un blog canaglia

Il culto della tough girl

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Stasera sono in vena di confidenze, per cui, tanto vale vuotare il sacco: sono appassionato di film d’azione, ed in particolare quelli in cui la protagonista è una donna. Questa strana perversione mi porta a frequentare film di serie B, oppure film di produzione imponente ma privi di senso.

Mi è di un certo conforto sapere che la mia deformazione non è un caso isolato: oltre ai numerosi adepti del culto segreto della femmina spacca-culi (kick-ass chick), al fenomeno si è interessata, in modo ovviamente molto più asettico, anche Katy Gilpatric della Kaplan University (USA). Gilpatric, dopo aver analizzato quei 112 tra i 300 film d’azione usciti tra il 1991 e il 2005 in cui la protagonista era una donna, ha emesso un infausto verdetto: “la gran parte dei personaggi d’azione femminili visti al cinema non sono figure di empowerment. Infatti, il personaggio femminile tipico di questi film è di razza bianca, dotato di istruzione superiore e nubile. Queste donne vengono coinvolte in un tipo di violenza tipicamente maschile [ah, anche la violenza ha un genere? mah! NdR], dal momento che lottano soprattutto contro uomini e stranieri, usano armi e provocano alti livelli di distruzione, pur mantenendosi fedeli ai più comuni stereotipi femminili grazie al loro ruolo sottomesso e al coinvolgimento in un legame sentimentale con il maschio dominante”.

Ora, il trittico dei personaggi che meglio rispondono alla mia inclinazione per le donne del cinema dotate di “capacità di lotta superiori, intenzioni letali ed appassionate di cuoio nero” ci sono: 1) Alice dei vari Resident Evil; 2) Abigail Whistler di Blade Trinity; 3) Selene di Underworld (per lei ho cercato di vedere tutto il film, o per lo meno di guardarlo fino alla sequenza in cui si sente The Love Song dei Marilyn Manson, ma non ce l’ho ancora fatta…) Non ho citato Beatrix Kiddo di Kill Bill, né Nikita dell’omonimo film di Besson. Si tratta di due film di alta qualità, ma nei quali i distinguo della Gilpatric sono ben visibili: Beatrix, infatti, è nei guai per essere stata la donna del potente Bill (ha un figlio, in effetti, anche se lo scopre abbastanza tardi); Nikita è fuori target, in quanto la sua violenza le appartiene quanto una stretta di mano appartiene al guanto che la riveste: il suo corpo e la sua mente sono solo lo strumento della violenza di un uomo e dello stato. Curiosamente in questo caso i film di qualità sembrano in qualche modo essere più proni ai luoghi comuni sessisti della immondizia di cassetta.

Ma torniamo alla mia preferita, Alice: è vero che usa bene tutte le armi possibili (il fucile a canne mozze di Afterlife le sta un amore) e che produce tanti danni, ma secondo me è un’eroina positiva: non fa smancerie, non si capisce se ami qualcuno o no, in ogni caso non è succube dei suoi sentimenti, ammazza un mucchio di mostri e di cattivi, salva le chiappe di un mucchio di sopravvissuti, accoglie le sfide più assurde ed in particolare protegge una giovane che, ci scommetto, sarà la sua erede. Alice, insomma, mi pare un buon esempio di empowerment femminile. Gilpatric, che pure deve aver visto il primo ed il secondo film della serie, non isola questo film dalla massa degli altri. Però avrebbe dovuto farlo.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

7 Comments

  1. “Stasera sono in vena di confidenze, per cui, tanto vale vuotare il sacco: sono appassionato di film d’azione…”

    Ho smesso di leggere dopo questa frase.

        • 1) Ci si può divertire anche con cose di bassa qualità; 2) C’è chi in qualche università crede di poter attribuire un sesso alla violenza (e farla franca); 3) Alice come personaggio mi pare più resiliente alle critiche di quanto possano essere eroine di film ben più belli e strutturati di Resident Evil; 4) La studiosa non ha isolato il caso di Resident Evil e forse avrebbe dovuto. In ogni caso, il tuo commento significa che tutte queste cose (magari banali) che ho in mente non le ho dette per niente bene. Ne prendo nota per il futuro. Grazie per il commento.

  2. argomento interessante, e anche molto, per un appassionato di cinema di genere… del resto è uno stereotipo accettato piuttosto comunemente il fatto che la donna compaia sempre e comunque come sottomessa, ma andarlo a descrivere addirittura in un articolo scientifico mi pare un po’ eccessivo… del resto si tratta in molti casi di manipolazioni, basti pensare ad un film di azione anni 70 come “Milano calibro 9” nel quale il personaggio della Bouchet, al di là dell’apparenza (e dell’avvenenza) fisica, finisce per essere la vera chiave dell’intera vicenda. Certo è che, a mio umile parere, discorsi annessi al sessismo andrebbero applicati a contesti reali più che ad opere di finzione, peggio che peggio se si tratta di film che dichiaratamente vanno a stuzzicare l’immaginario voyeouristico… bah, non tutti il cinema è uguale e non tutte le pubblicazioni sono di qualità, alla fine.

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