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Il parrucchicidio

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Tanto tempo fa un ardito volenteroso spiegò le vele ai mari aperti della politica. Percorse i cinquecento metri che separano via di Torre Argentina da via del Plebiscito e, come uno Schettino qualsiasi, si trovò incagliato a un’isola azzurra. Non gli andò poi così male: lì ebbe la sua sabbietta e gli grattarono il pancino. Grato, ricambiò con le fusa del caso.
Questo, almeno, si vedeva da lontano. Le cose però non stavano così e un autorevole esegeta spiegò che il volenteroso non era andato casualmente alla deriva: la rotta era precisa quanto il conseguente disegno politico, che si sarebbe concretizzato abbracciando Berlusconi fino alla sua morte per poi occuparne lo spazio politico. Eroi giovani e imbelli.
Sono passati anni e il volenteroso, nonostante gli sforzi di Neri Marcorè, è stato dimenticato. E uguale sorte è toccata all’autorevole esegeta. Poi, d’improvviso, Fitto. E la promessa di una terza vita, di una quarta Repubblica, di una quinta essenza. La fragranza del parrucchicidio.

3 Comments

  1. … qualcuno la mattina si alza, si guarda alla specchio e pensa: non so fare un cazzo, ma proprio un cazzo di niente! Cosa fare allora? Beh magari mi posso dedicare a succhiarlo a qualcuno in cambio della pagnotta.
    Sic et simpliciter.
    E il bello è che il pudore non sanno neppure dove abbia domicilio.

    Scarto (11, 9)

    “Il mammario orifizio di una sesta,
    più che della norma anch’esso ampio,
    ora “lo” rimuovi, tanto basta,
    ed otterrai il viscidone empio!”

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