un blog canaglia

Il popolo del web, maieuta delle fregnacce

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Vediamo se ho capito: quest’oggi il popolo del web è “in rivolta” (l’avrò letto sei o sette volte in cinque minuti, nei posti più disparati) a causa di un “articolo choc” nel quale si sostiene che l’ONU vuole introdurre la pedofilia e l’omosessualità come metodi pedagogici per i bambini, che l’OMS intende promuovere la masturbazione nella scuola materna l’omosessualità nei più piccini, e che l’approvazione del DDL Scalfarotto condurrà alla rieducazione in campi LGBT.
Clamoroso, nevvero? Voglio dire, e lo dico senza alcuna ironia: in sé e per sé è roba a dir poco allarmante.
Senonché, viene fuori che il corsivo in questione, firmato nientepopodimeno che da Cristina Zaccanti, insegnante del liceo classico Carlo Botta di Ivrea, è apparso ri-nientepopodimeno che sul bollettino parrocchiale di Rivarolo, ridente cittadina il cui parroco, all’uopo intervistato, ha immediatamente dichiarato che le opinioni dell’autrice sono state espresse a titolo personale e non rispecchiano l’opinione di tutta la comunità dei credenti rivarolesi.
Ora, io mi domando e dico: voi vi rendete conto, sì? Stiamo parlando del bollettino parrocchiale di un posto che conta poco più di dodicimila anime. Voglio dire: se riuscissimo a procurarceli tutti, i bollettini parrocchiali del paese, e li spulciassimo ad uno ad uno con un minimo di attenzione, avete una vaga idea di quante fregnacce ci troveremmo dentro? Siamo in grado, dico io, di parametrare non solo la portata della nostra “indignazione”, ma ancora prima la nostra attenzione, all’effettiva importanza di ciò che ne forma oggetto?
Oppure, come mi pare accade sempre più spesso, saliviamo pavlovianamente appena leggiamo le parole “choc”, “clamoroso”, “inaudito”, senza neppure domandarci se quello di cui parliamo è dotato dei requisiti minimali per sancire non dico la sua rilevanza, ma addirittura la sua sostanziale esistenza?
Purtroppo, mi pare che sia proprio così. Saliviamo, e saliviamo di brutto.
La realtà, quella vera, è che l’articolo (sic) della signora Zaccanti di fatto non esisteva, prima che il web decidesse di entrare nel mood “rivolta”, e che sia stata proprio la “rivolta”, per così dire, a darlo effettivamente dato alla luce, ché altrimenti l’avrebbero letto in tre, sul cesso, distratti dal pensiero della cena, della tinta venuta male e della frizione della macchina da rifare; mentre oggi, grazie all’ondata di “indignazione” del “popolo del web”, di quell’articolo abbiamo avuto notizia in molti. Meglio, in troppi.
Suvvia, ragazzi, facciamo un favore a noi stessi: vediamo, ove possibile, di occuparci di cose serie.
E piantiamola, di fare i maieuti con i deliri del primo che passa.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

6 Comments

  1. ahahah .. non l’avevo ancora letta… pazzesco, grazie della segnalazione.
    che poi rido… qualche ora fa qui davanti a me si discuteva sulle politiche di immigrazione basandosi su notizie prese da facebook, non dico altro…

  2. No, aspetta, questo caso è molto diverso da quello di “Chi”, perché qui stiamo parlando di complottismo! Tra l’altro in una chiave talmente allucinante che la cosa è comunque spettacolare e comica, capisco chi ha dato la stura alle trombe. Ma oltre che comica, è inquietante.
    Ora, il fatto è che secondo me di gente così ne sono piene strade e cappelle, è comunque un fenomeno notevole. Voglio ricordare che all’epoca di Unabomber, quando misero sui giornali le lettere di quello scoppiato per vedere se qualcuno lo riconosceva, gli risposero a migliaia dicendo “Ah sì, cavolo, mio cognato/fratello/zio/amico/vicino dice proprio quelle cose, uguali!”
    Gli investigatori rimasero di sasso, mezza america pareva eversiva e psicotica.
    Secondo, anche mezza italia.

  3. Ma infatti. Io me ne sbatto alla stragrande se tagliano la testa ad un pirla freelance che è voluto andare a suo rischio e pericolo in mezzo al casino per raccontarci il bollettino parrocchiale di Kobane…
    Se non l’avessimo saputo non ci sarebbe stato nessun bordello nè mediatico, nè in rete.
    Ah, ma c’è un problema; la globalizzazione. Anche quella delle notizie. Che sfiga!
    Ma non si può tornare alle “comari di quel rione che contemplavano l’animale non dico dove, non dico come”?
    Magari!
    Purtroppo tutte le evoluzioni portano con sè nuove situazioni e quindi ora bisogna gestire anche quella della visibilità delle cagate in rete e del rilancio mediatico amplificato delle stesse.
    Se vogliamo che il Mondo si indigni per un testa mozzata, allora dobbiamo anche accettare che qualche migliaio di babbeones con l’hobby del peering dal buco della serratura sbavi per una diatriba tra un parroco con l’Alzheimer ed il suo parrocchiano incappato sul sito dell’ONU per aver sbagliato di digitare ANO su youporn.

  4. Ah beh, se l’hai letto 5 o 6 volte nei posti più disparati allora è una rivolta seria… oppure dovresti trovare un lavoro e farlo invece che coglionare in rete

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