero deciso che volevano rimettere le catene agli schiavi, avrebbero potuto farlo. Ma non l’hanno fatto, qualcosa vorrà pur dire.

  4. “Ma se così stanno le cose, è davvero giusto mettere ai voti della maggioranza la permanenza di una una discriminazione verso una minoranza?”

    Se il punto è la responsabilità dei (potenziali) votanti nei riguardi di un diritto il cui esercizio non li coinvolge direttamente, il problema non riguarda solo maggioranze e minoranze, ma si pone innanzitutto in termini individuali: in un ordinamento liberale, infatti, i diritti riguardano gli individui, non le categorie. Potremmo per esempio chiederci se sia giusto che, data una maggioranza che è sposata o ambisce a sposarsi nella popolazione x, la possibilità di votare pro o contro il divorzio sia accessibile anche a chi rifiuta per principio il matrimonio. Il fatto che questi ultimi costituiscano una minoranza non cambia nulla, riguardo alla questione del coinvolgimento nelle conseguenze del voto: che ricadranno comunque sui singoli, molto più e molto prima che su un gruppo.
    Direi che questo post mette in discussione l’istituto del referendum tout court, più che l’opportunità di una specifica consultazione.

  5. Il diritto al matrimonio per gli omosessuali e’ parte del diritto naturale, cioe’ dei diritti inalienabili propri dell’essere umano. dato che pero’ il diritto naturale non fa testo, ma fa testo la legislatura, il tuo discorso e’ teoricamente corretto, ma praticamente inapplicabile.

    Le “rivoluzioni” politiche sono sempre di molto successive alle “rivoluzioni” sociali. Cioe’ un diritto considerato normale a livello sociale viene politicamente concesso molto piu’ tardi, perche’ il politico teme di perdere voti e fisiologicamente non fa la mossa azzardata.

    Pertanto ben vengano referendum di questo tipo, perche’ accellerano processi che politicamente verrebbero messi in stand-by ancora per anni.

  6. Prendo atto che per La Missiaia l’istituzione del Referendum (per persone intelligenti) andrebbe eliminata. Avanti un altro.

  7. L’autrice capovolge il senso storico del plebiscito; nell’ antica Roma i concilia plebis prendevano decisioni che riguardava la plebe, mentre le questioni imperiali rimanevano un’esclusività del Senato. Oggi addirittura invece si pensa che il popolo debba decidere su questioni nazionali, mentre lo Stato deve mettere il naso nelle vicende quotidiane senza lasciare la decisione alla popolazione?
    E perchè non dovrebbe interessare al popolo che le coppie omosessuali abbiano pari diritti della famiglia naturale? Che possano addirittura adottare bambini? Adottare un bambino è un “affare privato”?
    L’ Irlanda tra l’altro aveva già fatto una legge sulle coppie di fatto, e anche sull’adozione dei bambini da parte delle coppie omo, questo referendum aggiunge poco di più arrivando alla completa uguaglianza. Tutta questa “felicità” è creata ad arte, son tutti ipnotizzati dai media; in realtà ai “promoter” interessa soprattutto la distruzione della nostra civiltà, e qui c’è pure chi sogna di imporre i costumi senza consultazione plebiscitaria. I liberal sinistrati di oggi non fanno altro che un proseguire l’agenda del partito comunista.
    http://www.citizenreviewonline.org/2010/Jun/communism.html
    https://www.youtube.com/watch?v=NJEnrzJGu6E

    • LOL, il complotto gaio-comunista… Da dove salta fuori questa stronzata? Comunque è facile da smontare: la persecuzione degli omosessuali fu durissima nell’Unione Sovietica di Stalin, nella Cina comunista di Mao e pure nella Cuba di Castro. L’omosessualità veniva considerata “controrivoluzionaria”, un segno esplicito di “decadenza borghese” e gli omosessuali venivano addirittura considerati “agenti dell’imperialismo”… Come vedi, anche Stalin, Mao e Castro temevano che i gay avrebbero distrutto la loro civiltà… Sei in buona compagnia!

      Castro poi ha riconosciuto l’errore, tu invece sei rimasto fermo a 50 anni fa, ancora in guerra contro froci e comunisti, come un reduce giapponese che si ostina a rimanere nella giungla…

      La nostra civiltà si è evoluta. Al contrario di te.

      • Certo, ma dillo agli attivisti di sinistra che sfilano con falce e martello e il Che invocando il matrimonio omosessuale 😉 Più che evoluzione umana è un’evoluzione della sovversività. Spingono opportunamente qualsiasi cosa che mini la nostra cultura, omosessuali, musulmani, clandestini, nomadi, criminali e non gliene importa nulla che queste cose siano in contraddizione, basta che siano anti-italiani e anti-occidentali.

        • In che modo il matrimonio omosessuale sarebbe “anti-occidentale”, scusa? Non so se ci hai fatto caso, ma quella cosiddetta occidentale è praticamente l’unica società al mondo tollerante verso gli omosessuali, e neanche più di tanto, peraltro, dipende da dove, comunque niente di paragonabile al posto che occupano gli omosessuali in culture come quella araba, russa, cinese, indiana, musulmana in generale, insomma nel resto del mondo o poco meno, tranne il brasile, che non fa parte dell’occidente ed è abbastanza grande per poter avere una sua “cultura”, per così dire.
          E poi, mica tutti ragionano per partito preso, come sembri invece fare tu.

  8. 23. Control art critics and directors of art museums. “Our plan is to promote ugliness, repulsive, meaningless art.”
    24. Eliminate all laws governing obscenity by calling them “censorship” and a violation of free speech and free press.
    25. Break down cultural standards of morality by promoting pornography and obscenity in books, magazines, motion pictures, radio, and TV.
    26. Present homosexuality, degeneracy and promiscuity as “normal, natural, healthy.”

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