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Il femminismo delle riserve protette

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Stai a vedere che in un paese nel quale avere un bambino significa o chiudersi in casa per accudirlo personalmente, rinunciando quasi del tutto al lavoro, oppure investire cifre da capogiro per pagare uno straccio di asilo nido distante chilometri da casa; nel quale l’assistenza alla maternità si riduce alla possibilità di non andare al lavoro per qualche mese, ma non si degna di fornire strumenti concreti per non dover scegliere tra fare la madre e proseguire la carriera; nel quale per una donna è un problemaccio perfino esercitare l’elementare diritto di disporre del proprio corpo, decidendo se e come accedere alla fecondazione assistita, se e come proseguire o interrompere una gravidanza, perfino se e come avvalersi della contraccezione; ecco, stai a vedere che in un paese come questo il fatto che le donne non riescano ad assumere ruoli di vertice nella politica, nell’impresa o nel mondo accademico si deve alla mancanza di una legge che imponga la “parità di genere” o le “quote rosa”.
Invece parrebbe proprio che il punto sia questo: introdurre una legge che fissi accuratamente le percentuali, risolvere brillantemente il problema a valle e creare una bella riserva protetta nella quale le donne potranno continuare a far finta che vada tutto bene, anzi benone.
Dopodiché, il fatto che stabilire delle quote di genere obbligatorie per legge sia essa stessa una gigantesca discriminazione, che in quanto tale può soltanto aggravare il problema anziché risolverlo, è del tutto irrilevante.
Del resto l’importante è poter continuare a declinare con la consueta pervicacia retorica spiccia, indignazione prêt-à-porter, frasi fatte e luoghi comuni.
Mica affrontare le questioni per davvero.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

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