un blog canaglia

Il display che ci salva

in società by

Credevo che a preoccuparsi di “tutta questa gente che, per strada, non fa altro che guardare il display del telefonino” fosse solo la mia anziana madre (per la quale, poi, tutti i dispositivi touch sono indistintamente designati con il nome generico di “macchinette”) o qualche giornalista con tendenze luddiste. Invece un tale Gary Turk, che dimostra appena una trentina d’anni, ha realizzato una clip di cinque interminabili minuti dall’eloquente titolo “Look Up” (“Guarda in alto”), il cui obiettivo è proprio dimostrare come la generazione di “dipendenti” da smartphone e tablet stia smarrendo il senso della realtà, pronta come è a barattarla con la connessione virtuale perenne ad un mondo irreale popolato da ombre.

Non entro nel merito della deprimente banalità dei concetti espressi e del modo piatto e schematico con cui Turk argomenta, producendo il prototipo più perfetto di discorso da autobus. Il fatto che la voce narrante si esprima in rime rallenta il manifestarsi dello sbadiglio, senza riuscire ad impedirlo. Il video è stato visto circa cinquanta milioni di volte su YouTube; molti visitatori lo hanno perfino trovato illuminante, apparentemente inconsapevoli che il grido di dolore di Turk arrivi loro sugli stessi media pervasivi che lo privano del discutibile privilegio di poter rimirare il colore dello smalto delle unghie della signorina appollaiata al mancorrente. Non ci fosse stato YouTube, il filmino di Turk sarebbe stato ammannito, dopo cena, ad un consesso dei suoi amici più cari, i quali, nella migliore delle ipotesi, gli avrebbero tributato un’imbarazzata pacca sulle spalle.

Quanto a me, credo proprio che Turk sbagli. Se la persona con cui vi trovate, anziché guardarvi in faccia e dare mostra di ascoltarvi, preferisce smanettare sulla sua “macchinetta”, provate ad ammettere che è la vostra conversazione ad essere poco interessante, prima di credere alla favola secondo cui l’universo mondo è vittima di un malevolo incantesimo. Se in metro, circondati dalla solita umanità che, come voi, ha gli occhi fissi sui propri display e le cuffie sulle orecchie, siete liberi di concludere, con Turk, che stiamo perdendo il contatto con le meraviglie del mondo reale. Oppure anche pensare che una città degradata e una popolazione afflitta non siano un bello spettacolo, e che quindi meriti il nostro convinto plauso ogni tecnologia che consenta l’accesso a qualcosa di diverso: sia un gioco sciocco a base di caramelle o un articolo sul Big Bang, poco importa.

Eppure, secondo Turk, il giovanotto del filmato non avrebbe mai conosciuto la donna della sua vita, se fosse rimasto un compulsivo del touch screen… Non sembra prendere in considerazione la possibilità alternativa che, in quell’incrocio fatale, il giovane anziché incontrare l’anima gemella, faccia invece conoscenza con la terribile Rachel, che gli rovinerà la vita. Non sarebbe stato preferibile, per lui, continuare a chattare con Mary su Facebook?

Turk dovrebbe darsi una calmata: in fondo, interessarsi al proprio device è solo un modo più vario di combattere la noia (reale) che ci procurano la vita e/o le persone di quando in quando.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

8 Comments

  1. “…interessarsi al proprio device è solo un modo più vario di combattere la noia che ci procurano la vita e/o le persone…”

    cena della squadra di calcetto – o della band, è uguale;
    qualcuno si interessa al proprio “device” (secondo me è più efficace la tua “anziana madre” – aggiungo che una mia ex li chiamava “tamagotchi”), e la domanda sarebbe: ma ci sei venuto per sbatterci in faccia la noia che ti procuriamo o per risparmiare due-tre euro sulla bistecca nei meandri del conto alla romana?

    fra le tendenze luddiste e le tendenze burine, me dispiace, tendo a scegliere le prime.

  2. Ci tenevo a rimarcare due punti:
    1) ” in fondo, interessarsi al proprio device è solo un modo più vario di combattere la noia (reale) che ci procurano la vita e/o le persone di quando in quando”.
    Da qualche parte ho letto qualcuno che rivalutava la “noia” come momento positivo e scriveva una cosa del genere, non ricordo bene: “forse al giorno d’oggi si annoia solo un bambino africano in un pomeriggio tra un lavoro e l’altro”.
    Il punto è proprio che siamo diventati estramente efficaci nel combattere la noia. Secondo me, troppo.

