Il mistero del messaggio

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Per quale ragione un libro che parla di sadomasochismo, sia pure in versione edulcorata, vende nei soli Stati Uniti 25 milioni di copie in quattro mesi (incassi per 150 milioni di dollari), mentre è attualmente disponibile in Italia praticamente dappertutto, supermercati ed autogrill inclusi? Premetto che questa non è una recensione: il libro non l’ho letto, e, benché mi abbia sfiorato in più di una occasione l’impulso di acquistarne una copia, ho sempre resistito. Non (solo) per snobismo, ma solo perché il tempo è limitato ed è bene farne buon uso. E poi mi pesano i soldi spesi in libri che si rivelano di cattiva qualità.

Con il caveat importante di cui sopra, mi limito ad un unico commento: trovo sorprendente che una versione leggermente pepata di Cenerentola possa guadagnarsi, in pieni anni Duemila, un’utenza tanto vasta, tanto velocemente. Se non capisco male, qui si parla di un lui ultra-figo (bello, giovane, ricco, perverso, mai un pedicello) che conduce mano nella mano una patetica e malaccorta giovincella su per la scala dell’emancipazione sessuale e, par di capire, sociale, gradino dopo gradino. A parte l’incredibile spendita di luoghi comuni in grado di irritare anche il più ingenuo dei lettori, a occhio e croce, il succo della cosa è: la donna è un tenero gattino che ha bisogno di essere dominata dal maschio alfa per arrivare da qualche parte (a letto o in carriera, poco importa). Deprimente. E chiudo la parentesi.

Ciò su cui mi interrogo, però è altro. Qual è il quid che rende mainstream un romanzetto che quando ero piccolo sarebbe stato relegato nell’area “adulti” dell’edicola a far compagnia a “Il caldo ventre della mamma” ed altri capolavori “Serie Rossa”? C’è chi tira in ballo la faccenda di internet: dato che il primo volume ha visto la luce a maggio del 2011 nella lontana (territorialmente, culturalmente) Australia come e-book (ed eventualmente “print-on-demand”), gli effetti del passaparola sarebbero stati moltiplicati esponenzialmente dal fatto che il testo era di fatto disponibile in tutto il mondo in tempo reale, pronto per essere divorato da tutte le pruriginose signore che parlano inglese.

Non mi convince troppo, questa tesi. Provi qualsiasi altro scrittore sconosciuto a fare la stessa cosa. I Radiohead hanno venduto uno dei loro dischi direttamente sulla Rete, permettendosi pure di farlo ad offerta libera (anche zero dollari / sterline / euro andava bene): ci provi qualsiasi altro gruppo, talentuoso che sia.

Immagino vi siano migliaia di scrittori di storie erotiche / pornografiche che muoiono di fame, c’è solo una E.L. James. Così come ci sono migliaia di scrittori di fantasy, ed una sola mamma di Harry Potter (150 milioni di libri venduti!!!). Nel pezzo citato su The Atlantic, si parla, per contrasto, del “caso” Stieg Larsson: “ben” 4 anni per vendere “sole” 20 milioni di copie (e il cuore del povero scrittore nel frattempo si era fermato per sempre…). Un successo enorme, visto dal nostro lato dell’Oceano, dato che prima di Larsson non so quanto fossero popolari in Italia gli scrittori svedesi (o nordici in genere): che è stato il preludio di una felice invasione di altri giallisti norvegesi, finlandesi, islandesi, alcuni notevoli, altri (inevitabilmente) tradotti e pubblicati solo per fare soldi.

Quello che vorrei dire è che la qualità del prodotto culturale non è essenziale, certe volte nemmeno necessaria: altrimenti come spiegare Madonna ieri e  Lady Gaga oggi? Forse il segreto degli autori che vendono milioni di pezzi è quello di portare al livello popolare qualcosa che si trova per così dire su uno scaffale poco frequentato, di difficile accesso per i pigri o per coloro che non hanno potuto godere del privilegio del coltivare una cultura, in quanto troppo impegnati a sopravvivere. Non so, Rowling ha popolarizzato miti antichi e roba alla Signore degli Anelli, che rischia sempre di finire in mano a fasci e cattolici oltranzisti. Radiohead hanno portato al mio livello suoni diversi, di fatto costringendomi a sentire roba che obiettivamente rock non è; E.L. James ha sdoganato il SM, riuscendo nell’improbo ed impensabile risultato di confezionare un’emozione fortina a buon mercato. Larsson, beh, questo lo sanno tutti: Larsson ha creato Lisbeth Salander.

 

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

1 Comment

  1. “Rowling ha popolarizzato miti antichi e roba alla Signore degli Anelli”. Non sono fascio, né cattolico, né oltranzista di qualsivoglia -ismo, ma questa affermazione mi sembra decisamente azzardata. Tolkien si starà rivoltando nel Walhalla…

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