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Il fascino discreto del nemico immaginato

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Succede che c’è questa bella intervista su il Foglio (sì, persino il Foglio pubblica cose ottime, il mondo è un posto che non cessa mai di stupire). Dicevo, questa bella intervista di Salvatore Merlo a Carlo De Benedetti me la sono goduta tutta.

Trasmette tante “cose” interessanti, sin dall’incipit tra il verista e il voyeuristico dell’ascensore di noce e del maggiordomo in smoking. Insomma ve la  consiglio, anche se, come mi ha fatto notare El Presidente, inizia con la “e” congiunzione, che è una roba da Giovane Holden.

Ora, però c’è una cosa che mi ha colpito molto dell’intervista, e cioè che sostanzialmente è stata condotta da De Benedetti, almeno cosî mi è parso. Cioè, su tante risposte abbastanza apodittiche e tranchant, Merlo avrebbe avuto modo di dire: “No, scusi, Ingegner, non mi pare sia andata proprio così”. E però non lo fa mai.

Eppure è una intervista de il Foglio a De Benedetti, l’editore del giornale che per i foglianti, a volte sfiorando il tic nervoso, rappresenta una specie di Moby Dick, un bersaglio sempreverde. Perché allora Merlo non ne approfitta per affondare un po’ il colpo quando può? Ed evitiamo i “per tenerselo buono” o perché pubblica il giornale dove scrive suo zio, dai, siamo seri.

A me sembra invece che ci sia qualcosa di più profondo, ed è per questo che mi è venuta voglia di scriverne. Dopo aver letto l’intervistà, è da stamattina che cerco di ricordare dove ho letto che “nessuno, più di un comunista, subisce il fascino di una duchessa”.

È possibile che chi fa militanza, specie se militanza contro qualcosa o qualcuno, come il Foglio un po’ fa verso Repubblica, si crea un’immagine di quello contro cui “lotta” che a un certo diviene autonoma dalla cosa o persona concreta contro cui si lotta.  E quando questo succede, incontrare la persona dietro l’idea, vederla in carne e ossa, che respira, parla e si muove autonomamente dall’immagine che ti sei creato, rimani spiazzato e ti affascina, tanto da essere più “molle” di chi questa lotta non la fa. Succede ai comunisti con le duchesse, magari succede anche ai foglianti con gli Ingegneri, che ne sai?

Santé

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

3 Comments

  1. e’ una brutta intervista, piena di aneddoti riciclati (non tutti credibili) e malignita’ gratuite. unica risposta interessante, senza esagerate, quella su marchino. domande incisive nessuna, risposte che facciano riflettere nessuna. al foglio si danno molto il tono di quelli che conoscono la stampa estera: forse dovrebbero leggerla meglio e lasciare i pettegolezzi a dagospia

  2. Anziché cercare spiegazioni profonde, perché non accontentarsi della più semplice? Servilismo e ossequio al potere sono i capisaldi del giornalismo italiano, e l’intervista del Foglio rispetta questa tradizione.

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