    2) Non mi interessa se l’altra persona è noiosa o meno ( ammetto che dipende anche dal motivo per cui mi trovo a parlarci), ma il fatto che io non prenda una “macchinetta” e mi metta a spippolare davanti a lui dipende dall’educazione che ho ricevuto, non dal fascino della sua ars oratoria.

    In sintesi, sono veramente d’accordo con Tusk: sotto gli aspetti dell’educazione, della paura della noia, della superficialità cui queste “macchinette” ci riducono.
    Pur essendo un mezzo nerd di giochi online e non disdegnando di divertirmi su youtube, probabilmente è una conferma che sono vecchio dentro.
    E dalla mia vecchiaia provo un pò di pena per i gggiovani d’oggi.
    Si, sono vecchio dentro, l’ho già detto?

  3. Se sono noioso forse è anche perché dall’altro lato l’unica forma di stimolazione al dialogo è il tik, tak, tik, tak di un malato compulsivo cronico da smartphone, la sua frenesia nel controllare i post o i tweet o la affermazione del proprio voyeurismo facendosi di altri su Facebook.
    Se il mondo forse è noioso è perché alla fine hanno uniformato tutti al prezzo di un canone agevolato con tariffazione fissa di 30€ al mese facendo credere che sia un gadget indispensabile.
    Se tutto sembra noia è perché spiattellare a voce alta i fatti tuoi reiterandoli all’infinito su di un mezzo pubblico mi fanno maturare come unica forma di difesa a questo orgasmo di parole senza senso l’infilarmi un bel paio di auricolari e zittire, o quanto meno attenuare, questo vomitare senza tregua di parole tutte uguali e francamente un po’ deludenti.

    Quindi, viva la noia come unica difesa a questa demenza tecnologica.

  4. Il semplice fatto di dover scrivere “sopra le righe” per dimostrare di essere degni di un blog che si definisce canaglia basterebbe a s-qualificare il Braconi.
    Sta di fatto che fior fior di psicologi e sociologi (per non parlare degli psichiatri) stanno lanciando l’allarme sul rischio che comporta la comunicazione tramite “devices” impersonali e che esclude tutti gli altri canali (visivo, sensoriale, emotivo, gestuale, ormonale, uditivo, feromonale etc etc).
    Il fenomeno dell’hkikomori e del tasso di suici in Giappone (società notoriamente ipertecnologica) la dice lunga; http://www.ilfoglio.it/soloqui/13023
    Mi aggiungo quindi ai tre commenti precedenti nel sottolineare che il Braconi si è sbracato e che stavolta avrebbe fatto meglio ad andare a fare una partita a calcetto con gli amici come suggerisce Marino e come mi sto accingendo a fare io ora. Tusk too much brainy for Braco.

  5. Giorgio,
    più o meno come il collegamento sole-suicidi in Svezia, Goldrake-bambini caduti dai balconi, Videogiochi-stragi nelle scuole USA, oppure IMU-suicidi degli imprenditori?

    eddai correlazione e causalità sono due cose differenti.
    (e si, fior fior di psicologi negli anni ottanta correlavano l’invasione di robottoni giapponesi con le cadute di bambini dai balconi)

  6. calo l’universale nel particolare: io i social li utilizzo come tutti e in effetti fanno passare il tempo e relazionare nei momenti vuoti. non credo che tolgano qualcosa ai rapporti, forse sostituiscono solo inattività con vacuità.
    poi, nel mare di vacuità ogni tanto si trova qualcosa di interessante.
    L’altro giorno, festa in locale trendy, aperitivo in spiaggia, musica house a palla. e tutti a controllare la bacheca. lo facevamo perchè era una situazione estremamente noiosa, non è che la situazione era noiosa perchè ci sono i social.
    Per esempio mi sono soffermato a guardare quante coppie in un locale invece di parlare sono lì a smanettare sul furbofono.
    Non è che prima parlassero ed ora smanettano, prima, semplicemente, avevano lunghi silenzi ed argomenti vacui….

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