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Il Cunto dei Contenti

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“Sono arrivati addirittura con gli elicotteri. Non ti immagini quanti erano. Si tratta di quelli che sono sempre contenti. Hanno cominciato a schiamazzare dall’alba con la parlantina sciolta:

Va tutto bene. Tutti i problemi sono stati risolti. Si vive meglio. Le cose sono migliorate. Tutti quelli che vi parlano di problemi sono degli sfigati. Guardate questo bambino morto! Venite! Toccatelo, è un bambino morto, lo abbiamo appena ucciso noi, non è una cosa brutta, un bambino morto da oggi dovrà essere una cosa bella. Guardate i suoi genitori come sono positivi e contenti che gli abbiamo ucciso l’unico figlio che avevano. Non ne potranno avere altri. Mai più. Eppure sono contenti. Contenti come noi. Ridiamo insieme ad alta voce. Se vedete un bambino morto dovete ridere ed essere contenti. Questa è la vera rivoluzione. L’abbattimento del logos attraverso un finto logos della contentezza. Neuromarketing, ipnomassa e artifizi dialettici senza significato lanciati come colpi di carri armati che distruggano per sempre il significato delle cose e la contingenza spiacevole. Vogliamo che l’infelicità sia e dia contentezza, gioia e serenità.

I Contenti camminavano nell’agglomerato sin da mattina presto. Si aggiravano in gruppi di 5/6 soggetti. Ogni gruppetto distava da quello che lo precedeva 50 metri massimo. Gesticolavano in continuazione. Ridevano. Si strattonavano felici braccia e spalle. Ridevano sempre. Si abbracciavano sempre. Baci, abbracci e complimenti reciproci. Urlavano dicendo che questo è lo spirito sbrigativista giusto. La contentezza. Non i problemi. Contentezza. Contentezza. Contentezza. Contentezza. Contentezza. Contentezza. Contentezza. Positività e sbrigativismo. Positività e sbrigativismo. Positività e sbrigativismo. Positività e sbrigativismo. Positività e sbrigativismo. Ottimismo. Ottimismo. Ottimismo. Ottimismo. Ottimismo. Ottimismo. Ottimismo. Ottimismo.

La prima raffica colpì tre di loro. Era stato X. che aveva deciso di verificare a che punto fosse il suo livello di mira. Puntò quello più asimmetricamente distante dalla sua veranda, ma centrò precisamente l’ obbiettivo principale, un Contento abbronzato dal primo sole estivo. Fu un attimo. BUM. Mezzo secondo di silenzio. Poi la contentezza si riattivò tra i Contenti.

X. corse subito per andare a vedere da vicino. Tutti i Contenti erano contenti di vederlo arrivare felice e trionfante. Il corpo con la testa squarciata dagli spari giaceva a terra. X. arrivò e tutti i Contenti lo abbracciarono. Anche X. li abbracciava. Urla di gioia e complimenti infiniti. X. era davvero contento, tutti fieri di lui, gli stringevano la mano e gli chiedevano informazioni tecniche sul fucile mitragliatore che si era portato dietro. Passandolo ad uno molto Contento, X. gli disse “aspetta, adesso ti faccio vedere anche la mia pistola”. Era una Walther P38 Parabellum. Bella. Lucida. Il tipo la guardava contento come anche gli altri del gruppetto. Mentre guardavano, X., contento e felice, cominciò a sparare su di loro. Allo stomaco di uno, alla faccia di un altro, alle palle ed alla testa di un altro ancora. Cadevano a terra contenti. Erano felici. Tutto andava bene. Poi si girò verso quello che teneva il fucile. Lo guardava felice e contento, con piglio ottimistico e ghigno pieno di furbizia e positività: “hai visto come è bella la mia pistola? Come funziona bene? E’ tutto bello e positivo”, per poi lanciargli contro un intero caricatore.

Mentre X. raccoglieva il suo fucile mitragliatore ed osservava i cadaveri appena caduti sotto i suoi colpi, anche gli altri gruppetti di Contenti erano stati aggrediti con reciproca contentezza, positività ed ottimismo, gioia e speranza. La carneficina era iniziata. I corpi dei Contenti venivano squartati con asce e mannaie. Ci stavano a terra teste mozzate di donne Contente che ancora ridevano per la speranza e la contentezza. Mannaie, falci e macheti tagliavano qualsiasi pezzo di carne capitasse sotto tiro. Picconate sfracellavano capi e cervelli. La contentezza nell’aria era oramai un uragano di gioia e felicità. Finalmente la percezione era quella giusta. Era bello vedere quegli esseri contenti che correvano cercando di non farsi prendere dagli inseguitori che miravano con le pistole per colpirli uno ad uno come un gioco di bambini.

Le cose erano migliorate. I cadaveri per terra erano cosa buona. Quelli dell’agglomerato si sentivano bene nel trucidare senza pietà alcuna i Contenti. Questo era un bene perchè era ciò che i Contenti erano venuti a predicare: attitudine alla contentezza diffusa. Che poi questa si fosse manifestata in sangue e corpi ammazzati per le strade per loro non aveva tanta importanza. A loro interessava l’attitudine e la funzionalità, non il significato.

I Contenti con le gambe amputate tramite accette e seghe a serramanico urlavano la loro contentezza a squarciagola. Troppo contenti. Era la cosa più bella che fosse mai capitata in tutta la loro vita. Altri Contenti sfuggiti alla contentezza della mattanza che aveva contagiato tutto l’agglomerato, arrivati agli elicotteri alzarono le mani contenti e si girarono verso gli ultimi inseguitori:”allora ragazzi, basta così, è stato un bel gioco, ora dobbiamo andare. E’ bello vedere che le cose vanno meglio…” BUM BUM BUM. Il contento non finì di parlare che una raffica del fucile mitragliatore di X. gli aveva fracassato la parte sinistra del viso e fatto volare l’orecchio a 25 metri di distanza. Come X. cominciarono a sparare anche gli altri. Quei pochi Contenti che non venivano abbattuti dai proiettili, con una contentezza e positività addosso mai provata, si precipitavano contenti con la parlantina sciolta e positiva verso gli elicotteri dove i piloti, Contenti anche loro, avevano già avviato i motori e si preparavano a spiccare il volo, pronti a svignarsela contenti il prima possibile.

Gli elicotteri, raccolti gli ultimi Contenti sopravvissuti alla carneficina, si alzarono in volo verso il cielo azzurro, limpido e trasparente come non lo era mai stato. Giù, invece, il colore delle strade dell’agglomerato era il rosso del sangue versato. Le cose stavano davvero andando meglio. La contentezza era stata davvero contagiosa.

“Sono arrivati addirittura con gli elicotteri. Non ti immagini quanti erano. Erano contenti. Avevano una parlantina sciolta che nemmeno ti dico… Solo che così come sono arrivati, i pochi che non sono stati abbattuti, così se ne sono andati.”

Soundtrack1:‘Tirami una rete’, Banco del Mutuo Soccorso

Soundtrack2:‘Banquet’, Bloc Party

Soundtrack3:‘Enjoy the silence’, Lacuna Coil

Soundtrack4:‘Seth light’, Obake

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